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Terremoto, chiusa l'inchiesta sugli appalti per la costruzione delle casette. Coinvolto anche un consorzio trentino: certificazioni falsate dai funzionari per ottenere i lavori

Sono state chiuse nei giorni scorsi le indagini preliminari che riguardavano appalti e subappalti per le Sae (Soluzioni abitative di emergenza) nelle Marche. Nell'inchiesta anche il consorzio Gips di Trento 

Di G.Fin - 17 febbraio 2020 - 12:26

TRENTO. Abuso di ufficio, truffa ma anche mancanza di requisiti come la certificazione antimafia e l'iscrizione alla white list. Questi i reati contestati e sono venti le persone indagate e quindici le aziende coinvolte al termine dell'inchiesta della Guardia di finanza di Ancona sugli appalti per le Sae nelle Marche. Stiamo parlando delle “Soluzioni abitative di emergenza”, le casette costruite per ospitare le persone che dopo i terremoti nelle Marche del 2016 e 2017 hanno perso la propria abitazione.

 

L'avviso di conclusione delle indagini preliminari riguarda imprenditori, funzionari regionali e reti di impresa. Tra i nomi che vengono citati, riportati anche dalla stampa, c'è il Consorzio Gips di Trento rappresentato dall'imprenditore Andrea e Diego Ravanelli.

 

E' bene precisare che l’avviso di conclusione delle indagini preliminari rappresenta senza alcuna ombra di dubbio l’imprescindibile atto che permette, da un lato, alla persona indagata di venire a conoscenza di un procedimento penale instaurato a suo carico, e dall’altro la possibilità offerta al soggetto e al suo legale di poter accedere al fascicolo delle indagini in possesso del Pubblico Ministero e, dunque, di essere legittimato alla visione di tutta la documentazione acquisita dall’organo accusatorio sino a quel momento.

 

L’indagine della Guardia di Finanza è scattata nel 2017 e nel luglio del 2018 anche a seguito di alcune segnalazioni che erano arrivate dal mondo sindacale, più precisamente dalla Cgil di Macerata, e che riguardavano alcune stranezze riscontrate negli appalti ma anche nella gestione dei lavoratori. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia erano state fatte alcune perquisizioni sia negli uffici della Protezione civile che dell’Erap. L'attenzione era rivolta agli appalti sulle 1.900 “soluzioni abitative di emergenza” nelle Marche.

 

Dalle indagini è risultato che i lavori sarebbero stati affidati a ditte che non avevano i requisiti necessari e, in particolare, l'iscrizione all'anagrafe antimafia e alla cosiddetta 'white list'. Come? Secondo quanto ricostruito, ogni impedimento per ottenere i subappalti sarebbe stato bypassato con certificazioni rilasciate dagli uffici della Regione Marche che gli inquirenti ritengono false.

 

Tra gli indagati ci sono anche il dirigente della protezione civile delle Marche Davide Piccinini, in quanto soggetto attuatore, ma anche il presidente del Consorzio Arcale (a cui era stata affidata una quota importante delle Sae da realizzare) Giorgio Gervasi e altri funzionari. Molte anche le imprese coinvolte e tra queste il Consorzio Arcale e il consorzio trentino Gips, il consorzio per le costruzione a secco che ha sede a Trento. Le accuse mosse in questo caso sono la mancanza di certificazioni atte a rendere, anche tecnicamente, idonee le aziende che ne fanno parte, a poter ottenere gli appalti. Tutto questo, secondo quanto è stato illustrato nelle indagini, tramite artifizi e raggiri, che hanno portato ad un ingiusto profitto. I lavori portati avanti dal consorzio trentino, attraverso una rete di aziende hanno riguardato, la posa di pavimentazioni, impermeabilizzazioni e isolamenti , opere in cartongesso, i cappotti esterni di alcuni casette . Lavori di diverse milioni di euro.

 

Dal canto suo, l'imprenditore Andrea Ravanelli sentito telefonicamente, ha detto a ildolomiti.it che “Noi del Consorzio siamo stati sentiti come testimoni. Siamo iscritti alla 'white list' e anche alle altre certificazioni. Per quanto riguarda invece le ditte consorziate, queste hanno mandato i documenti agli uffici regionali delle Marche che avevano il compito di controllare”.

 

Andrea Ravanelli in passato titolare della Muvartes Sa era balzato alle cronache per alcuni problemi avuti nel Canton Ticino dove operava e legati allo “sfruttamento di lavoratori”. Un'accusa che gli era valsa una condanna (QUI L'ARTICOLO)

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