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Coronavirus, i tanti dubbi delle stazioni sciistiche. San Martino: ''Difficile basarsi solo sui trentini''. Bondone: ''Bacino con la città interessante ma devono esserci presupposti''

Un mese per verificare la sostenibilità, la situazione epidemiologica e il contesto più in generale. Questo il tempo che le società impianti si sono date per capire come procedere in vista di febbraio. I comprensori più grandi senza mobilità tra le Regioni e possibilità di ospitare i turisti stranieri, potrebbero non trovare le condizioni per mettere in moto comunque l'enorme potenziale sciistico

Di Luca Andreazza - 17 January 2021 - 21:30

TRENTO. Un mese per verificare la sostenibilità, la situazione epidemiologica e il contesto più in generale. Questo il tempo che le società impianti si sono date per capire come procedere in vista di febbraio. La stagione dello sci ormai è praticamente compromessa, resta da capire in caso di via libera (tutt'altro che scontato) come organizzare la fase finale dell'inverno.

 

Dopo aver differito il semaforo verde dall'Epifania al 18 gennaio, il governo ha deciso di indicare come data quella del 15 febbraio. Ma non ci sono comunque certezze e tutto dipende dalla situazione epidemiologica tra circa 30 giorni. Un altro time out e intanto Anef si concentra sui ristori e la richiesta a Roma è quella di valutare tanto l'annualità quanto i costi già sostenuti anche in estate e autunno per preparare le località all'inverno tra manutenzioni e interventi vari sui piani sciabili (Qui articolo). 

 

Un'apertura così in là rappresenta quasi una resa per molte società impianti che ora devono fare i conti con la sostenibilità dell'aprire i caroselli, anche in prospettiva di una mobilità oltremodo bloccata tra territori, senza considerare quella internazionale mai presa in considerazione. Si apre un mese di valutazioni. 

 

"La nostra località è fortemente legata a una clientela veneta. Se non sarà consentita la circolazione dei turisti - commenta Valeria Ghezzi in qualità di presidente delle funivie seggiovie San Martino di Castrozza - diventa difficile basarsi esclusivamente sull'area del Primiero per reggere i costi dell'avvio degli impianti. Il bacino non è molto ampio e difficile che i trentini raggiungano le nostre località. Sono diverse le difficoltà da interpretare e risolvere. Vediamo poi quali sono le decisioni del governo. La skiarea sarebbe pronta per accogliere gli sciatori, i confronti con gli operatori sono attivi ma aspettiamo di capire le regole a ridosso di metà febbraio".

 

Un po' più possibilista in linea teorica il Bondone, fermo restando le enormi incertezze che non lasciano comunque pianificare eventuali uscite dai box. "Siamo a servizio della località - dice Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie - ma chiaramente si devono verificare le situazioni che potrebbero permettere un avvio. Anzitutto la salute: se la curva del contagio e delle ospedalizzazioni continua ad abbassarsi, si alleggerirebbe la pressione sul nostro sistema sanitario e potrebbero esserci le condizioni per aprire nella seconda metà di febbraio. Se questo avvenisse e ci fosse permesso di aprire, noi saremo pronti".

 

Dopo aver perso il cuore della stagione, Natale Capodanno, anche un altro periodo di alta stagione è prossimo a sfumare, quello di Carnevale. Ma alcune località potrebbero non rassegnarsi a saltare completamente l'inverno. "Difficile salvare qualcosa per quanto riguarda il nostro bilancio - aggiunge il numero uno di Trento Funivie - però partire a febbraio ci permetterebbe di rimettere in moto la macchina e far lavorare i nostri collaboratori, compresi gli stagionali e tutto l'indotto, penso ai maestri di sci, ai noleggi e agli alberghi, così come bar e ristoranti. Naturalmente applicando i protocolli per garantire la sicurezza".

 

La mobilità resta un nodo, però il bacino d'utenza è particolarmente interessante per l'asse con la città. "La stazione è più piccola rispetto a tanti altri comprensori - conclude Rigotti - ma ha un ruolo importante di servizio alla città. In questo contesto si può comunque utilizzare anche uno scampolo di stagione per rafforzare la sinergia verso il capoluogo e gli altri comuni alle pendici del Monte Bondone, un percorso che portiamo avanti da diversi anni e che comincia a dare frutti. Tanti i trentini che hanno scoperto o riscoperto l'Alpe di Trento: non dobbiamo compromettere questo patrimonio a causa dell'emergenza Covid-19".

 

Chiaramente è diversa la situazione dei comprensori più grandi, che anche con il semaforo verde da parte del governo, senza mobilità tra le Regioni e possibilità di ospitare i turisti stranieri, potrebbero non trovare le condizioni per mettere in moto l'enorme potenziale sciistico. C'è ancora un mese per le valutazioni e le consultazioni a livello di sistema sono appena iniziati.

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