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Coronavirus, rilevato un caso di variante nigeriana in Veneto. L'Istituto zooprofilattico: "Ipotizziamo prevalenza della mutazione inglese all'88%"

L'Istituto zooprofilattico delle Venezie ha pubblicato il report sulle varianti in Veneto. Per la prima volta viene rilevata la presenza della mutazione nigeriana, mentre l'inglese si diffonde sempre più velocemente. Secondo un'ipotesi ha già superato l'88%

Di Davide Leveghi - 19 marzo 2021 - 09:50

VENEZIA. Un caso di variante nigeriana rilevato in Veneto. A comunicarlo è l'Istituto zooprofilattico delle Venezie, che nell'ultimo report sulla presenza delle mutazioni in regione ha riportato anche la comparsa di questa variante, precedentemente emersa nel Bresciano. In particolare, il caso riguarderebbe il territorio dell'Ulss 4, quello del Veneto orientale, e il contatto di una persona positiva rientrata dal Paese africano.

 

A essere contagiata è stata una donna residente nel Sandonatese, il cui campione, analizzato a inizio febbraio, ha dato esito positivo alla variante B.1.525, contraddistinta da mutazioni nella proteina Spike. L'attuale mancanza di studi su questa variante non permette di comprendere quali siano le effettive conseguenze e la portata epidemiologica. Nondimeno, appare possibile che tale variante, così come quelle brasiliana e sudafricana, possa ridurre la capacità neutralizzante degli anticorpi.

 

Rispetto a queste ultime due mutazioni, in Veneto ha fatto capolino solo la prima. Due campioni prelevati tra fine gennaio e inizio febbraio nelle province di Padova e Venezia da pazienti appartenenti ad un singolo cluster di infezione apparterrebbero alla variante brasiliana P1, mentre un campione prelevato a febbraio apparterrebbe alla variante brasiliana P2, con mutazioni, in entrambi i casi, nella proteina Spike.

 

Ad ogni modo, nessuno dei pazienti infettati da questa mutazione aveva effettuato recenti viaggi all'estero o avuto contatti con pazienti provenienti dall'estero. La variante P1, nondimeno, si caratterizza per una maggiore trasmissibilità e una maggiore resistenza all'attività neutralizzante del plasma di individui guariti dall'infezione e del siero di individui vaccinati.

 

Secondo il monitoraggio svolto dall'Istituto superiore di sanità, infine, la presenza della variante inglese in Veneto sarebbe passata dalla prima sorveglianza a quella effettuata a febbraio dal 17% al 56,6%. L'ipotesi, seppur in mancanza a fine mese di ulteriori indagini di prevalenza, è che questa mutazione possa aver ancora aumentato la sua presenza sul territorio regionale, raggiungendo circa l'88,4% dei campioni rilevati.

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