Covid, in Trentino record di contagi ma per Fugatti “la quarantena va ripensata”. Eppure non tutti gli esperti sono d’accordo
Nelle scorse ore in Trentino sono stati registrati quasi 900 contagi da Covid-19, ciononostante gli ospedali reggono la pressione. Fugatti: “L’effetto dei vaccini si legge dai dati delle ospedalizzazioni. Le regole sulla quarantena ne devono tener conto”

TRENTO. Nelle ultime 24 ore l’Azienda sanitaria trentina ha rilevato ben 894 contagi da Sars-Cov-2. Il dato più alto di sempre. Proprio oggi si è riunita la task force per discutere sull’aumento dei contagi da un lato, ma anche della sostanziale tenuta del sistema ospedaliero (benché alcuni servizi siano stati sospesi).
“Rispetto a un anno fa – commenta il presidente della Pat Maurizio Fugatti – la differenza la fa l’unica arma di cui disponiamo: i vaccini. Ed il risultato va cercato non tanto nel numero dei contagi, inevitabilmente condizionato dall’insorgenza di continue varianti, ma nel numero delle ospedalizzazioni che pur in questi giorni di picco rimane costante e al momento sotto controllo”.
L’invito delle autorità sanitarie rimane quello di rispettare le regole, distanziamento e mascherina in primis, ma soprattutto di vaccinarsi. “La scienza ci dice che la vaccinazione è efficace – aggiunge Fugatti – per cui i nostri sforzi vanno orientati verso i richiami per la terza dose e verso la somministrazione del vaccino a chi ancora non l’ha ricevuto”.
Nonostante l’elevato numero di contagi la Provincia starebbe valutando di aggiornare le regole che finora hanno disciplinato i comportamenti di chi il virus l’ha contratto o di chi è stato a contatto con un positivo: “È evidente – commenta Fugatti – che occorre evitare di bloccare nuovamente il Paese, quindi la quarantena va ripensata in ragione dell’effettivo rischio che una persona corre. I dati dimostrano che i vaccini rallentano la diffusione del virus e soprattutto riducono la possibilità che l’infezione assuma una forza tale da costringere un ammalato al ricovero in rianimazione”.
L’eventualità di ridurre i tempi della quarantena però non trova d’accordo alcuni esperti fra cui Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata: “Sotto l’aspetto medico-epidemiologico sarebbe un errore, aumentiamo il rischio che persone contagiate possano diffondere ulteriormente il virus. La variante iniziale del coronavirus aveva un tempo di latenza che poteva arrivare anche a due settimane, man mano questo periodo di incubazione è diventato più rapido, ma può arrivare anche a 7 giorni, ridurre la quarantena a meno di 7 giorni è rischioso soprattutto con una variante così contagiosa come questa”.


















