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Coronavirus, tra ottobre e dicembre in Trentino la crescita più alta di decessi d'Italia (+65,4% rispetto alla media dei cinque anni precedenti). Nel 2020 secondo solo alla Lombardia

E' il Trentino il territorio che ha registrato in Italia il maggior eccesso di mortalità nel periodo ottobre-dicembre 2020 (+65,4%). Su tutto l'arco dell'anno, invece, la Provincia di Trento è seconda solamente alla Lombardia, con un 29,9% in più rispetto al 36,6% registrato dal vicino lombardo

 

Di Davide Leveghi - 06 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. Secondo solo alla Lombardia, è il Trentino il territorio che ha registrato l'incremento maggiore di mortalità nell'anno 2020 rispetto al quinquennio precedente (2015-2019). E' questo il quadro che emerge dal report redatto dall'Istituto superiore di sanità e dall'Istat, che nel quinto rapporto su “l'impatto dell'epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente nell'anno 2020” (consultabile QUI) illustra quanto il territorio provinciale sia stato duramente colpito dalla pandemia.

 

Come e quanto la pandemia ha impattato sulla mortalità in Italia? E' questa la domanda che sostanzia il rapporto. E dando una veloce scorsa ai dati, il quadro dei decessi nell'anno 2020 appare subito nelle sue impressionanti dimensioni. L'anno appena passato, infatti, ha fatto registrare il totale di decessi più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra. Sono 746.146 le morti registrate, pari a 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019, per un 15,6% di eccesso.

 


 

Nella sola piccola provincia di Trento, che conta poco più di mezzo milione di persone, il tasso di mortalità nel 2020 è cresciuto del 29,9%. Secondo i dati a disposizione di Iss e Istat, su 6626 decessi registrati in tutto l'anno in Trentino, ben 942 sono dovuti al Coronavirus. L'incremento maggiore è stato registrato nel periodo ottobre-dicembre, dove percentualmente i decessi sono cresciuti del 65,4% rispetto al quinquennio 2015-2019. Su 2127 decessi registrati, ben un quarto è riconducibile al virus (536).

 


 

Anche nel periodo marzo-maggio l'incremento ha registrato un +53,1% rispetto ai 5 anni precedenti, con 402 decessi su 1969 totali riconducibili al Covid, mentre il periodo giugno-settembre ha segnato una fase di tregua provvisoria, con “solamente” 4 decessi riconducibili al Covid su 1605 totali.

 

Guardando i dati provinciali attraverso la lente della mortalità nazionale, i dati trentini appaiono ancora più impressionanti. Questo perché la Provincia di Trento è, come accennato, il secondo territorio in Italia per eccesso di decessi rispetto al quinquennio 2015-2019 (29,9%), dietro solamente alla Lombardia. Qui l'eccesso di decessi ha fatto registrare una cifra di +36,6%, staccando tutto il resto del Paese.

 


 

Scorporando i dati per trimestri, il Trentino appare come secondo territorio per eccesso di decessi tra marzo e maggio (+53,1%), dietro solo all'impressionante incremento registrato dalla Lombardia (+111,8%, pari a 51.902 decessi, di cui 16.223 legati al Covid-19). Se il secondo trimestre in questione, quello tra giugno e settembre, appare poco rilevante a causa della tregua data dalla pandemia, il caso trentino emerge e si distingue come il territorio per maggior eccesso di decessi nel trimestre ottobre-dicembre: con il 65,4% di decessi in più, il Trentino è il territorio con più morti nella seconda ondata del Coronavirus in Italia.

 

La domanda che sorge spontanea, a cui chiaramente non può rispondere il report, è quanto il mantenimento della provincia in zona gialla abbia impattato sull'alto numero di decessi. Scorrendo i dati, l'impressione è che lo scotto si sia pagato, e non poco.

 

Se il Trentino ha registrato numeri impressionanti sul fronte dei decessi, è bene dare uno sguardo anche ai territori circostanti. I casi della Provincia di Bolzano e del Veneto si inseriscono pienamente nel quadro di un Nord maggiormente colpito rispetto al resto del Paese, anche se con proporzioni decisamente minori.

 

In Alto Adige sono stati registrati 1606 decessi nel periodo marzo-maggio, di cui 286 attribuibili direttamente al Covid (per un aumento percentuale del +45,4%). In Veneto, invece, sono stati 14.764, di cui 1974 per Covid-19 (+19,4%). Nel secondo semestre, tale situazione ha subito una flessione, come nel resto del Paese. In questo senso, dunque, si possono leggere i 1379 decessi, di cui 2 per Covid-19 (+3,5%), e i 15.725, di cui 251 per Covid-19 (+4,5%), nel periodo giugno-settembre.

