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Coronavirus, in Trentino in una settimana +30% di contagi. Agenas prevede un nuovo incremento dei positivi nei prossimi 7 giorni

Battiston lo aveva annunciato e così è stato: in una settimana i contagi in Trentino sono aumentati del 30% ma nei prossimi 7 giorni la situazione potrebbe persino essere peggiore. Secondo Agenas sia gli infetti attivi che i posti letto occupati in terapia intensiva sono destinati ad aumentare in maniera significativa

Di Tiziano Grottolo - 03 March 2021 - 16:25

TRENTO. La scorsa settimana Roberto Battiston, coordinatore dell’Osservatorio dei dati epidemiologici del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, aveva fatto notare come da diverso tempo l’indice Rt trentino fosse sistematicamente sopra l’1 “di conseguenza – spiegava – gli infetti attivi stanno aumentando, come dimostrano anche i dati della protezione civile nazionale”. Un incremento che l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento stimavano entro un range dal 13 al 35%.

 

I dati di questi giorni dimostrano che la previsione era corretta, infatti nella settimana che che va dal 14 al 20 febbraio sono stati registrati 1543 contagi, sette giorni dopo i positivi individuati sono stati 2006, con un incremento del 30%. Perfettamente in linea con la stima fatta da Agenas che proprio per questo andrebbe tenuta più in considerazione. Grazie a questi modelli è possibile anticipare, con un buon livello di approssimazione, l’andamento dell’epidemia fornendo un tempestivo e analitico supporto per la definizione degli interventi di contenimento.

 

Ma cosa ci si deve attendere per i prossimi giorni? I dati purtroppo non sono buoni, anzi sono persino peggiori di quelli della settimana passata. Secondo Agenas gli infetti attivi in Trentino (con i dati aggiornati all’1 marzo), nei prossimi 7 giorni, potrebbero aumentare fino al 48%, con un valore medio del 31% circa 8 punti percentuali più alto rispetto ai dati pubblicati il 21 febbraio. Anche Gimbe certifica la situazione tutt’altro che rosea del Trentino: l’incremento percentuale di casi (dal 23 febbraio al 2 marzo) è sopra il 6% mentre l’incidenza delle ultime due settimane (16 febbraio-2 marzo) sfiora i 700 casi ogni 100.000 abitanti.

Questi dati dovrebbero far suonare qualche campanello d’allarme dalle parti di Piazza Dante perché, l’aumento dei contagi, si ripercuote sui numeri dei ricoveri nei reparti ospedalieri e nelle terapie intensive e alla fine coincidono, sempre, anche con un incremento decessi. A tal proposito in Trentino i posti letto occupati in terapia intensiva sono 42 (considerando solo i pazienti Covid) ma stando alle stime di Agenas nel giro di una settimana potrebbero aumentare. Nel caso peggiore le terapie intensive potrebbero raggiungere quota 60 con una capienza che si aggira sui 90 post letto.

Alla luce di questi dati l’allarme lanciato dopo la pubblicazione dello studio sulle varianti coordinato dall’Istituto superiore di sanità andrebbe preso più che mai seriamente: “La variante inglese sta diventando quella prevalente nel Paese e in considerazione della sua maggiore trasmissibilità occorre rafforzare e innalzare le misure di mitigazione in tutta Italia. Nel contesto italiano – sottolineavano gli esperti – in cui la vaccinazione sta procedendo ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”.

 

 

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