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Tensione al carcere di Trento, l'allarme del Sappe: ''Un detenuto ha minacciato di morte e aggredito gli agenti''

Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio, un agente è stato portato al Pronto Soccorso 

Pubblicato il - 08 maggio 2020 - 10:11

TRENTO. Minacce di morte e aggressione ai danni di alcuni agenti di polizia penitenziaria. E' questa la grave denuncia fatta dal Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria in merito a quello che è successo al carcere di Spini di Gardolo ieri pomeriggio.

 

“A seguito di un acceso diverbio avvenuto con il medico di guardia – ha spiegato il delegato provinciale del Sappe, Massimiliano Rosa - un detenuto, già noto per analoghi episodi, ha posto in essere una forte resistenza al momento di rientrare nella propria camera detentiva”.

 

Secondo quanto riportato, malgrado i tentativi dell’Ispettore di Polizia Penitenziaria di sorveglianza di intraprendere un dialogo per evitare problematiche in ordine alla sicurezza, il detenuto ha iniziato ad aggredire il personale, minacciando di morte gli operanti, scagliandosi contro con calci, pugni e morsi.

 

I poliziotti sono riusciti a contenere l'ira del detenuto ma nella fase più concitata un agente ha subito la distorsione del polso sinistro ed è stato portato al pronto soccorso.

 

Donato Capece, segretario generale del Sappe, è tornato a sottolineare le criticità delle carceri italiane: “Nei 200 penitenziari del Paese l’affollamento nelle celle resta significativamente alto rispetto ai posti letto reali, quelli davvero disponibili. Quel che è accaduto a Trento, con la violenta aggressione ai poliziotti ai quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva e delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria”.

 

Il Sappe rinnova “la richiesta di un incontro con il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per affrontare eventuali interventi che possano essere messi in campo dalla politica. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Sarà anche l’occasione per evidenziare al Guardasigilli che la realtà detentiva italiana è più complessa e problematica di quello che lui immagina e che viene denunciata sistematicamente”.

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