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Droga, arrivavano a Trento in treno e tornavano a Verona con oltre 2 mila euro: una cassa comune per trovare gli avvocati in caso di arresto. Arrestate 16 persone

L'attività investigativa si è svolta principalmente tra Trentino e Veneto, senza dimenticare una ramificazione in Lombardia. La base dell'organizzazione è stata individuata a Verona, un negozio di prodotti etnici, mentre eroina e cocaina venivano immagazzinati nel vicentino. La città di Trento è stata invece indicata come la piazza di distribuzione delle sostanze stupefacenti

Di Luca Andreazza - 12 January 2021 - 13:38

TRENTO. Tornavano alla base con oltre 2 mila euro al giorno, somme che venivano poi versate in una cassa comune e utilizzate per trovare gli avvocati più idonei e fornire un'adeguata assistenza agli arrestati. Un sodalizio particolarmente organizzato e poco collaborativo, tanto che un arrestato per evitare un accertamento si era lanciato dal secondo piano all'ospedale Santa Chiara di Trento. Dopo oltre 45 mila intercettazioni e 60 appostamenti, sono 16 le persone finite in carcere nell'operazione "Underground". 

 

"E' importante colpire gli spacciatori - commenta Claudia Cracovia, questore di Trento - ma è fondamentale risalire la filiera per fermare il mercato. E' stata smantellata un'organizzazione di matrice nigeriana, questo è un segnale che le istituzioni e la Procura sono molto attente: un successo importante, ma guardiamo alle prossime operazioni. Spazzata via un'attività, gli spazi possono venire occupate da altre organizzazioni". 

 

L'attività investigativa si è svolta principalmente tra Trentino e Veneto, senza dimenticare una ramificazione in Lombardia. La base dell'organizzazione è stata individuata a Verona, un negozio di prodotti etnici in zona XX settembre nell'area dell'ateneo, mentre eroina e cocaina venivano immagazzinati nel vicentino. La città di Trento è stata invece indicata come la piazza di distribuzione delle sostanze stupefacenti

 

"Un'organizzazione di stampo mafioso interregionale e molto gerarchica. Un'attività investigativa particolarmente complessa - dice Sandro Raimondi, procuratore di Trento - in quanto le forze dell'ordine si sono confrontate con persone poco collaborative. Le persone arrestate mostrano inoltre un atteggiamento di arroganza e sfida: spesso ingerivano le dosi per aggirare i controlli. Un comportamento autolesionistico che può avere risvolti tragici che evidenzia anche una certa pericolosità sociale: un sospettato per sfuggire agli accertamenti si è gettato dalla finestra del secondo piano all'ospedale Santa Chiara (Qui articolo)". 

 

Gli investigatori mettono in luce la forte gerarchia di tipo piramidale all'interno dell'organizzazione. Il vertice si trovava nel capoluogo scaligero, Agho Isoken Tina, detta Mamma T, insieme a figlio e cognata gestivano il traffico di droga. Lì si sono prese anche le decisioni sulla suddivisione delle zone di Trento. Gli inquirenti ritengono inoltre che ci fosse un reinvestimento del denaro derivato dallo sfruttamento della prostituzione

 

"Le costrizioni dei capi erano molto forti - aggiunge Tommaso Niglio, capo della squadra mobile - non mancano i riti voodoo e le minacce a familiari nel paese di origine delle persone assoldate in Italia. Anche per queste ragioni gli arrestati sono sempre stati poco inclini a collaborare, una sorta di omertà. Sono stati assoldati prevalentemente i richiedenti asilo perché in condizioni di estrema debolezza, piuttosto che essere scoperti o dover rendere conto al vertice dell'organizzazione preferiscono ingerire le dosi e rischiare la vita".

 

I pusher, una decina quelli che ruotavano intorno al capoluogo trentino, non erano stanziali ma ogni mattina arrivavano da Verona in treno. "Abbiamo operato alcuni arresti in fragranza - spiega Niglio - ma l'obiettivo è stato quello di cercare di risalire la struttura per fermare l'organizzazione. Abbiamo raccolto ulteriori elementi per sviluppare ancora questa indagine. Questo risultato è stato raggiunto dopo circa 45 mila intercettazione e oltre 60 appostamenti. Il sequestro è stato di mezzo chilo di sostanza stupefacente. Una difficoltà di intervenire è quella relativa alle dosi: sono sempre arrivati con quantitativi minimi per soddisfare il mercato attraverso una vendita al dettaglio e di incorrere in caso di controlli nelle sanzioni meno gravi possibili".

 

Un arresto è avvenuto in collaborazione con l'Interpol in quanto attualmente si trova in Francia. "I pusher sono molto mobili - conclude Raimondi - si muovono secondo le esigenze dell'organizzazione. Non ci stupisce questa situazione, la cocaina viene reperita principalmente a Rotterdam e Anversa, mentre l'eroina arriva da est. Questo evidenzia i collegamenti di natura internazionale e ramificati di questo sodalizio. Questa operazione concretizza un obiettivo: piazza Dante deve diventare tolleranza zero per quanto riguarda la droga. Ma non ci fermiamo per continuare a rispondere ai cittadini. Abbiamo in mente delle riunioni puntuali per prevedere una serie di attività di polizia e raggiungere risultati ancora migliori".

 

L'emergenza coronavirus non ha, infatti, avuto grosse ripercussioni sullo spaccio. Cambiano le modalità, i prezzi e i livelli di purezza di alcune sostanze, ma il traffico di droga non si è fermato. Così è successo a Trento come in tutto il resto dell'Italia, dimostrato anche dalle operazioni che carabinieri, polizia e guardia di finanza hanno continuato a portare a termine negli ultimi mesi (Qui articolo).

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