Coronavirus, confermata in laboratorio la presenza della variante inglese in Val di Fiemme: “Legame con i casi della Cassa Rurale”
Le analisi hanno confermato la positività alla variante inglese di un caso legato ai contagi rilevati fra i dipendenti della Cassa Rurale della Val di Fiemme. Il sindaco Finato: “In molte altre strutture del Trentino le terapie intensive sono sature e quindi non è escluso che a Cavalese riaprano alcuni reparti Covid per accogliere questi pazienti”

CAVALESE. La variante inglese è sicuramente presente in Val di Fiemme: è questa la conclusione a cui si è giunti dopo l’indagine epidemiologica condotta a partire dai contagi che hanno riguardato i dipendenti di varie filiali della Cassa Rurale della Val di Fiemme. In queste ore infatti sono arrivati i risultati dei campioni inviati ad analizzare all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) che ha confermato la presenza della variante. “Abbiamo verificato – sottolinea Antonio Ferro direttore del dipartimento prevenzione dell’Azienda sanitaria – degli ultimi 6 casi di variante uno riguarda la Val di Fiemme e l’istituto bancario in questione”.
Al momento (dati del 3 marzo) Cavalese conta 18 contagi (lo 0,44% sul totale della popolazione), pertanto la situazione può considerarsi sotto controllo. Nelle ultime 24 ore al centro tamponi comunale su 29 effettuati 9 sono risultati positivi di cui 2 bambini. Per quanto concerne gli altri Comuni della zona: Castello-Molina di Fiemme segna 27 contagi recenti (1,2%), Ville di Fiemme 32 positivi (1,2%), Tesero 19 contagi (0,63%), Ziano di Fiemme 14 positivi (0,79%), Predazzo 53 contagi (1,2%). Finora quindi, nessuno di questi Comuni rischia di finire in “zona rossa” per aver superato la soglia del 3%.
Diversa la situazione all’ospedale di Cavalese che sta tornando a peggiorare, tanto è vero che si sta valutando di riaprire alcuni reparti Covid che erano stati precedentemente chiusi, con la struttura che era stata quasi completamente “ripulita”. “Solo una settimana fa – commenta il sindaco di Cavalese Sergio Finato – la situazione in ospedale era buona, più che altro è il fatto che in molte altre strutture del Trentino le terapie intensive sono sature e quindi non è escluso che a Cavalese riaprano alcuni reparti Covid per accogliere questi pazienti. I segnali che abbiamo ci dicono che è necessario stare molto attenti – prosegue – per quel poco che possiamo vedere la variante sta colpendo molto i giovani”.
Stando ai dati raccolti durante l’indagine rapida coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il Ministero della Salute (con i dati aggiornati al 18 febbraio) la prevalenza a livello nazionale della variante inglese del virus Sars-CoV-2 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella brasiliana era del 4,3% (0%-36,2%) e per la sudafricana dello 0,4% (0%-2,9%). In altre parole le varianti ci sono e per averne la conferma basta cercarle, l’obiettivo casomai dovrebbe essere quello di individuarle il più in fretta possibile per isolare eventuali focolai. Di conseguenza è certo che la variante inglese non sia confinata alla sola Val di Fiemme.
Il problema principale è che in Italia la variante inglese mostra una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non mutati, con una grande incertezza statistica (tra il 18% ed il 60%). Questi valori sono in linea con quelli riportati in altri Paesi, anche se leggermente più bassi. Proprio in considerazione della maggiore trasmissibilità l’Iss ha chiesto di “rafforzare e innalzare” le misure di mitigazione allo scopo di contenere e ridurre la diffusione del virus. “Nel contesto italiano – commentano gli esperti dell’Iss – in cui la vaccinazione sta procedendo ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”.














