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| 26 giu 2021 | 11:19

Caso Sara Pedri, i sindacati: “Le persone non possono essere costrette a lasciare il lavoro anziché denunciare vessazioni e intimidazioni”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl chiedono massima chiarezza ai vertici di Apss sul caso Sara Pedri: “Sembra incredibile che quanto emerge possa avere a che fare con il Trentino, eppure i continui tasselli che si aggiungono sono pesanti macigni che paiono confermare condizioni di lavoro inusitate e omertose”

Caso Sara Pedri, i sindacati: “Le persone non possono essere costrette a lasciare il lavoro anziché denunciare vessazioni e
di T.G.

TRENTO. Dopo la scomparsa di Sara Pedri anche Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Sanità intervengono coi segretari generali Luigi Diaspro, Beppe Pallanch e Giuseppe Varagone in merito alla vicenda del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara.

 

“I particolari che emergono giorno dopo giorno – si legge nel comunicato – ci impongono, in qualità di rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, di esigere la massima chiarezza dai vertici dell’Azienda sanitaria su quanto viene raccontato, con testimonianze impaurite al punto di ricorrere al camuffamento per timore di conseguenze, sul clima lavorativo che si sarebbe determinato nel Reparto di ginecologia nel corso di questi anni”.

 

Da quanto trapela nel reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove aveva lavorato Sara Pedri, ci sono state frequenti dimissioni legate a un clima lavorativo deteriore e vessatorio, per i sindacati questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg e per questo è necessario indagare. “Sembra incredibile che quanto emerge possa avere a che fare con il Trentino, eppure i continui tasselli che si aggiungono sono pesanti macigni che paiono confermare condizioni di lavoro inusitate e omertose, e interrogano anche la capacità del Sindacato di essere riconosciuto dalle lavoratrici e dai lavoratori come punto di riferimento, di ascolto, di denuncia per situazioni diffuse di vero e proprio mobbing, se non peggio”.

 

Allo stesso tempo, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Apss, Cgil, Cisl e Uil chiedono di consegnare tempestivamente un questionario anonimo ai dipendenti sul benessere lavorativo in tutti i reparti dell’Apss, al fine di monitorare le condizioni di lavoro e di relazioni tra colleghi e superiori che a questo punto serve a dipanare dubbi e ulteriori elementi di sospetto che potessero avanzarsi a seguito dell’esplosione di questa vicenda.

 

“Nel recente passato – concludono – abbiamo già denunciato fenomeni di aggressione nei confronti del personale sanitario da parte di utenti, non abbiamo alcun dubbio nel fare altrettanto se fenomeni analoghi sono messi in pratica all’interno del sistema sanitario provinciale, a tutela della dignità delle persone che lavorano che non possono, in alcun modo, essere costrette a lasciare il posto di lavoro anziché denunciare vessazioni e intimidazioni”.

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