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Edicolanti trentini “salassati” per la distribuzione dei giornali? “Costretti a pagare da 7 anni”. Il danno potrebbe superare il milione di euro

La società che si occupa della distribuzione di riviste e quotidiani in Trentino avrebbe applicato agli edicolanti dei costi non dovuti e per questo è stata sanzionata dalla polizia locale. Ora però tutto è stato bloccato a causa del Covid, anche se i danni potrebbero superare il milione di euro. Marini: “Inammissibile che la parte debole della filiera sia stata costretta a subire costi che non sono di sua competenza”

Di Tiziano Grottolo - 25 marzo 2021 - 18:24

TRENTO. Il settore della carta stampata è da tempo in difficoltà, lo dimostrano i numeri delle copie vendute, quasi sempre in calo, e la chiusura di alcune testate storiche come accaduto per il quotidiano locale “Trentino”, che da gennaio non esce più in edicola. La crisi dei quotidiani coinvolge indirettamente anche le edicole trentine che nel tempo hanno visto ridursi sensibilmente gli introiti derivanti dalle copie vendute, ma i problemi degli edicolanti però non finiscono qui. La società Trento Press Service Srl – dichiara in un’interrogazione il consigliere provinciale Alex Marini non riuscirebbe a sostenere i costi per la consegna dei quotidiani nelle zone più periferiche della Provincia e quindi circa 200 edicole potrebbero rimanere senza la fornitura giornaliera di quotidiani e periodici”.

 

Come se non bastasse gli edicolanti sarebbero stati indebitamente “salassati” dalla Trento Press Service Srl che, come si legge sul sito dell’azienda, stabilisce i titoli e il numero di copie da inviare ai clienti e confeziona i prodotti da consegnare ai trasportatori per la consegna ai punti vendita. Sono circa 400 le rivendite che si appoggiano ogni giorno alla Trento Press Service, in sostanza aggiunge Marini “parliamo della società che si occupa di consegnare i quotidiani alle edicole del Trentino e i suoi soci sono editori e distributori nazionali che fanno riferimento alla Federazione Italiana Editori Giornali che a sua volta rappresenta le aziende editrici di giornali quotidiani, di giornali periodici, di agenzie di stampa, di testate digitali”. Di conseguenza è facile capire i livello di dipendenza che intercorre fra gli edicolanti e chi consegna loro riviste e quotidiani. 

 

La situazione però si è aggravata dopo l’intervento sanzionatorio, confermato da diversi corpi della polizia locale, ai danni della società. Come spiega il consigliere del Movimento 5 Stelle, gli agenti sono intervenuti perché l’azienda responsabile della distribuzione dei quotidiani “non avrebbe ottemperato all’accordo nazionale riguardo all’aggio/compenso riservato agli edicolanti applicando dei costi discriminatori a danno degli edicolanti trentini, sulla base di un accordo locale e unilaterale con la sezione locale del Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia”. L’accordo in questione avrebbe ridotto il guadagno degli edicolanti con un danno, protratto per diversi anni, che complessivamente potrebbe superare il milione di euro.

 

Nel silenzio assordante della stampa locale, noi giornalai trentini abbiamo scoperto che da 7 anni la distribuzione di giornali di Trento ci fa pagare costi aggiuntivi non dovuti, denomi nati contributo di solidarietà che ammontano negli anni fra i 3.000 e i 7.000 euro per ciascuna edicola”, ribadiscono alcuni edicolanti che per paura di ripercussioni preferiscono rimanere anonimi.  “In barba alla legge nazionale e agli accordi di categoria nazionali siamo stati costretti nostro malgrado a contribuire ai costi della distribuzione dei giornali. Quando ce lo imposero 7 anni fa ci dissero che era provvisorio per l’aumento del gasolio”.

 

Anche il Consorzio dei Comuni trentini era intervenuto sulla vicenda: “Abbiamo dato consulenza e supporto giuridico ai Comuni che si trovano in questa situazione – afferma il presidente Paride Gianmoena – per quanto riguarda le multe, che ci sono state, deve comunque essere l’amministrazione locale ad attivarsi tramite un accertamento di polizia. Ricordo che già allora la società che si occupa della distribuzione aveva paventato la possibilità di fare ricorso”. Eppure la vicenda era passata in sordina. Anzi, nell’agosto 2020, era stato lo stesso Sinagi, il sindacato dei giornalai, a denunciare dalle colonne del Corriere del Trentino gli elevati costi di distribuzione dei quotidiani (quelli che dovrebbero essere in carico alla Trento Press Service Srl ma che a quanto pare venivano addebitati anche agli edicolanti). Lo stesso sindacato ipotizzava addirittura la chiusura di 200 edicole a causa di questo problema, suggerendo alla Provincia di “investire” 500.000 euro per coprire le spese della società di distribuzione. In altre parole si chiedeva al pubblico di accollarsi gli oneri di un’azienda privata.

 

“È indubbio – commenta Marini – che la consegna dei giornali in un territorio montano come quello trentino comporti costi notevoli costi, tuttavia è altrettanto necessario prendere atto che a livello nazionale la filiera composta da editori, distributori ed edicolanti non ha messo in atto alcuna ristrutturazione o riorganizzazione. Se all’apice della filiera non vi è stata alcuna strategia per limitare i costi e porre in essere una radicale trasformazione del settore, non è ammissibile che sia la parte debole della filiera a subire costi che non sono di sua competenza”. Nel frattempo, da quanto trapela, la società in questione avrebbe tagliato la voce inerente agli oneri di consegna che non sarebbe più addebitata agli edicolanti. Per il resto si attende di capire come evolverà la situazione: le multe infatti sono state notificate tutte nella zona della Bassa Valsugana, in tutta risposta la società di distribuzione avrebbe presentato un ricorso all’ente capofila il Comune di Borgo. Inoltre, per via dell’imperfetta formulazione della legge non è chiaro se l’eventuale multa dovrà essere applicata una volta o per ciascuna edicola, ad ogni modo Trento Press Service Srl rischia di pagare una cifra importante, senza contare che pure gli edicolanti potrebbero decidere di rivalersi con una causa civile per recuperare il maltolto. Per il momento però, anche a causa della pandemia, tutto è stato congelato.

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