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''Abbiamo paura di rimanere senza lavoro. Come faremo?'' I lavoratori dell'azienda di Lavis travolta dal caporalato: ''Il futuro? Rischiamo di non averlo''

Sono soprattutto ragazzi giovani arrivati dal Pakistan ma anche dal Bangladesh per cercare un lavoro e una vita nuova. L'azienda nei giorni scorsi è stata travolta da un'operazione dei carabinieri contro il caporalato e i titolari sono stati arrestati. Sono una trentina gli operai che stanno ancora lavorando, nessuno sa però cosa potrà accadere

Di Giuseppe Fin - 02 August 2021 - 06:01

TRENTO. “Cosa accadrà a noi? Guarda, questo è il mio contratto ma la busta paga di luglio ci arriverà?”. Hanno paura di non avere più un lavoro da un giorno all'altro, di non riuscire ad andare avanti e ritrovarsi su una strada. Sono i lavoratori dipendenti della “BM Services” l'azienda di Lavis travolta dagli arresti portati a termine nei giorni scorsi dai carabinieri di Padova e che hanno portato a galla l'ennesimo caso di caporalato questa volta tra Trentino e Veneto. (QUI L'OPERAZIONE)

 

La vicenda è ormai conosciuta. L'indagine condotta dai carabinieri a cui si sono affiancati i militari del Gruppo Tutela Lavoro di Venezia ha portato all'arresto di 11 persone. Tra queste figurano anche 9 pachistani legati appunto all'azienda trentina di Lavis, la “Bm Services” che forniva manodopera a Grafica Veneta. I due titolari dell'azienda trentina Arshad Badar e Asdullah Badar sono stati arrestati.

 

Dall'operazione delle forze dell'ordine l'azienda non si è fermata e sono una trentina gli operai che continuano a lavorare. Alcuni hanno 34 anni, altri ne hanno 30 e altri sono ancora più giovani, hanno 24 o 25 anni. Per loro al momento non sembra esserci nulla di sicuro. Non si sa fino a quando potranno lavorare in quell'azienda e tanto meno non si da dove andranno poi a vivere visto che molti abitano in alcuni appartamenti nello stabile dove lavorano.

 

“Ci sono alcuni appartamenti e noi viviamo li dentro – ci spiega uno dei lavoratori che ha 34 anni – ma non sappiamo fino a quando potremmo rimanerci. Nessuno ci ha detto nulla per ora. Alcuni di noi lavorato 4 ore, altri 12 altri ancora di più. Ma ora stiamo facendo le ultime commesse poi non sappiamo altro”. L’azienda, ci spiegano, sta andando avanti in autonomia.

 

La maggior parte dei lavoratori che ancora si trovano all'interno della Bm Services sono originari dal Pakistan, alcuni arrivano dal Bangladesh altri dall'Africa. Sono arrivati in Italia, e poi in Trentino, per trovare un lavoro, per rifarsi una vita migliore e soprattutto per cercare con il proprio stipendio di aiutare la famiglia nel paese d'origine. “Noi qui lavoriamo e poi andiamo subito a casa”.

 

Storie di intere famiglie, di ricerca di un futuro migliore, di un lavoro per aiutare i propri cari e anche di dolore, di lontananza, di paura e di emarginazione. Per loro contano quei “fogli” che tengono sempre in tasca e che sono il contratto di lavoro e la documentazione del permesso di rimanere sul territorio nazionale. L’attesa da parte di tutti è di sapere chi sarà il commissario che possa portare avanti l’azienda. I sindacati si stanno già impegnando per riuscire a trovare una soluzione ma non è semplice. “Vedi lui – ci dicono alcuni giovani operai indicandoci un uomo seduto con lo sguardo rivolto verso il basso – ha 50 anni. Se lui perde questo lavoro come farà?”.

 

A Lavis sono tanti i cittadini che si dicono impressionati dell’intera vicenda. “Non avrei mai pensato che in Trentino potessero accadere cose del genere. Poi magari accadono anche in altre aziende e nessuno dice nulla. Nessuno avrebbe mai pensato una situazione simile” ci dice una residente. Un’altra: “Non so molto – ci dice – ma sono ragazzi giovani che vengono qui a lavorare. Non parlano tanto e si vedono poco in giro. Speriamo che non perdano il lavoro”.

 

Alcuni, quelli che lavorano solo metà giornata, attorno a mezzogiorno si ritrovano alla stazione dei Treni di Lavis. Alcuni raggiungono Trento per incontrare degli amici e parlare altri con le carte in mano cercano di raggiungere il capoluogo per cercare risposte. “Lavori anche tu alla Bm Services?” chiediamo ad una ragazzo pakistano che attende il treno. “No, per fortuna sono riuscito ad andarmene via prima. Ma non voglio parlarne, fa male”.

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