“Serviranno 10 anni prima che il Covid diventi come un raffreddore”, l’infettivologo parla di Omicron, dosi booster, Israele e riduzione della quarantena
Massimo Andreoni, primario di infettivologia, ha affrontato molti temi legati al Covid: “La variante Omicron preoccupa molto per la sua trasmissibilità. Ridurre la quarantena? Sarebbe un errore”

TRENTO. “Il Sars-Cov-2 ci metterà almeno 10 anni prima di diventare come un semplice raffreddore”, così Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata, è intervenuto nella trasmissione “L’imprenditore e gli altri” condotta da Stefano Bandecchi su Cusano Italia Tv.
L’infettivologo durante la trasmissione ha affrontato vari temi. Fra questi anche la variante Omicron: “Mi sembra che si stia consolidando l’idea che Omicron sia un pochino meno virulenta rispetto alla Delta, considerando quante persone vanno in ospedale rispetto al numero dei casi certo, se aumentano tanto i casi aumenteranno comunque anche i ricoveri – piuttosto, prosegue Andreoni – preoccupa molto la trasmissibilità di questa variante, che è già dominante in Italia considerando che dovrebbe aver superato il 50%”.
Come sottolinea lo stesso primario di infettivologia, sotto un aspetto puramente epidemiologico, il fatto che il virus possa aver perso virulenza fa piacere agli esperti, “perché noi stiamo aspettando che il virus si adatti sempre di più all’uomo diventando meno aggressivo. Va detto che per diventare un semplice raffreddore probabilmente ci metterà non meno di 10 anni”.
Nel frattempo, in questi giorni si sta discutendo se sia il caso o meno di ridurre la quarantena per i vaccinati con tre dosi. “Sotto l’aspetto medico-epidemiologico sarebbe un errore, aumentiamo il rischio che persone contagiate possano diffondere ulteriormente il virus. La variante iniziale del coronavirus aveva un tempo di latenza che poteva arrivare anche a due settimane, man mano questo periodo di incubazione è diventato più rapido, ma può arrivare anche a 7 giorni, ridurre la quarantena a meno di 7 giorni è rischioso soprattutto con una variante così contagiosa come questa”.
Se l’Italia è alle prese con le terze dosi, in Israele si guarda già oltre. “Israele è già partito con la quarta dose, ma in maniera sperimentale, non perché vi sia effettivamente un’esigenza di quarta dose. Loro cercano di anticipare per capire quanto effettivamente si è protetti”. Un discorso simile può essere fatto per la Francia che sta anticipando la terza dose dopo 3 mesi. “Attualmente – conclude Andreoni – non vediamo malati gravi tra pazienti che hanno fatto la terza dose se non in casi eccezionali, quindi la terza dose funziona benissimo”.


















