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Che succede a un malato Covid in ospedale? Qui Rovereto: ''Un quarto dei pazienti con criticità importanti. Negli ultimi mesi visti anche diversi under 30''

Collaborazione e dinamismo le risposte del sistema ospedaliero trentino all’aumento dei contagi, la direttrice di Medicina interna al Santa Maria del Carmine di Rovereto, Susanna Cozzio, ribadisce l’importanza di coordinare le varie strutture per affrontare la pandemia “rispetto a marzo dello scorso anno siamo più preparati, le strutture trentine – sia pubbliche che private – lavorano insieme”

Di Filippo Schwachtje - 19 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. “La situazione rimane grave, nei reparti di alta intensità e di rianimazioni di Rovereto il tasso di occupazione dei posti letto è ancora superiore al 90% e l'età media dei pazienti continua ad abbassarsi, oggi però tutti e sette i presidi ospedalieri trentini sono direttamente coinvolti nella gestione dei casi Covid: un passo avanti enorme rispetto allo scorso anno”. A sottolineare l'importanza della collaborazione sempre più stretta all'interno del sistema ospedaliero trentino nella lotta al Coronavirus è la direttrice dell'Unità operativa di medicina interna dell'Ospedale di Rovereto, Susanna Cozzio, che ribadisce come “rispetto a marzo 2020, possiamo garantire più servizi alla popolazione, a partire dal reparto di Chirurgia”.

 

Quando allo scoppio della pandemia il Santa Maria del Carmine è stato dichiarato ‘ospedale Covid’ infatti, la pressione relativa alla gestione del numero sempre crescente di contagiati aveva giocoforza portato all’interruzione di moltissime delle normali funzioni del presidio ospedaliero. Funzioni che oggi invece è possibile garantire (almeno in parte), grazie agli sforzi condivisi a livello provinciale delle strutture presenti sul territorio. “Sono molte le cliniche private convenzionate – spiega infatti Cozzio – che collaborano nella gestione dell’emergenza, accogliendo i pazienti meno gravi o quelli dimessi dalle terapie intensive che necessitano ancora di attenzione medica”.

 

La parola d’ordine nella gestione dell’emergenza è dinamismo: riuscire quindi a garantire che i pazienti – sia quelli in arrivo che quelli già ospedalizzati – vengano assistiti nel contesto più adatto alla loro situazione. “Per fare questo – evidenzia la direttrice di Medicina del Santa Maria del Carmine – bisogna puntare sulla collaborazione tra strutture, su una flessibilità di sistema che rifletta, a livello generale, la gestione dei pazienti che portiamo avanti nelle singole strutture”. In questo momento a Rovereto i letti per i pazienti critici – quelli che devono essere ricoverati in terapia semi-intensiva – sono 12, a cui vanno aggiunti altri 4 posti nel reparto di Malattie infettive (all'interno del quale continuano ad essere garantiti anche i servizi relativi ai pazienti non-Covid) con un tasso d’occupazione che s’aggira attorno al 90%.

 

La peculiarità dell’Ospedale di Rovereto però, racconta Cozzio “è quella di offrire in una struttura di media grandezza, la seconda a livello provinciale, tutti i livelli di cura: dalla rianimazione alla degenza ordinaria (la media intensità ndr)”. Ed è proprio nel reparto “medio” che si concentra buona parte dei ricoverati Covid. “Sono solo un quarto i pazienti ospedalizzati con criticità importanti, quelli in cui l'insufficienza respiratoria è grave e prolungata: gli altri necessitano di forme di sostegno più ‘blande’ e quindi vengono ricoverati in degenza ordinaria”. Qui i malati ricevono dosi relativamente basse d’ossigeno attraverso cannule nasali o mascherine, la maggior parte di loro ha febbre alta e sintomi sistemici importanti che ne pregiudicano il ritorno a casa.

 

“Molti presentano comorbidità con altre patologie – dice Cozzio – gli obesi in particolare sono esposti a grandi rischi”. Chi migliora può finire in bassa intensità o essere rimandato a casa, chi peggiora viene spostato in semi-intensiva o in rianimazione: l’importante è permettere un passaggio continuo del flusso di pazienti dall'alto verso il basso e viceversa. Al Santa Maria del Carmine la situazione al momento è sotto controllo, nonostante la pressione sui posti nei reparti dedicati ai casi più gravi infatti – numero in ogni caso modulabile a seconda dell'andamento dei ricoveri – in degenza ordinaria i letti ancora liberi garantiscono un certo margine di sicurezza.

 

Dal 7 ottobre – conclude Cozzio – abbiamo ventilato fino ad oggi oltre 350 pazienti in alta intensità, senza quindi contare tutti quelli finiti in rianimazione, e l'età media continua ad abbassarsi. Il numero di pazienti tra i 50 ed i 60 anni che hanno bisogno di assistenza è aumentato considerevolmente e negli ultimi mesi abbiamo visto anche diversi under 30. All’interno dell’ospedale la situazione è migliorata rispetto all'anno scorso: siamo più preparati a gestire il flusso di malati, ma non si può abbassare la guardia”. 

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