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Beppe Grillo e il suo "sfogo scomposto". "Dipinge le donne vittime di stupro come quelle che se la sono cercata e a cui è pure piaciuto"

Dopo il video che Beppe Grillo ha caricato sul web per difendere il figlio indagato per violenza sessuale di gruppo, sono state tante le voci ad essersi alzate, la maggior parte dal tono indignato. Il Coordinamento Nazionale delle Commissioni Pari Opportunità: "Reazione inaccettabile nei modi, nei tempi e nel contesto di una società contemporanea che vuole emanciparsi dai rigurgiti patriarcali" 

Di L.B. - 21 aprile 2021 - 16:22

TRENTO. Lunedì 19 aprile 2021, Beppe Grillo ha pubblicato su facebook un video in cui difende il figlio Ciro, 20 anni, indagato insieme ad altre tre persone dalla procura di Tempio Pausania (provincia di Sassari) per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza coetanea.

 

Il video ha fatto il giro del web, sollevando giustamente l’indignazione di moltissimi. Nel contenuto pubblicato su facebook, Grillo sostiene che lo stupro non sia mai avvenuto, e che i rapporti con la ragazza siano stati consensuali. Secondo il comico, a sostegno della sua tesi ci sarebbe il fatto che la donna ha denunciato l’abuso con ritardo, quando di "ritardo", in questi casi qui, non ha alcun senso parlare.

 

Sulla questione si è espressa Roberta Mori, referente del Coordinamento Nazionale delle Commissioni Pari Opportunità. “Dopo l’ennesima riproposizione del videomessaggio di Beppe Grillo in tutti i talk show di tutti i canali e in tutte le fasce orarie, riteniamo doveroso prendere parola per rammaricarci di quanto ancora si sottovaluti la potenza del linguaggio, la forza delle parole e gli effetti che possono provocare”.

 

Una dichiarazione pienamente appoggiata anche dalla Commissione pari opportunità tra donna e uomo della Provincia di Trento. “Nel discusso video di Beppe Grillo a difesa del figlio accusato di stupro si ravvisa ‘un retaggio della visione predatoria del maschile che si autolegittima nonostante tutto, lo sfogo scomposto di un padre umanamente comprensibile ma del tutto inaccettabile nei modi, nei tempi e nel contesto di una società contemporanea che vuole emanciparsi dai rigurgiti patriarcali’.

 

"Come persone impegnate nelle istituzioni per affermare diritti paritari e riequilibro di genere in una società ancora profondamente diseguale non condanniamo soltanto le discriminazioni e iniquità che frenano lo sviluppo del Paese, ma anche il linguaggio violento che incide nei rapporti tra donne e uomini e in quella dimensione intima su cui si fonda la storia travagliata dell’emancipazione femminile".

 

Si tratta di una questione di linguaggio, "usato a sproposito su un tema, quello della violenza maschile sulle donne, che imporrebbe grande prudenza, rispetto, financo silenzio. Questa vittimizzazione secondaria, che dipinge le donne vittime di stupro come "quelle che se la sono cercata e gli è pure piaciuto", che le riduce a corpi contendibili e colpevolizzabili, va rigettata senza alcun dubbio a prescindere dai sentimenti che la animano".

 

"In definitiva, qualunque sarà l’esito giudiziale della vicenda, le parole sono state sbagliate e tutti, a maggior ragione se personalità pubbliche, dovrebbero recuperare un linguaggio di senso, rispettoso delle donne e della realtà che ci circonda".

 

Anche il Coordinamento Donne e tutte le Acli Trentine hanno condannato fermamente le frasi pronunciate da Grillo, condividendo il messaggio di Chiara Volpato, Responsabile del Coordinamento Donne delle Acli nazionali: "Non entriamo assolutamente nel merito dei fatti, perché sarà la giustizia a fare il suo corso e abbiamo piena fiducia nell’operato dei giudici. Però, le parole pronunciate da Grillo, esprimono luoghi comuni sulla violenza contro le donne ampiamente diffusi".

 

Continua Volpato: “Purtroppo dopo una violenza sono in tanti a pensare che la vittima “se l’è cercata”, che “si stava divertendo anch’ella”, o che “se non ha denunciato subito c’è qualcosa sotto”. Sono idee che trovano ancora oggi terreno fertile e stigmatizzano i comportamenti della vittima, facendola apparire concausa della violenza”.

 

"Per questo, senza entrare nel merito dei fatti che non conosciamo - concludono - ribadiamo quanto sia importante un’opera di cambiamento culturale nell’affrontare il tema della violenza contro le donne".

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