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Tra installazioni e diverse iniziative, Arco si prepara alla Giornata contro la violenza sulle donne. "Usciamo allo scoperto e combattiamola"

Tre postazioni situate alla fontana del Mosè in piazza delle Canoniche, alla fontana in viale delle Magnolie e al Castello di Arco si illumineranno di rosso per denunciare la piaga della violenza di genere. Al parco pubblico Nelson Mandela, invece, si terrà una lettura di poesie a tema. Il sindaco di Arco Betta: “Non bisogna lasciare che la violenza sulle donne sia qualcosa che si nasconde sotto il tappeto. Dobbiamo parlarne apertamente”.

Di Marianna Malpaga - 21 novembre 2020 - 18:10

ARCO. “Mai più violenza sulle donne”. È un monito, questo, che il Comune di Arco ha fatto proprio in preparazione alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre. Nella mattina di sabato 21 novembre, alla fontana del Mosè sono state presentate le novità per quest’anno. Ci saranno tre postazioni con le sagome di due donne e alcune paia di scarpe rosse alla fontana di piazza delle Canoniche, a quella di viale delle Magnolie e al Castello di Arco. Dal 22 al 26 novembre, questi punti verranno illuminati di rosso, il colore che rappresenta la lotta contro la violenza sulle donne.

 

La parete nord di villa Pasquali esibirà uno striscione con la scritta “Mai più violenza sulle donne”, accompagnata dal numero 1522, quello del servizio pubblico promosso dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. Tutte le donne vittima di violenza possono chiamarlo gratuitamente in qualsiasi momento della giornata, perché è attivo 24 ore su 24, ricevendo assistenza da parte di operatrici specializzate.

 

Al parco pubblico Nelson Mandela, in località Braile, ci sarà invece una panchina rossa, attorno alla quale mercoledì 25 si terrà una lettura di poesie a tema. È stato creato anche un logo dedicato alla Giornata: un grande punto rosso che contiene il messaggio “Mai più violenza sulle donne” e il numero 1522, che ognuno è invitato a diffondere sui social. A breve sarà anche attiva la pagina Facebook “1522.Arco”, in cui verranno caricate alcune videotestimonianze, come quelle dei genitori di Alba Chiara Baroni e di Eleonora Perraro, vittime di femminicidio nel 2017 a Tenno e nel 2019 a Nago.

 

 

 

“L’anno scorso – spiega Tommaso Ulivieri, consigliere comunale delegato a inclusione, diritti civili, beni comuni, laicità e pace – proprio in questi giorni il Consiglio comunale di Arco approvava per primo una mozione redatta da un gruppo di lavoro intercomunale nato dopo il fatto di Nago, spingendo anche gli altri sei Comuni dell’Alto Garda e Ledro e la Comunità di Valle a deliberare la necessità di intensificare l’attenzione sul grave problema culturale della violenza maschile sulle donne attraverso progetti, interventi nelle scuole, informazione diffusa e sportelli di ascolto, compresa la fondamentale presa di coscienza degli uomini violenti”.

 

L’attenzione alla violenza contro le donne deve rimanere alta anche in questo periodo. “Il numero verde 1522 – spiega Ulivieri – ha permesso il rilevamento Istat di oltre 5 mila telefonate valide tra l’inizio di marzo e la metà di aprile 2020, ma anche un drastico calo delle denunce rispetto allo stesso periodo del 2019”. Le serate della prossima settimana, che si tingeranno di rosso, devono essere “un momento di riflessione collettiva” su un problema che è prima di tutto culturale. Bisogna intraprendere “un processo di smantellamento di quella atavica cultura maschilista attecchita nei secoli, e che solo in questi decenni cominciamo a riconoscere”, aggiunge Ulivieri.

 

 

Ho visto che i negozi del centro hanno esposto dei fiocchi rossi di loro iniziativa - riprende Francesca Modena, assessora del Comune di Arco - a conferma che c’è sempre maggiore sensibilità. Ma resta molto da fare. È importante sensibilizzare l’opinione pubblica e spiegare che uscire dalla violenza si può. Esistono dei percorsi efficaci anche in Trentino”.

 

La disability manager Barbara Chemotti porta invece la sua esperienza. “Provengo dalla classica famiglia che insegna alle donne a sopportare, a comprendere, a non ribellarsi, a non denunciare - spiega - in molti contesti sociali la violenza sulla donna è ancora accettata e anzi la donna che la subisce è vittima di denigrazione, per cui è molto difficile trovare il coraggio di raccontare, perché nasce un senso di colpa”.

 

Non è un caso se le installazioni realizzate dal Comune di Arco comprendono scarpe di tutte le misure. “La violenza – continua Chemotti – non conosce età, è trasversale a tutto, e ognuno deve fare quello che può per combatterla”. Il primo passo è, appunto, parlarne. Bisogna sollevare il problema, come ricorda il sindaco di Arco Alessandro Betta. “Non lasciare che la violenza sulle donne sia qualcosa che si nasconde sotto il tappeto. Della violenza e della mentalità maschilista dobbiamo parlarne apertamente, per farla uscire allo scoperto, per affrontarla”.

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