Adunata degli alpini, Zecchi: "Il cameratismo è incomprensibile alle donne, lo confondono col maschilismo". Poggio: "Pulsioni più bestiali in grandi riti di branco"
Dopo le centinaia di segnalazioni di molestie e racconti raccolti alla 93esima Adunata degli alpini a Rimini, è stato pubblicato un articolo del presidente del Muse Zecchi in difesa al cameratismo. Poggio risponde con ironia: "Dove sta il problema se un alpino un po’ espansivo cerca di leccare sulla bocca una barista, oppure se un altro palpeggia simpaticamente una cameriera?"

TRENTO. “In fondo Stefano Zecchi ha ragione. Il problema siamo noi, il ‘mondo femminile, non solo femminista, ma proprio tutta la realtà femminile’ che non riesce a comprendere il ‘cameratismo degli uomini’”. La professoressa dell'Università di Trento Barbara Poggio risponde con tono ironico e profonda amarezza al presidente del Muse di Trento, riprendendo le sue stesse parole riportate in un articolo pubblicato su Il Giornale.
Dopo le polemiche sollevate in questi giorni riguardo gli episodi di violenza e le molestie subite da moltissime donne alla 93esima Adunata degli alpini, conclusa lo scorso weekend a Rimini, Zecchi ha deciso di prendere parola per difendere i “valori” del cameratismo che da sempre contraddistinguono i corpi militari. Cameratismo inteso “sentimento di aggregazione che coinvolgeva tutti i giovani”, scrive, che nel tempo si starebbe andando a perdere: “un'iniziazione alla vita adulta”.
Per “qualche bicchiere di troppo”, prosegue Zecchi, sarebbe stato messo sotto accusa “un modo d'essere inoffensivo e una tradizione”. Un concetto “incomprensibile al mondo femminile che lo confonde col maschilismo”, continua il filosofo.
“Il cameratismo è da sempre una esperienza fondativa per iniziare i giovani uomini alla vita adulta, - risponde in modo ironico Poggio - essenziale per imparare a riconoscersi come veri maschi, cruciale per sviluppare un linguaggio comune, da caserma di cui oggi si sta rischiando di perdere la profonda bellezza e vitalità. Un linguaggio che consentiva di esprimere liberamente le proprie pulsioni più bestiali in grandi riti di branco, senza che si imponesse la necessità di controllarle o sublimarle”.
Sarebbero oltre 160 i racconti dei fatti delle molestie subite e oltre 500 le segnalazioni, riporta il gruppo di attiviste di Non una di meno Rimini, che sta spronando le ragazze a denunciare. Per ora sembrerebbe esserci stata soltanto una denuncia formale, strumento in più “perché le molestie che si ripetono a ogni adunata non possano essere ignorate come in passato”.
Questi episodi di violenza sarebbero stati nascosti dietro parole quali “goliardia”, “euforia” e “tradizione”, o banalizzati e ridotti a semplici episodi di “maleducazione”. La parola “maschilismo” non sarebbe minimamente contemplata per descrivere il fenomeno.
“Se fare un apprezzamento alle forme di una donna che passa davanti a loro, è un reato, non credo che possa restare fuori dalla galera un solo alpino - scrive il presidente del Muse - vuoi vedere che in ossequio al politicamente corretto ci si inventerà il reato di cameratismo militare?”.
“Catcalling senza freno alla fantasia, molestie sessuali, insulti, accerchiamenti, palpeggiamenti nelle strade, nei parchi, sotto casa, sul posto di lavoro” sono solo alcuni dei comportamenti riportati dalle testimonianze raccolte da Nudm Rimini. Atteggiamenti che non sono nuovi a questo tipo di evento e che già si sono manifestati in passato in altre città italiane.
“Dove sta il problema se un alpino un po’ espansivo cerca di leccare sulla bocca una barista, - risponde con ironia Poggio - oppure se un altro palpeggia simpaticamente una cameriera, o se le si rivolge, scherzoso, mimando gesti osceni, o se un gruppo di amabili commilitoni, magari un po’ brilli, incontrando una ragazza per strada le chiedono cordialmente di allargare le gambe?”.
La stessa Associazione Nazionale degli alpini ha preso posizione “a metà”, prendendo sì le distanze da certi “comportamenti incivili segnalati, che certo non appartengono a tradizioni e valori che da sempre custodisce e porta avanti”, ma sottolineando che “quando si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare è quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione” (Qui l'articolo).
I numeri sono un po’ troppo alti per essere definiti come “qualche episodio” e soprattutto di “maleducazione”. Per questo è stata lanciata una petizione su Change.org per sospendere per due anni le adunate degli Alpini: fino ad ora sono oltre 16mila le firme raccolte (Qui l'articolo).
La professoressa lancia una provocazione, tirando in causa la Provincia: “Perché non pensare a delle iniziative di rieducazione che ci ricordino quali sono i nostri limiti e qual è il nostro posto e che ci aiutino ad apprezzare il profondo valore del cameratismo maschile, pur nella consapevolezza che non saremo mai davvero capaci di coglierlo in pienezza? Chissà, forse la Provincia di Trento potrebbe essere la prima ad attivarli, magari in sostituzione di quelli a suo tempo cancellati”.
Poggio accusa, “magari proprio al Muse, dove passano sempre tante scolaresche che potrebbero così avere, nell'insigne presidente un testimonial di eccezione”.















