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| 26 giu 2021 | 06:01

Coronavirus, la variante indiana fa paura. Crisanti a il Dolomiti: ''Se pensiamo di bloccare questa mutazione con i test rapidi mi viene da ridere''

Il direttore del reparto di Microbiologia e di Virologia dell’università di Padova spiega che l'Italia non ha un sistema adeguato per bloccare le catene di contagio e che servono più tamponi ad alta sensibilità. Come intervenire? "Dove troviamo questa variante adottiamo misure restrittive altrimenti  rassegniamoci che in poco tempo sarà la variante prevalente"

TRENTO. Calano i tamponi, alcune fasce d'età stentano a farsi vaccinare e in tutto questo, giorno dopo giorno, sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese la variante "Delta" conosciuta come variante “Indiana”.

 

Nelle scorse ore vista la situazione a livello nazionale si è decisa una stretta sui controlli arrivata dopo un vertice tra il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli, il ministro della Salute Roberto Speranza e i sottosegretari Andrea Costa e Pierpaolo Sileri. Ad accrescere le preoccupazioni vi è poi il caso Finlandia: il ministero della Salute ha infatti trasmesso nelle scorse ore alle Regioni una nota di allerta, raccomandando di potenziare il sequenziamento e il contact tracing, dopo il rilevamento di focolai da variante Delta in ospedali finlandesi. Le autorità della Finlandia, ha comunicato il ministero, riferiscono di un esteso focolaio di casi con variante Delta che ha colpito quattro strutture ospedaliere del Paese nel mese di maggio per un totale di 98 casi. Dei 98 casi, 18 operatori sanitari e 42 pazienti avevano ricevuto almeno una dose di vaccino.

 

Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige, la variante indiana è stata rilevata in alcuni casi nella provincia di Bolzano. Nella provincia di Trento fino ad ora non è stato comunicata alcuna rilevazione di questa mutazione

 

L'attenzione rimane comunque alta e lo confermano anche gli appelli che arrivano dall'Apss. La dottoressa Maria Grazia Zuccali, che è il braccio operativo dell'Azienda sanitaria in tema di tracciamenti e vaccinazioni, proprio si il Dolomiti ha spiegato che “E' fondamentale capire l'importanza di vaccinarsi perché se non raggiungiamo una buona copertura, l'ipotesi di un'ondata supplementare in autunno è verosimile se non certa”.

 

In merito alla mancanza di adesione nelle fasce più giovani, l'esperienza, ha spiegato la Zuccali, ci fa dire che “nelle persone giovani la malattia decorre in maniera più lieve, ma non sappiamo come può evolvere e mutare il Covid, può emergere una variante diversa e più aggressiva per queste fasce” (QUI L'ARTICOLO).

 

Quello che sembra certo è che l'Italia sia impreparata per contrastare questa variante Delta. “Se pensiamo di bloccare questa variante con i test rapidi mi viene da ridere” ci dice Andrea Crisanti, direttore del reparto di Microbiologia e di Virologia dell’università di Padova.

 

Professore ma in Italia, se prosegue con questo ritmo, la variante Delta sarà quella prevalente per fine agosto. Cosa dobbiamo fare?

"In Italia non abbiamo un metodo di tracciamento. Un sistema per bloccare le catene di contagio è inesistente e questo è il vero problema. Manca una direttiva nazionale adeguata e manca anche una infrastruttura. Sicuramente se qualcuno pensa di bloccare la variante Delta con i tamponi rapidi mi viene da ridere".

 

E i tamponi salivari?

"Guardi, per fare queste cose servono solo tamponi ad alta sensibilità perché altrimenti si da solamente una mano al virus".

 

Parliamo del Regno Unito, sembrava che la situazione stesse andando a gonfie vele e invece i contagi sono tornati ad aumentare e anche le ospedalizzazioni. Cosa è successo?

"Abbiamo visto nei giorni scorsi 16.700 casi ed è un numero altissimo considerando che partivano da 1.000-1.500 casi. Questa variante Delta ha una trasmissibilità elevatissima e solo questo basta per alzare l'asticella dell'immunità di gregge. Poi un altro aspetto che dobbiamo considerare è che effettivamente le persone che hanno ricevuto una sola dose non sembrano siano protetti".

 

Ma c'è il rischio che la variante Delta, se non contenuta e con il tempo possa riuscire ad aggirare i vaccini?

"Non sappiamo quali altri cambiamenti possono avvenire. Certo se compare una mutazione resistente ai vaccini è davvero un grosso problema".

 

E cosa dobbiamo fare?

"Bisogna seguire la strada percorsa dall'Australia. Ogni volta che si identifica la variante Delta vengono messe delle misure di restrizione perlomeno nelle zone dove ci sono dei cluster. Altrimenti rassegniamoci che ad agosto sarà la variante prevalente".

 

C'è il rischio che in autunno in una situazione del genere ci sia una nuova ondata?

"Questo dipende da tanti fattori. Dobbiamo capire la durata delle vaccinazioni perché cambia di molto se durano 8-10 mesi oppure un anno o oltre. Bisogna anche capire che capacità possono avere le varianti di superare le difese immunitarie". 

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