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Dallo spaccio della droga il sodalizio in Trentino tra malavita italiana e nigeriana. L'esperto: ''La pandemia non ha indebolito la capacità di integrazione tra criminalità locale e etnica''

Nelle scorse ore la maxi operazione dei carabinieri di Trento che ha disvelato una collaborazione tra criminalità locale ed etnica. Massimo Kunle D'Accordi "La criminalità nigeriana si è ritagliata ampi spazi d'azione nell'importazione e nella commercializzazione della droga, principalmente eroina e cocaina, nelle aree urbane” una sorta di 'qualità professionale' sfruttata dai malviventi autoctoni

Di Giuseppe Fin - 14 ottobre 2021 - 06:01

TRENTO. Chili e chili di droga che da un vero e proprio “centro nazionale di smistamento”, gestito da un gruppo di italiani su Roma arrivava in Trentino e in diverse altre province del Nord-Est per essere poi gestita e spacciata da gruppi di nigeriani.

 

“Acqua Verde” è il nome dell'ultima operazione portata a termine nelle scorse ore dai Carabinieri di Trento (QUI L'ARTICOLO). Un intervento importante che ha portato a galla un elemento preoccupante: il vero e proprio sodalizio tra la criminalità italiana e quella etnica. Una unione di forze che con la pandemia non si è indebolita ma, anzi, è aumentata per riuscire ad essere più pervasiva.

 

Criminalità organizzata, con una struttura ben delineata, in grado sempre di assicurare la protezione agli affiliati, sia sul piano dell’assistenza legale, per le vicissitudini giudiziarie, sia per la difesa fisica degli adepti dai gruppi criminali concorrenti.

 

“L’integrazione fra criminalità autoctona e straniera può condurre a interessi comuni tra diverse matrici criminali o mafiose” ci spiega Massimo Kunle D'Accordi, giurista, ricercatore e consulente in materia di immigrazione, nato in Nigeria e cittadino italiano, è un esperto di organizzazioni criminali nigeriane. Ha svolto ricerche scientifiche in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa occidentale, in materia di organizzazioni criminali transnazionali, tratta di esseri umani, traffico di migranti, traffico di sostanze stupefacenti e pirateria marittima. “La criminalità nigeriana – prosegue - si è ritagliata ampi spazi d'azione nell'importazione e nella commercializzazione della droga, principalmente eroina e cocaina, nelle aree urbane” una sorta di 'qualità professionale' sfruttata dai malviventi autoctoni.

 

 

Dottor D'Accordi, in Trentino abbiamo assistito a diverse operazioni che vedono protagonista la criminalità italiana. Abbiamo la presenza anche della 'Ndrangheta in Trentino portata a galla da operazioni importanti come ''Free Land'' e “Perfido''. Dall'altro lato, però, assistiamo alla presenza di criminalità di varie etnie a partire da quella nigeriana. Nell'ultima relazione dell'Antimafia si parla di sodalizio anche sul nostro territorio; dalla sua esperienza si sente di confermarlo?

Il monitoraggio informativo sulle organizzazioni criminali di matrice etnica attive nel territorio nazionale, come si evince dai più recenti studi e reports, rivela che le formazioni nigeriane, benché colpite nel recente passato dall'azione di contrasto, restano la componente criminale straniera più strutturata, ramificata e pervasiva. La strategica posizione geografica della regione Trentino-Alto Adige posta sull'asse di comunicazione Italia-Austria-Germania suscita l'interesse della criminalità straniera e, in particolare, di quella nigeriana, che è particolarmente attiva nella commissione di reati quali il traffico e spaccio di stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la tratta di persone, anche di minorenni, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, al lavoro nero e all’accattonaggio forzoso. Tuttavia, è necessario ampliare l’analisi e tenere presente che nei contesti di origine le compagini nigeriane hanno una consolidata esperienza e un pronunciato dinamismo nei settori delle rapine a mano armata e dei sequestri di persona a scopo di estorsione. È importante agire subito sul piano della prevenzione e del contrasto, senza sottovalutare il fenomeno. Sia a livello nazionale che locale, le forze di polizia agiscono con grande competenza, in modo efficace e tempestivo, portando a termine importanti operazioni di contrasto ai fenomeni in questione.

 

Come si è sviluppato, in dettaglio, questo genere di sodalizio fra criminalità e quali ambiti riguarda? Come si articola la gerarchia nella collaborazione fra criminalità straniera e autoctona? In altre parole, chi comanda?

La posizione geografica dell’Italia, che rappresenta uno “snodo” nevralgico per gli spostamenti da e per l'Europa, agevola lo stanziamento di formazioni delinquenziali di matrice straniera attive nella commissione dei più comuni reati predatori, nel traffico e nello spaccio di droga, nel contrabbando di sigarette e nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Tra i sodalizi etnici dei quali è stato rilevato il coinvolgimento nel narcotraffico sono risultati maggiormente strutturati quelli albanesi e nigeriani, questi ultimi sono attivi anche nello spaccio al dettaglio. Sono tuttavia presenti anche gruppi rumeni e maghrebini. Meno forti e strutturati rispetto alle consorterie albanesi e nigeriane, che gestiscono i traffici di eroina e cocaina, i sodalizi maghrebini sono principalmente dediti al traffico di hashish. Singoli soggetti di origine magrebina provvedono inoltre allo spaccio al dettaglio di ogni tipo di stupefacente, in qualità di manovalanza di organizzazioni multietniche più strutturate. Nei luoghi dove le mafie autoctone sono storicamente presenti, la criminalità straniera lavora in condizioni di appalto o subappalto. In alcune città del nord Italia, i gruppi criminali stranieri più strutturati come i secret cults nigeriani, data l’affermazione della loro forza nelle aree di spaccio, sono in grado di stringere e/o sciogliere accordi con le mafie locali.

