In Trentino non solo la 'Ndrangheta, la mafia nigeriana ha conquistato lo spaccio della droga. L'esperto: ''La pandemia ha dato alla criminalità nuova manovalanza''
Massimo Kunle D'Accordi uno dei massimi esperti in Italia di mafia nigeriana a il Dolomiti: "E' importante continuare a suonare un campanello d’allarme alle istituzioni politiche, perché le numerose operazioni delle forze di polizia dimostrano che la mafia nigeriana sta attuando un preciso progetto di infiltrazione nel territorio nazionale, tramite i pericolosissimi cults. Oggi la droga, la tratta di persone e lo sfruttamento della prostituzione; in futuro i sequestri di persona che in Nigeria sono all'ordine del giorno”

TRENTO. “A Trento, oggi, il traffico di droga e lo spaccio sono in mano alla criminalità nigeriana. Non c'è, al momento, altra mafia potente come la 'ndrangheta o la camorra che possa contrastarla. L'attenzione deve rimanere alta perché gli anni della pandemia hanno permesso a questa criminalità di attingere a nuova manovalanza”. E' un monito chiaro quello che arriva da Massimo Kunle D'Accordi, giurista, ricercatore e consulente in materia di immigrazione, uno dei massimi esperti in Italia di mafia nigeriana.
Se in passato si parlava del Trentino come terra di conquista per la mafia nigeriana oggi il radicamento di questa criminalità è confermato dalle operazioni delle forze dell'ordine fatte negli ultimi anni e che hanno portato a galla tutti gli elementi distintivi di una delle mafie più pericolose esistenti. Una mafia che sfrutta la disperazione e che proprio per questo si sta nutrendo oggi più che mai delle fragilità di chi si è trovato in strada dopo aver perso il lavoro e la casa in questa crisi causata dal Covid. Non solo la 'ndrangheta deve spaventare il Trentino.
“Ormai – spiega a ilDolomiti D'Accordi – è acclarato che la criminalità nigero-cultista è un fenomeno che ha messo piede anche sul nostro territorio ed è espressione di ingegneria criminale transnazionale, finalizzata alla colonizzazione criminale del territorio italiano. Lo confermano le operazioni delle forze di polizia che dimostrano la loro bravura e la loro professionalità ad agire in maniera tempestiva ed efficace, ma lo vediamo anche ulteriormente nell'ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia”.
Le conferme non mancano. Il 12 gennaio dello scorso anno l’operazione “Underground” conclusa dalla Polizia di Stato ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un sodalizio di matrice nigeriana, con base a Verona ma dedito a controllare lo spaccio al dettaglio a Trento. Tra i 16 arrestati figurano 3 donne attive anche nello sfruttamento della prostituzione. I vertici dell’organizzazione, un uomo e una donna (madre e figlio) residenti a Verona impiegavano parte dei proventi illeciti per acquistare partite di eroina e cocaina a Vicenza. Le attività investigative hanno evidenziato che proprio nella città scaligera, luogo in cui veniva stoccata la droga pronta per essere poi consegnata ai corrieri che giornalmente si dirigevano a Trento, si tenevano riunioni tra i capi e i sodali spesso per dirimere i contrasti tra i vari pusher, per la suddivisione delle zone di spaccio a Trento, nonché dei proventi dello spaccio e per stabilire la percentuale da accantonare per sostenere le spese legali dei consociati nel caso fossero stati tratti in arresto.
Persone nigeriane le troviamo anche in un'altra operazione recente, denominata “Matrioska” con la quale Guardia di finanza e Polizia di Stato avevano disvelato l’operatività di un gruppo multietnico di hacker specializzati nella tecnica del Business Email Compromise. Le successive indagini hanno consentito di individuare una rete di hacking che interessava varie regioni del nord-Italia, nonché di eseguire il 30 gennaio 2021 un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un italiano e un nigeriano responsabili del riciclaggio del provento illecito.
Violenza, forza intimidatrice, coesione criminale, controllo della propria comunità, droga, prostituzione, animismo e anche dark web. Sono solo alcuni dei caratteri che ha dimostrato di avere questa mafia nigeriana che a spallate anche sul nostro territorio sta prendendo sempre più spazio. Un radicamento che in qualche modo, nutrendosi anche e soprattutto della disperazione delle persone, riesce a costruire una sorta di “economia parallela” fatta di profitti illegali, veloci e sostanziosi, che fanno gola a chi non ha un lavoro, non ha un soldo, e magari una famiglia lontana che attende aiuti. Lo spaccio, per esempio, è dimostrato ormai essere campo d'azione nigeriano anche sulla piazza di Trento. “Un ringleader – spiega l'esperto Massimo D'Accordi – in una piazza come quella della città di Trento attraverso la gestione del traffico e dello spaccio riesce a raggiungere dai 5 ai 6 mila euro netti al mese. E consideriamo che una piazza come questa città ne frutta dai 160 mila ai 180 mila euro al mese. E' una terra ricca e la domanda di sostanze stupefacenti è molto alta. A queste cifre vanno aggiunti i proventi delle altre attività criminali come la tratta di persone e lo sfruttamento della prostituzione, ma anche le truffe telematiche. Si tratta complessivamente di cifre molto alte, che fortificano le compagini criminali nigeriane”.
