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| 31 mag 2022 | 15:28

Dal Trentino al Veneto lavoratori schiavizzati, la Procura chiede 12 rinvii a giudizio: coinvolti i titolari di un'azienda di Lavis

La vicenda è stata portata a galla da un'operazione dei carabinieri di Padova. L'inchiesta di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro ha visto coinvolta la Bm Service di Lavis

Dal Trentino al Veneto lavoratori schiavizzati, la Procura chiede 12 rinvii a giudizio

TRENTO. La Procura di Padova ha richiesto 12 rinvii a giudizio e 5 archiviazioni nell'inchiesta di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro che vede al centro dell'inchiesta la Bm Service di Trento in relazione all'impiego di manodopera nell'azienda Grafica Veneta Spa.

 

Tra i rinviati a giudizio ci sono proprio il titolare della Bm Service, Badar Arshad Badar, 55 anni, e i suoi due figli che si trovano ristretti in carcere. Tra le accuse a cui devono rispondere ci sono quelle di rapina, sequestro di persona estorsione, violenza privata, lesioni personali.

 

Altri indagati, i manager dell'azienda Grafica Veneta avevano presentato già nei mesi scorsi e ottenuto una richiesta di patteggiamento con una pena di sei mesi, commutata in 45 mila euro di multa, per sfruttamento del lavoro.

 

Il pm ha chiesto infine l'archiviazione di 5 persone, tra cui Fabio Franceschi, titolare di Grafica Veneta “non essendo state raccolte prove a suo carico – ha scritto il procuratore di Padova Antonino Cappelleri - circa la consapevolezza della situazione dei lavoratori stranieri”.

 

DAL TRENTINO AL VENETO, LAVORATORI SCHIAVIZZATI (QUI L'ARTICOLO)

E' un episodio davvero drammatico di caporalato quello che è stato portato a galla lo scorso anno dalla compagnia dei carabinieri di Padova e che vede coinvolta anche un'azienda di Lavis.

 

L’indagine è iniziata nel maggio del 2020 quando a Piove di Sacco, lungo la strada statale 16 al km 0+700, è stato trovato un cittadino pakistano legato con le mani dietro la schiena. Sul corpo aveva una serie di lesioni che derivavano da delle violente percosse. Altre situazioni di lavoratori aggrediti e derubati dei documenti sono state registrate in altre zone del territorio nello stesso periodo.

 

 

Da qui la decisione dei carabinieri di avviare un'indagine scoprendo che le vittime delle aggressioni erano tutte dipendenti di una società trentina, di Lavis, la BM Services attiva nel campo del confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due cittadini (padre e figlio) pakistani con cittadinanza italiana, che fornisce manodopera ad alcune aziende di grosse dimensioni nel nord Italia. Le vittime, durante quel periodo, lavoravano alla società “Grafica Veneta” di Trebaseleghe.

 

Secondo quanto risultato dalle indagini si è scoperto che l'azienda trentina assumeva connazionali per brevi periodi, stipulando regolari contratti di lavoro (part-time e full-time). In realtà, però, questi operai venivano sfruttati per molte ore al giorno (anche 12), senza alcuna pausa per riposarsi, senza ferie, né alcuna tutela.

 

Era stato inoltre messo in campo un vero e proprio “sistema estorsivo” finalizzato al recupero di una gran parte dello stipendio che veniva versato, ma di fatto riacquisito con prelievi agli sportelli Atm eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori, che si facevano consegnare per riacquisire il denaro, così come la cosiddetta “tredicesima”. Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a pagarsi l’affitto per un posto letto ricavato all’interno di abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate, messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.

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