Brucia il Mezzogiorno, dal 15 giugno 838 interventi quotidiani per i vigili del fuoco. Squadre trentine impegnate su più fronti
Secondo le amministrazioni locali si tratta di un "disastro ambientale senza precedenti", dalla Sicilia alla Sardegna stanno andando in fumo innumerevoli ettari di terreno. Centinaia di incendi scoppiano ogni giorno, frutto delle condizioni climatiche estreme e dell'azione dei piromani

TRENTO. Il Sud Italia brucia, viene avvolto dalle fiamme durante quella che è sicuramente una delle peggiori estati finora per quanto riguarda gli incendi. Non bastano i vigili del fuoco locali, che da soli non riescono a coprire la mole di interventi necessaria, ed è stato quindi richiesto l’intervento di squadre provenienti da tutta Italia.
Dal Trentino e dall’Alto Adige i nostri pompieri sono stati spediti in Sicilia a cercare di domare le fiamme che hanno già divorato ettari di bosco. Le squadre trentine e altoatesine negli scorsi giorni si sono concentrate su Petralia Soprana, uno dei borghi più belli d’Italia nel palermitano. Lo sforzo necessario a tenere i roghi sotto controllo è immenso: gli uomini e le donne impegnati in questa spedizione lavorano 12 ore al giorno senza sosta, dalle 10 di mattina alle 10 di sera, ma in casi come quello di Petralia lo sforzo può anche protrarsi per 15 ore o più.

La situazione però è ancora lontana dall’essere risolta. Oltre alla Sicilia bruciano anche la Puglia, la Calabria e la Sardegna, vittime delle condizioni climatiche estreme e delle azioni scellerate dei piromani. Gli ultimi dati parlano di 48.656 interventi dei vigili del fuoco nel solo periodo compreso tra il 15 giugno e l’11 agosto 2021. Si tratta di una media di 838 interventi ogni giorno, il 72 per cento in più dello stesso periodo del 2020 e solo 1.348 in meno del 2017, un altro anno nero per gli incendi.
Bruciano i campi e bruciano le foreste. In Sardegna sul monte Arci sono letteralmente andati in fumo cento ettari di bosco. In Calabria la conta delle vittime sale a quattro e nel frattempo le fiamme sono arrivate a lambire il carcere di Catanzaro, dove l’aria è diventata irrespirabile e i 600 prigionieri sono stati evacuati.

Secondo gli amministratori locali si tratta di un “disastro ambientale senza precedenti”, ma per avere numeri precisi sui danni creati da questa situazione bisognerà aspettare del tempo. Le perdite più gravi finora sono quelle sostenute dalle aziende zootecniche, pesantemente compromesse. Solo nella zona delle Madonie, nel palermitano, sono almeno 400 le imprese colpite. Una situazione che richiederà pesanti investimenti da parte dello Stato per il rilancio dell’economia agricola.
Il premier Mario Draghi ha espresso “la solidarietà e la concreta vicinanza del Governo alle città e le comunità che in questi giorni sono state colpite dai roghi”. Ha anche assicurato un immediato sostegno alla popolazione. “Il Governo – riferiscono da Palazzo Chigi – segue con apprensione le vicende in tutte le aree del Paese interessate dall’emergenza incendi e metterà in cantiere un piano ristori per le persone e le imprese colpite, insieme con un piano straordinario di rimboschimento e messa in sicurezza del territorio”.














