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| 02 mar 2021 | 18:05

Coronavirus, rilevata a Brescia la variante nigeriana. L'assessora Moratti: "Il 64% dei casi è di mutazione inglese"

In una provincia, quella di Brescia, già abbastanza colpita dal virus è stata individuata la presenza della variante nigeriana. Grande preoccupazione tra i virologi, che ancora non sanno quanto sia contagiosa e se vanifichi l'effetto dei vaccini

Coronavirus, rilevata a Brescia la variante nigeriana
di Redazione

BRESCIA. Piove sul bagnato a Brescia, dove i contagi continuano ad essere molti ed è stato individuato il primo caso di variante nigeriana. In una provincia dichiarata “arancione rinforzato”, dove rispetto ad altre parti della Lombardia sono stati messi in atto provvedimenti maggiormente restrittivi, è stata rilevata quest'altra mutazione che tanta preoccupazione desta tra gli esperti.

 

Non è chiaro, infatti, quanto la variante in questione sia più aggressiva rispetto al ceppo originario e se il vaccino ne rappresenti un argine. L'importanza di averla rilevata, nondimeno, è stata ribadita nell'annuncio dell'individuazione della mutazione effettuato dal presidente della Società italiana di virologia e ordinario di Microbiologia clinica all'Università degli studi di Brescia Arnaldo Caruso ad AdnKronos.

 

Non è la prima volta che la variante nigeriana viene rilevata in Italia – il primo caso era stato individuato a Napoli. Questa volta, come ammesso dallo stesso Caruso, il rilevamento è avvenuto casualmente, mentre si analizzavano i tamponi effettuati in provincia. Il sequenziamento rappresenta un momento decisivo, dando la possibilità – nonostante ancora poco si sappia dal punto di vista clinico – di adottare misure ad hoc. 

 

Una volta individuata, è subito partita l'attività di tracciamento, così da stabilire se e come la variante si possa essere diffusa. Quella nigeriana non è l'unica variante presente in Lombardia. “L'analisi delle varianti sul territorio lombardo evidenzia che la mutazione inglese sia pari già al 64% del campionamento su base regionale, con un range che va nei diversi laboratori dal 43 all'86%”, ha dichiarato la vicepresidente e assessora al Welfare regionale Letizia Moratti.

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