Ed è ancora una volta la Dia nell'ultima relazione pubblicata a spiegare che la favorevole posizione geografica del Trentino-Alto Adige va ad agevolare lo stanziamento di formazioni delinquenziali di matrice straniera “attive – viene spiegato - nella commissione dei più comuni reati predatori, nel traffico e nello spaccio di droga, nel contrabbando di sigarette e nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina spesso finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Tra i sodalizi etnici dei quali è stato rilevato il coinvolgimento nel narcotraffico risulterebbero maggiormente strutturati quelli albanesi e nigeriani attivi anche allo spaccio al dettaglio”.
Ed è questa posizione di confine a spiegare uno dei motivi per cui negli ultimi anni il Trentino-Alto Adige è una delle tre regioni in Italia dove la comunità nigeriana è aumentata. Una crescita di numeri che spesso sfuggono anche in parte alle stime ufficiali e che rendono ancora più critica la situazione se queste persone che arrivano sul territorio si trovano per strada senza un lavoro se non quello che trovano diventando manovalanza della criminalità.
LA CRIMINALITA' NIGERIANA IN TRENTINO
I dati statistici rilevano che gli stranieri residenti in Italia con cittadinanza nigeriana nell'ultimo rapporto considerato dalla Direzione investigativa antimafia sono oltre 113 mila a fronte dei 114 mila dell'anno precedente. Sul territorio nazionale si è assistito ad un decremento che non si registra tuttavia in tutte le regioni. In particolare la Puglia, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia fanno registrare aumenti della popolazione nigeriana residente superiore o pari al 4%.
“Per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige – spiega a ilDolomiti Massimo D'Accordi – va considerata la posizione di confine verso gli altri Paesi europei e la vicinanza con regioni come il Veneto, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, che assieme contano il 42% del numero di presenze nigeriane in Italia. Un fattore attrattivo può essere anche l'avere a disposizione un sistema sociale che possiamo dire innalzato rispetto ad altri territori. Occorre poi osservare che molti nigeriani che arrivano in Italia si trovano davanti ad una burocrazia lentissima.
Decidono così di trasferirsi in Germania. Qui, però, quando arrivano non ricevono i documenti essendo stato il loro primo punto di approdo l'Italia e quindi vengono rimandati indietro. Così ritornano attraverso il Brennero e il Trentino-Alto Adige è il territorio dove per primi mettono piede e spesso decidono di fermarsi”. La stessa situazione riguarda un'altra terra di confine come il Friuli-Venezia Giulia, mentre per quanto riguarda la Puglia a far crescere la presenza della comunità nigeriana è la richiesta di manodopera nel settore agricolo.
Questo aumento della comunità nigeriana va a collimare con una situazione nel mercato del lavoro negativa creando effetti devastanti. L'ultimo rapporto nazionale sulla Comunità Nigeriana in Italia spiega che i dati disponibili sul mercato del lavoro mettono in luce come le condizioni occupazionali della comunità nigeriana nel nostro Paese presentino più di una criticità, a cominciare da un tasso di occupazione di molto inferiore a quello dei cittadini non comunitari nel complesso, oltre a maggiori livelli di inattività e disoccupazione. Chi arriva spesso anche sul nostro territorio non trova un lavoro, non un tetto sotto cui stare ed è così che la criminalità nigeriana pesca all'interno della propria comunità per sostenersi nelle attività illegali.
“Le organizzazioni criminali – spiega D'Accordi - sfruttano le condizioni di fragilità sociale in cui si trovano i nigeriani. La crisi pandemica ha prodotto effetti negativi sull’integrazione sociale e lavorativa dei nigeriani e ha inciso nella perdita di posti di lavoro. Si pensi, per esempio, al turismo in Trentino e quanti in questi anni non hanno più avuto un lavoro e hanno dovuto abbandonare l’alloggio dove vivevano. Per un po' di tempo si riesce a resistere ma poi non avendo qui una propria famiglia, questa lo diventa il gruppo criminale”.
Ed è proprio in questo modo che la mafia nigeriana si continua a nutrire anche in Trentino. “Dobbiamo davvero tenere tutti l'attenzione molta alta. Il Trentino è una terra ricca e la domanda di stupefacenti esiste ed è elevata. Questo sta facendo crescere sempre di più l'interesse della criminalità nigeriana a infiltrarsi e radicarsi per gestire quelle fette di mercato che ormai sono state lasciate libere dalle altre mafie che hanno fatto un salto in avanti nel gestire ben altri traffici e affari, soprattutto di tipo finanziario. Da una parte va detto che la magistratura e le forze di polizia hanno sempre dimostrato una forte attenzione al contrasto della criminalità organizzata nigeriana e che il tessuto trentino può arginare l’infiltrazione dei sodalizi nigeriani. Dall’altra è importante continuare a suonare un campanello d’allarme alle istituzioni politiche, perché le numerose operazioni delle forze di polizia dimostrano che la mafia nigeriana sta attuando un preciso progetto di infiltrazione nel territorio nazionale, tramite i pericolosissimi cults, che ha come unico fine la conquista di settori criminali di interesse; oggi la droga, la tratta di persone e lo sfruttamento della prostituzione; in futuro i sequestri di persona che in Nigeria sono all'ordine del giorno” ha concluso D'Accordi.