 

Siamo davanti, paradossalmente, ad una più veloce “integrazione” fra criminalità autoctona e straniera rispetto a quanto avviene fra comunità locale e comunità migrante nel suo complesso? Se esiste questa efficace integrazione, quale “valore aggiunto” può portare la devianza migrante alla criminalità organizzata italiana?

La crisi economica e sociale dovuta alla pandemia Covid-19 ha reso più difficile il processo di integrazione fra comunità locale e comunità migrante, tenuto conto, tra l’altro, della scarsità di risorse dedicate ai progetti di accoglienza e di inserimento sociale a favore dei migranti. L’integrazione fra criminalità autoctona e straniera può condurre a interessi comuni tra diverse matrici criminali o mafiose. È il caso non solo del traffico di stupefacenti, ma anche del contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, oppure si pensi all’attivismo criminale nel settore dei giochi e delle scommesse o al traffico di rifiuti, che a livello internazionale comporta la realizzazione di stabili ed efficaci meccanismi criminali di collaborazione e di interscambio informativo.

Inoltre, si pensi alla presenza della criminalità organizzata, sia autoctona che straniera, nelle aree in cui si concentra la raccolta stagionale in agricoltura, che ha concorso allo sviluppo di relazioni affaristico-criminali connesse ai cicli della stagionalità, finalizzate anche ad assicurare il tempestivo spostamento dei migranti all’interno del territorio nazionale per corrispondere alle contingenti richieste di manodopera.

 

La collaborazione fra diverse organizzazioni criminali può essere un’arma in più per le mafie per arrivare a nuovi mercati “non tradizionali”?

La presenza su un territorio di gruppi criminali autoctoni e di sodalizi criminali stranieri può condurre a una coesistenza basata sulla reciproca convenienza e su equilibri di forza mutevoli. L'azione criminale dei gruppi nigeriani è orientata soprattutto verso gli stupefacenti. In tale settore la criminalità nigeriana si è infatti ritagliata ampi spazi d'azione nell'importazione e nella commercializzazione della droga, principalmente eroina e cocaina, nelle aree urbane. Occorre prestare molta attenzione al fenomeno, perché in alcune aree verdi cittadine si registra l'operatività dei criminali nigeriani anche nello smercio di droghe sintetiche come, per esempio, lo shaboo, una droga potentissima che crea una dipendenza immediata. Tra l'altro, svariate indagini hanno disvelato l'esistenza di organizzazioni criminali nigeriane, di carattere transnazionale, dedite alle truffe on line, in particolare le c.d. truffe “love scam”, in danno di donne europee e americane.

Le mafie autoctone ('ndrangheta, Cosa nostra, organizzazioni criminali campane, criminalità organizzata pugliese) hanno interesse a trarre profitto dall'impatto dell'emergenza pandemica e, segnatamente, a condizionare gli operatori economici in difficoltà e a tentare di intercettare i finanziamenti, nazionali ed europei, connessi ai piani di rilancio. Vi è la propensione delle organizzazioni criminali autoctone più competitive a consolidare ed espandere gli spazi di inserimento nel tessuto economico, reinvestendo nei circuiti legali i proventi delle attività illecite, sfruttando inefficienze e vulnerabilità gestionali a livello locale e sviluppando reti collusive e corruttive funzionali all'inquinamento dei processi decisionali pubblici. I principali settori d'interesse delle mafie autoctone sono: turistico-alberghiero, ristorazione, edilizia, gioco online, settore sanitario, filiera agroalimentare, infrastrutture (servizi portuali, appalti stradali e trasporti), energie alternative e ciclo dei rifiuti.

È quindi importante lo sviluppo di un'attenta attività di prevenzione mirata anche ad evitare stabili collaborazioni tra le diverse formazioni criminali e a innalzare l'attenzione su questi fenomeni criminali da parte della società civile.

 

Parlando di criminalità nigeriana e più in generale straniera, la pandemia cosa ha cambiato?

Anche in tempi di pandemia, i clan stranieri hanno mostrato persistente vitalità, grazie alla loro capacità di adattarsi ai mutamenti di contesto e all’approccio pragmatico al business criminale finalizzato a fare soldi da riciclare in operazioni “pulite”, principalmente nel contesto di origine. La crisi economica determinata dal perdurare dell'emergenza sanitaria in corso ha reso ancor più vulnerabili una parte dei migranti arrivati sul territorio nazionale negli ultimi anni, segnatamente quelli che non hanno reti familiari di sostegno e vivono in condizioni di precarietà sia per quanto riguarda i documenti, sia per quanto riguarda il lavoro e l'alloggio. In situazioni di emergenza, le persone più fragili, per motivi di sopravvivenza quotidiana, possono trovarsi costrette a rivolgersi alle organizzazioni criminali, che garantiscono un “welfare mafioso” veloce ed efficiente. Attenzione però, perché quando l'organizzazione criminale opera con modalità mafiose, come nel caso dei secret cults nigeriani, i soggetti più fragili sotto il profilo economico-sociale possono essere costretti dalle stesse compagini a commettere attività illecite come il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, oppure possono diventare vittime di tratta di persone e di sfruttamento a fini sessuali o lavorativi.

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