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Coronavirus, Giovo rischia la “zona rossa”, il sindaco: “I numeri purtroppo non sono buoni, nelle prossime ore ci sarà un incontro con Apss e protezione civile”

Nel Comune di Giovo il rapporto contagi/residenti ha raggiunto il 3,3%, il sindaco non esclude l’entrata in vigore di misure più restrittive: “Ci sono intere famiglie coinvolte, dove sia i genitori che i figli sono risultati positivi, forse ci sono un po’ meno anziani rispetto alle altre fasce d’età”

Di Tiziano Grottolo e Giuseppe Fin - 28 febbraio 2021 - 20:11

GIOVO. “I numeri purtroppo non sono buoni, i contagi sono oltre 80”, è preoccupato il sindaco di Giovo Vittorio Stonfer che deve far fronte a un notevole aumento dei positivi fra gli abitanti del suo Comune. Stando ai dati forniti da Fbk e confermati dal primo cittadino la percentuale dei residenti positivi ha superato la soglia critica del 3%, attestandosi al 3,3% su un totale di 84 contagi (Tenendo presente che può esserci una lieve discrepanza tra i dati a seconda di quando vengono comunicati) .

 

Siamo in contatto con il dottor Antonio Ferro dell’Apss e il dirigente del Dipartimento della protezione civile Raffaele De Col – aggiunge Stonfer – nelle prossime ore valuteremo assieme la situazione”. Al momento si sta cercando di capire la ramificazione dei contagi, per valutare la presenza di eventuali focolai: “Ci sono intere famiglie coinvolte dove sia i genitori che i figli sono risultati positivi, forse ci sono un po’ meno anziani rispetto alle altre fasce d’età”.

 

Con la soglia del 3% che è stata superata il sindaco non esclude l’entrata in vigore delle misure restrittive “da zona rossa” che vennero adottate per i Comuni di Cembra Lisignago, Castello Tesino, Bedollo e Baselgà di Pinè dove, lo scorso novembre, era stato registrato un forte aumento dei contagi. L’Apss resta il punto di riferimento ma penso che le misure saranno le stesse”. Per il momento però non c’è nulla di ufficiale. 

 

Stonfer entra nel merito anche della questione dei dati: “Mi spiace che ogni tanto ci siano delle comunicazioni contrastanti ma non è mai stata nostra intenzione falsare i dati, da parte nostra però dobbiamo attenerci ai numeri che ci vengono forniti dalla protezione civile perché è su questi ‘nomi e cognomi’ che io devo andare a fare le ordinanze”.

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