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Chiusura Trentino, i giornalisti beffati da una proprietà senza rispetto. Il sindacato: ''Reiterate violazioni contrattuali e di legge. L'azienda respinge tutte le proposte''

Nello stesso giorno un comunicato rassicurava i giornalisti anche spiegando che alcuni di loro sarebbero andati al web (affidato in questi giorni, invece, anche a colleghi dell'Adige e Alto Adige) mentre una lettera chiariva loro di non farsi illusioni. Oggi il primo incontro con i rappresentanti sindacali è andato malissimo e la proprietà ha messo a nudo sé stessa ribadendo modi e metodi non degni di quest'epoca e la provincia di Trento scopre cosa vuol dire essersi consegnati a un monopolio 

Di Luca Pianesi - 21 January 2021 - 14:10

TRENTO. Da un lato al ''pubblico'' si diceva, con un comunicato, ''non ci saranno licenziamenti ma solo il ricorso agli ammortizzatori sociali (...) e alcune risorse giornalistiche saranno dirottate al web'', dall'altro ai giornalisti si inviava una lettera che recita: ''Le scrivo queste righe al termine dell'avventura editoriale 'Trentino' (...) non mi resta che ringraziare per l'opera svolta dai colleghi in questi anni di cammino insieme, adoperarmi in prima persona per trovare soluzioni alternative senza, tuttavia, poter illudere nessuno perché il momento è davvero drammatico'' (in fondo i due testi a confronto).

 

E pensare che i due testi sono stati scritti nello stesso giorno, il primo dalla società, il secondo dall'editore, quel venerdì 15 gennaio nel quale l'imprenditore altoatesino (e, sembra incredibile vista come sta venendo gestita questa vicenda dal punto di vista della tutela del lavoro e della dignità aziendale, anche presidente della Camera di Commercio dell'Alto Adige) Michl Ebner ha deciso di chiudere un pezzo di storia della Provincia di Trento, il giornale Trentino mettendo sulla strada 19 giornalisti (che da qualche giorno sono diventati 18 perché uno si è salvato, bontà sua) e decine di collaboratori e fotografi (con famiglie al seguito causando un danno enorme che si ripercuoterà anche sul sistema sociale oltre che lavorativo e culturale).

 

Come vi raccontavamo qualche giorno fa, la vicenda sta assumendo i contorni dell'assurdo e del pasticcio senza precedenti. I giornalisti sono stati lasciati a casa a paga piena, per ora, perché, forse, ci si è dimenticati che nel 2021 prima di chiudere un'azienda bisogna far almeno finta di aprire una contrattazione e non ci si può comportare come nel 1800 dicendo semplicemente ''è finita, grazie mille, ci proveremo a salvare il salvabile ma non ci si faccia illusioni'' (grosso modo il senso della lettera recapitata a casa dei giornalisti, a firma dello stesso Ebner, che dicevamo sopra). Il fantomatico sito web del Trentino, pronto a grandi rilanci, sempre a detta della società, che in qualche modo avrebbe dovuto assorbire ''alcune risorse giornalistiche'' rimaste senza lavoro, oggi viene, invece, affidato incredibilmente a giornalisti dell'Adige e dell'Alto Adige (oltre che al già citato del Trentino) nella confusione più totale (chi dirige cosa? se il giornalista dell'Adige pubblica una fake sul sito del Trentino chi ne risponde?).

 

Il sistema provinciale non si è accorto in tempo di chi si stava impadronendo di quasi tutta l'editoria locale e anzi è rimasto inerme, incapace di reagire. Imprenditori locali hanno fornito la spalla a Ebner entrando nei Cda delle testate del Gruppo legittimando la nascita del blocco monopolistico mentre, per esempio, figure come il presidente della Camera di Commercio di Trento Gianni Bort (che siede anche nel Cda dell'Adige e oggi della società unica) ha pensato fosse meglio investire nella Voce del Trentino, il quotidiano online che negli ultimi anni si è distinto per notevoli fake news e che meno di un anno fa veniva inserito nella black list dei siti internazionali che hanno scritto ''bufale'' sul coronavirus, trasformandosi nel loro principale sponsor (condividendo, tra l'altro, con i suoi contatti su WhatsApp decine di loro articoli al giorno, nell'imbarazzo quotidiano di molti di quelli che se li vedono recapitare sullo smartphone).

 

Per il Trentino non c'è stata questa fortuna e così decine di professionisti veri oggi vanno a casa perché il territorio, la politica e la sua classe imprenditoriale non sono stati capaci di salvare un giornale con 75 anni di storia. Ebner nella sua lettera ai giornalisti aggiunge che si adopererà ''in prima persona e coinvolgere tutto lo staff del gruppo per provare a trovare soluzioni alternative'' eppure è di oggi la notizia che dal primo incontro di contrattazioni ''l‘azienda è stata sorda ed ha respinto tutte le proposte presentate dalle rappresentanze sindacali dei giornalisti - scrivono i rappresentanti dell'Fnsi al termine dell'incontro - compresa la proposta del cdr di un reinserimento in azienda con una sensibile riduzione dello stipendio, insistendo sulla richiesta di cassa integrazione a zero ore, già inoltrata due giorni fa con procedura d‘urgenza al Servizio Lavoro della Provincia Autonoma di Trento, ancora prima che si avviasse la procedura di consultazione sindacale e senza comunicarlo alle rappresentanze sindacali, con una evidente forzatura procedurale''.

 

''Nel corso dell‘infruttuoso incontro - proseguono - le rappresentanze sindacali dei giornalisti hanno stigmatizzato le reiterate violazioni contrattuali e di legge che potrebbero configurare plurimi comportamenti antisindacali sui quali azienda e Fieg hanno glissato, ritenendoli orpelli inutili che non modificano in alcun modo la decisione di cessazione dell‘attività del Trentino e la contestuale sospensione dell‘organico redazionale, violazioni che saranno poste all’attenzione nelle sedi deputate. Di fatto, l‘azienda ha considerato carta straccia l‘accordo sindacale firmato due mesi fa in occasione della fusione per incorporazione (18 novembre 2020), nel quale si impegnava a non dichiarare ulteriori esuberi rispetto a quelli già certificati nell‘ultimo anno''.

''Da ultimo, le rappresentanze sindacali dei giornalisti hanno ricordato alla delegazione aziendale che quello del gruppo Athesia è un comportamento inaccettabile, anche sotto il profilo etico: soltanto lo scorso anno il quotidiano di lingua tedesca Dolomiten, di proprietà dello stesso Ebner, ha percepito oltre sei milioni di euro di contributi pubblici del fondo per le minoranze linguistiche, accaparrandosi oltre il 60 per cento delle risorse messe a disposizione dal governo centrale. Il sindacato dei giornalisti - conclude l'Fnsi - ha invitato l‘azienda a tornare sui propri passi ed a presentare un piano degno di questo nome con delle proposte alternative. La SIE SPA si è impegnata a formalizzare una nuova proposta scritta. Il sindacato proseguirà la mobilitazione al fianco dei colleghi per scongiurare la perdita dei posti di lavoro''.

 

 

 

 

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