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Scuola di Medicina, i sindacati: "Non è la soluzione. Per coprire il deficit di personale servono migliori contratti, il Not e più investimenti"

Dopo la storica firma da parte dei rettori delle Università di Trento e Verona del documento che istituisce la Scuola di Medicina interateneo, i sindacati sono intervenuti per sostenere che quella non sia la soluzione per risolvere il problema della cronica mancanza di personale sanitaria negli ospedali trentini. "Per attrarre i medici servono il Not, miglioramenti contrattuali, borse di specializzazione, investimenti"

Pubblicato il - 17 luglio 2020 - 13:21

TRENTO. “Per coprire i posti vacanti nel cronico deficit di personale sanitario, la Scuola di Medicina non rappresenta la soluzione”. È questo il pensiero di Cgil, Cisl e Uil, dopo che nei giorni scorsi, con la firma dell'accordo tra Università di Trento ed Università di Verona, i rettori Pier Francesco Nocini e Paolo Collini avevano sancito la nascita ufficiale della prima Scuola di Medicina interateneo in Italia, con cui dall'anno accademico 2020/2021 anche il capoluogo trentino avrà i suoi primi 60 studenti di medicina.

 

Considerandolo comunque un primo passo, “successo per l'Università trentina perché ne amplia l'offerta formativa”, per i segretari confederali trentini Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) la strada da percorrere non è questa. “Si tratta di un importante tassello, anche se molto costoso – scrivono in una nota congiunta – nella strategia di ulteriore sviluppo dell'offerta formativa della nostra Università, che anche quest'anno di conferma ai vertici della classifica nazionale tra i 'medi' atenei”.

 

La Facoltà di Medicina – continuano – non rappresenta però la soluzione. Per coprire i posti vacanti sul nostro territorio serve istituire un numero maggiore di borse di specializzazione per giovani medici laureati che poi dovrebbero prestare servizio nelle nostre strutture. Solo in questo modo saremo in grado di attrarre giovani medici e dare risposte alla comunità”.

 

Garanzie contrattuali e di crescita professionale e valorizzazione del personale e delle sue competenze diviene poi un'altra questione indicata come prioritaria dai tre sindacati. “In questo quadro anche il Not con reparti di alta specializzazione potrà fungere da attrattore per qualificati professionisti sanitari. Servono poi ingenti investimenti in innovazione e in telemedicina e teleassistenza per mettere a frutto le competenze di specialisti sia nel campo della diagnostica che in quelli della cura. Per fare tutto questo servirebbe un progetto almeno regionale che oggi manca”.

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