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Dal commercio online alle grandi catene, gli alimentari al dettaglio alle prese con la crisi: ''I negozi di vicinato presidio importante da salvare''

In Trentino sono circa 1.500 gli esercizi commerciali di generi alimentari, 820 dei quali non specializzati e 680 specializzati. Gli ipermercati sono passati dai 3 del 2010 ai 6 del 2020; i discount da 2 a 11, i supermercati da 193 a 178 mentre i negozi specializzati sono passati da 760 a 680, con un calo considerevole nei settori carne (-33%) e pane e prodotti da forno (-21%)

Pubblicato il - 01 dicembre 2021 - 19:27

TRENTO. Dalla crescita del commercio online anche per generi alimentari al calo del numero degli esercizi specializzati. Sono queste alcune criticità che sono state evidenziate dell’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino nel corso dell'incontro l’incontro dal titolo “Il futuro dei dettaglianti dell’alimentazione: categoria in via d’estinzione?”.

 

Il dettaglio alimentare è un settore che, in questi anni, viene attraversato dai cambiamenti tipici del commercio più in generale, generati anche dal cambio di abitudini dovuti al Covid-19, ma che mantiene alcuni tratti caratteristici peculiari: attenzione al cliente, fidelizzazione, qualità nell’offerta.  La presidente nazionale Fida - Federazione italiana dettaglianti alimentari Donatella Prampolini, ha spiegato l'attività portata avanti nell’ultimo biennio, legata soprattutto all’emergenza coronavirus: “I nostri negozi non sono stati chiusi nemmeno mezza giornata - ha detto - sottolineando l’importanza che rivestono per la comunità le strutture come le nostre. Il supermercato di quartiere mantiene la leadership nelle preferenze dei consumatori, seguito dal grande ipermercato che, tuttavia, in tendenza sta perdendo posizioni. Il nostro compito è affiancare gli imprenditori e offrirgli tutti gli strumenti necessari a valorizzare e far crescere la loro azienda”.

 

Lo sviluppo delle aziende del settore della distribuzione al dettaglio alimentare ha portato negli ultimi anni ad una nuova formula distributiva che consiste nella vendita di grandi volumi di prodotti su elevata superficie di vendita. “Siamo passati da una capillare rete commerciale ad una distribuzione più concentrata – ha spiegato il presidente della categoria Nicola Ribaga - sia in termini spaziali che strutturali, con l’effetto di innescare una desertificazione commerciale, ossia la scomparsa nei piccoli centri del servizio di prossimità. Nelle aree rurali e nei centri storici delle nostre città le attività commerciali al dettaglio hanno sempre svolto e continuano tutt’ora un ruolo molto importante in quanto, spesso, rappresentano l’unico punto di aggregazione e servizio per l’intera comunità. Con la creazione di questi centri concentrati in luoghi periferici e isolati si è creata un contesto sfavorevole per gli esercizi di piccola dimensione”.

 

“A questa sfida – ha continuato - lanciata dalla grande distribuzione dobbiamo reagire, acquisendo un ruolo attivo finalizzato alla conquista dei clienti attraverso l’uso di idee innovative, specializzazioni di servizio e prodotto, la qualità e la competenza, il trattamento personalizzato con il cliente, tutte competenze che tipicamente, non si sperimentano presso i punti vendita della grande distribuzione moderna”.

 

In Trentino sono circa 1.500 gli esercizi commerciali di generi alimentari, 820 dei quali non specializzati e 680 specializzati. Gli ipermercati sono passati dai 3 del 2010 ai 6 del 2020; i discount da 2 a 11, i supermercati da 193 a 178 mentre i negozi specializzati sono passati da 760 a 680, con un calo considerevole nei settori carne (-33%) e pane e prodotti da forno (-21%). Nei 5 comuni più popolosi (Trento, Rovereto, Riva del Garda, Arco e Pergine) il negozio specializzato registra un -12% nel numero ma una crescita della superficie media da 40 metri quadri a 50. Nel resto della provincia gli esercizi commerciali sono diminuiti dai 389 del 2010 ai 312 del 2020, mentre la superficie media è rimasta invariata a 40 metri quadri.

 

Gli addetti sono rimasti pressoché invariati (circa 4.500) per l’esercizio non specializzato, mentre sono calati da 1.200 a 980 per gli esercizi specializzati. “Dobbiamo proporre con forza - ha commentato il presidente della categoria degli alimentaristi Nicola Ribaga - alle amministrazioni comunali strumenti concreti per dare un’effettiva dimensione concorrenziale anche agli esercizi commerciali che sono il punto di riferimento delle comunità periferiche. Facciamo un richiamo alla politica che garantisca un ambiente concorrenziale, ma ben diversificato, tra media e grande distribuzione e micro- aziende, a garanzia di tutte le imprese, anche quelle familiari e di prossimità. Negli ultimi 10 anni, pre Covid, questa evoluzione commerciale ha ampliato il fenomeno delle chiusure dei piccoli negozi di vicinato”.

 

Fondamentale anche il ruolo sociale dei negozi che con il passare degli anni, a causa anche della trasformazione sociale in atto, è venuto a mancare. “La paura di uscire di casa nelle strade rese buie dalle insegne spente dei negozi e l’assenza di piccoli negozi che assolvevano anche al compito di agenzie sociali dove incontrarsi e ricostruire relazioni di vicinato – ha continuato Ribaga - hanno portato all’isolamento delle fasce più anziane della popolazione e dei giovani che non trovano più centri di aggregazione nei quartieri. II nostro obiettivo è quello dell’equilibrio fra la piccola e grande distribuzione, fra commercio fisso e ambulante, fra tradizione e modernità, fra centri storici e periferia, con l’attenzione alla qualità dei prodotti e dei negozi”.

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