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Crisanti avverte: variante veneta invisibile ai tamponi antigenici. Rappresenterebbe il 20% delle mutazioni presenti in regione

Il virologo ha spiegato al Mattino di Padova che ''già mesi fa avevamo notato la presenza di positivi al molecolare, con una carica virale elevatissima, che risultavano negativi agli antigenici''. Ora la conferma

Di Luca Pianesi - 03 marzo 2021 - 10:55

PADOVA. Sarebbe totalmente invisibile ai tamponi antigenici e rappresenterebbe il 20% delle mutazioni presenti in Veneto. Andrea Crisanti lancia un nuovo allarme per il suo territorio d'origine e, come ormai abbiamo imparato tutti, anche per il resto del Paese visto che la pandemia corre e buona parte delle varianti ancora di più del virus originario.

 

Quella di cui parla il direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, che ha traghettato il Veneto nella prima ondata fuori dalla tempesta e ha collaborato alla campagna di screening anti-Covid Sardi e sicuri, che in queste settimane ha reso la Sardegna la prima regione italiana ''bianca'', è una delle due nuove mutazioni del virus isolate anche dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie considerate autoctone: due varianti venete una delle quali ''schermata'' ai tamponi antigenici.

 

''Già mesi fa avevo sottolineato la presenza di positivi al molecolare, con una carica virale elevatissima, che risultavano negativi agli antigenici - ha spiegato Crisanti al Mattino di Padova -. Avevo ipotizzato che ci trovassimo di fronte a varianti invisibili ai test rapidi. I dati di cui disponiamo ora dimostrano che queste varianti, prima una minoranza, rappresentano ora il 20% delle mutazioni presenti in Veneto e sono totalmente invisibili agli antigenici''. L'appello di Crisanti è di usare i test rapidi in maniera intelligente (quindi essenzialmente in presenza di sintomi) e comunque senza dimenticare l'importanza del molecolare che resta lo strumento più efficace per capire se il virus c'è o meno. 

 

Il virologo spiega quindi che la variante sarebbe invisibile al test antigenico perché questo tipo di test riconosce una specifica proteina del virus (M) che questa variante ha mutato. Ecco che, allora, l'attenzione deve restare massima. In Veneto, lo zooprofilattico ha isolato 17 varianti, 4 considerate ''preoccupanti'': l'inglese (presente nel 18% dei nuovi casi, più contagiosa rispetto al virus originario), la brasiliana (più contagiosa e si sospetta più resistente ai vaccini), la francese e la spagnola (QUI APPROFONDIMENTO). E poi ci sono anche le due varianti venete. Il virus si rinnova, cambia, per essere più veloce e più resistente, per sopravvivere. E' quindi fondamentale vaccinare più persone possibili nel più breve tempo possibile per evitare di lasciargli il tempo di cambiare ancora. 

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