Chico Forti, burocrazia e pandemia rallentano il suo rientro. Lo zio Gianni: ''Abbiamo atteso anni, un mese in più non cambia''
Sul rientro in Italia lo zio Gianni Forti spiega: "Chico è in carcere da oltre 20 anni e una condanna simile come quella che ha avuto lui non c'è in Italia. E' una situazione abbastanza fumosa”

TRENTO. “Per adesso non ci sono novità, ora è una questione più che altro di carte bollate, abbiamo atteso anni e bisogna avere pazienza” lo zio di Chico Forti, Gianni, ha la voce ferma quando parla del ritorno di Chico ma si sente comunque tutto il suo entusiasmo e l'attesa.
Poco prima di Natale era arrivata la notizia che in molti attendevano. La fine di una battaglia portata avanti avanti da 21 anni. Chico Forti grazie ai benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo, può fare rientro in Italia e riabbracciare i propri cari. Una notizia che lo zio, Gianni Forti, aveva appreso dal ministro Di Maio e per la quale non aveva trattenuto le lacrime (QUI L'ARTICOLO).
Oggi che è passato poco più di un mese le varie procedure burocratiche stanno andando avanti. “L'ultima volta che ho sentito Chico è stato attorno a Natale – spiega a il Dolomiti Gianni Forti – l'operazione comunque per il 90% è fatta dopo la firma del governatore ora dobbiamo attendere tutto l'iter burocratico e i rallentamenti che ci sono a causa di questa pandemia. Abbiamo aspettato tanti anni ora possiamo attendere un mese in più”.
L'obiettivo è che a breve si possa arrivare alla fine della trafila di carte che devono essere firmate e le procedure completate. Al momento non si ha alcuna informazione certa su quello che accadrà a Chico Forti quando arriverà in Italia. Non sarà un cittadino libero al suo arrivo ma secondo quando riferito dallo zio potrebbe diventarlo poi. “ Chico è in carcere da oltre 20 anni e una condanna simile come quella che ha avuto lui non c'è in Italia. E' una situazione abbastanza fumosa”












