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In Trentino mancano medici e infermieri, il direttore dell'Apss: ''Scuola di Medicina? Non potrà fornirci sufficienti professionisti''

Sul tema della carenza di infermieri la responsabile dell’area cure primarie Simona Sforzin ha spiegato come anche per gli infermieri come per i medici occorre far scoprire che lavorare in Trentino può dare opportunità sia a livello professionale che a livello personale

Di G.Fin - 08 giugno 2021 - 09:54

TRENTO. “Noi oggi abbiamo in Apss 326 medici di medicina generale. Di questi, più di 90 hanno già compiuto 65 anni. Quindi andiamo incontro ad una situazione nella quale non saremo in grado di sostituirli tutti”. A lanciare l'allarme sulla carenza di medici in Trentino e non solo è il direttore generale dell'Azienda sanitari Pierpaolo Benetollo nel corso dell'audizione della IV Commissione provinciale alla quale ha preso parte anche l'assessora Stefania Segnana.

 

Nel corso dell'audizione il direttore generale ha toccato lo spinoso problema della carenza di medici sul nostro territorio. Una questione che ormai va avanti da diverso tempo.

 

Per Benetollo non solo la difficoltà nel sostituire i medici che andranno in pensione ma anche il fatto che “La nuova Scuola di Medicina potrà fornirci nei prossimi anni un sufficiente numero di medici di medicina generale. Occorre – ha spiegato - lavorare subito su questo problema che, certo, non riguarda solo il Trentino. Nel prossimo futuro vi sarà una forte competizione sulla risorsa medico a livello nazionale. Per questo nel piano strategico 2021-2025 ci siamo posti il tema di come organizzarci per attirare e trattenere i professionisti. Non ci aspettiamo di risolvere il problema ma questo sforzo farà la differenza”.

 

Un ‘altra questione che riguarda il futuro della sanità trentina richiamata dal direttore dell’Apss è su come fare passi avanti nell’organizzazione della medicina convenzionata. La situazione è rimasta bloccata negli ultimi anni e ora va trovata la chiave per andare nelle direzioni conseguenti sia alle aspirazioni dei medici che all’evoluzione della medicina moderna. “Il ragionamento che stiamo sviluppando è quello della rete professionale locale. L’idea di base è riconoscere la rilevanza di queste reti di professionisti che in ciascun territorio rispondono alla maggior parte dei problemi di salute dei cittadini. In val di Non abbiamo già 18 medici di medicina di pronto soccorso, 25-30 medici di medicina e altrettanti infermieri per cure domiciliari. Questi 70-80 professionisti già lavorano insieme e sono la futura risposta alla maggior parte dei problemi di salute della zona. Si tratta di dare rilevanza e peso a questo mattone fondamentale dell’assistenza sanitaria sul territorio. Attorno a questo mattone – ha concluso – andrà costruito tutto il resto”.

 

Nel corso dell'audizione il presidente della Commissione, Claudio Cia, ha posto una domanda anche sulla difficoltà di trovare infermieri nonostante i bandi. “Se è vero che nei prossimi 5 anni andranno in pensione 1.200 infermieri – ha spiegato - visto che vi è un numero chiuso nell’accesso alla scuola infermieri, c’è da capire cosa si sta facendo per evitare di trovarci con una carenza ancora più forte di quella attuale, a maggior ragione se vogliamo sia mantenere gli ospedali efficienti sia investire sulla maggiore presenza di queste figure (infermieri di famiglia e di comunità) sul territorio”.

 

A rispondere a questo tema è stata la responsabile dell’area cure primarie Simona Sforzin che ha spiegato come anche per gli infermieri come per i medici occorre agire su sistemi di reclutamento nel mercato nazionale, perché scoprano che lavorare in Trentino può dare opportunità sia a livello professionale che a livello personale. Tra gli esempi fatti quello della creazione della nuova figura dell’infermiere di comunità destinata a lavorare in parallelo con quella del medico di famiglia. L'obiettivo, ha spiegato Sforzin, è quello di essere attrattivi.

 

Il consigliere provinciale di Futura, Paolo Zanella, ha sottolineato la necessità di puntare anche sulla formazione, rivedendo la quantità dei numeri chiusi e puntando su corsi per gli infermieri più brevi di quelli dei medici. 

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