 

Nell'ultimo trimestre, quello ottobre-dicembre, si sono registrati 1603 decessi, di cui 504 per Covid (+39,1%) in Alto Adige e 18.173, di cui 4891 per Covid (+44,4%) in Veneto. Nell'intero 2020, infine, gli eccessi di mortalità si sono posti rispettivamente al 22,7% in più in Alto Adige (con 5458 decessi, di cui 792 per Covid-19) e al 16,7% in più in Veneto (con 57.836 decessi, di cui 7079 per Covid-19).

 

Quanto, nell'incremento dei decessi in Italia, ha impattato il Covid? Considerando che i primi morti positivi al Covid-19 si sono avuti nel febbraio 2020, tra quel mese e il 31 dicembre 2020 il Sistema di sorveglianza nazionale integrata Covid-19 dell'Iss ha registrato 75.891 decessi. Un numero decisamente dominante se consideriamo l'eccesso di poco più di 100mila vittime rispetto alla media 2015-2019.

 

Tuttavia, premesso che i mesi di gennaio e febbraio 2020 registrano un calo rispetto al quinquennio precedente, per stimare l'impatto dell'epidemia Covid sulla mortalità totale è più appropriato considerare l'eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre. In questo senso vanno letti dunque i dati citati precedentemente. In questo periodo, i decessi crescono di 108.178 unità rispetto alla media dello stesso periodo del 2015-2019. L'eccesso si attesta così al 21%.

 

Il caso trentino rientra pienamente nell'ambito di una zona, il Nord del Paese, maggiormente colpita nel corso della pandemia. Se a livello nazionale i decessi sono incrementati del 10,2%, dal punto di vista geografico l'aumento maggiore è stato registrato nel Nord (+14,5%), seguito dal Centro (+6,8%) e dal Sud (+5,2%). La diffusione epidemica, divisa grosso modo in tre fasi, ha visto una prima ondata (da febbraio a maggio) in cui casi e decessi sono rapidamente cresciuti con forte prevalenza nella parte settentrionale.

 


 

La diffusione si è fatta poi via via più contenuta nella fase di transizione, fra giugno e metà settembre. A partire dalla fine di settembre, l'aumento dei contagi ha dato il via alla seconda ondata, con un cambio netto sia in termini quantitativi che di distribuzione geografica. Gli effetti di questa stessa seconda ondata epidemica sulla mortalità stanno proseguendo nel 2021, dove nel solo mese di gennaio i decessi stimati sono 70.538, 2000 in più rispetto alla media dello stesso mese tra il 2015 e il 2019, 8500 in più rispetto a gennaio 2020.

 

L'eccesso di morti nel solo mese di gennaio 2021 ha raggiunto il 75% nelle regioni del Nord, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che da solo spiegano il 50% dei decessi. Tra gli oltre 70mila decessi di gennaio 2021 in Italia, 12.527 sono quelli dovuti al Covid-19.

 


 

Tracciato il quadro dei decessi per regioni, l'altro dato che emerge dal report riguarda la distribuzione anagrafica. Il contributo più rilevante all'eccesso di decessi dell'anno 2020, rispetto alla media 2015-2019, è dovuto all'incremento delle morti nella popolazione con più di 80 anni, cosa che spiega da sola il 76,3% dell'eccesso di mortalità complessiva. In totale, infatti, le persone con più di 80 anni decedute nel 2020 sono 486.255, 76.708 in più rispetto al quinquennio precedente.

 


 

L'incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega invece un altro 20% dell'eccesso di decessi, con un incremento in termini assoluti di oltre 20mila decessi rispetto al dato medio 2015-2019. Il totale dei decessi, in questo caso, è di 184.708. Dato in controtendenza rispetto al quinquennio in questione riguarda la classe di età 0-49 anni, con decessi calati nel 2020 dell'8,5%. Questo calo è spiegabile con la riduzione della mortalità per alcune delle principali cause che interessano questo segmento di popolazione, come ad esempio quelle accidentali.

 

Ultimo dato riguarda infine l'impatto dell'epidemia sull'eccesso di mortalità totale nei diversi Paesi europei (dati Eurostat). A partire dal mese di marzo, l'eccesso di mortalità italiano è inferiore in Europa a quello spagnolo (20,4% contro il 23,6%), a quello polacco (23,2%), a quello belga (20,8%). Superiore, invece, a quello della Francia (13,2%), della Germania (7%), dell'Olanda (14,7%) e del Portogallo (13,9%).

 


 

Tali differenze, spiegano Iss ed Istat, “possono essere in parte spiegate dalla rapidità di diffusione della prima ondata in alcuni Paesi, dalla velocità di diffusione e dalle diverse misure di contenimento e mitigazione intraprese. Resta tuttavia importante anche la struttura per età delle popolazioni, con i Paesi più 'anziani' maggiormente penalizzati”.

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