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Giornata contro l'omofobia, Ianeselli e Kompatscher: ''Serve società aperta e tollerante''. Nessun intervento dalla Giunta Fugatti

Oggi è la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia è importante. De Preto: " La Provincia di Trento cosa vuole fare? Vuole continuare essere forza di partito, forza politica o vuole assumere il suo ruolo istituzionale? Il suo ruolo non è quello di rappresentare solo la maggioranza che li ha votati ma di rappresentare quanto più possibile la totalità dei cittadini”

Pubblicato il - 17 May 2021 - 17:47

TRENTO. Rifiuto da parte dei familiari o dei propri pari, la repressione agita attraverso l’isolamento, la reclusione in casa anche ai danni della frequenza scolastica, i tentativi di conversione attraverso pressioni sull’espressione del genere e della sessualità, la violenza verbale e ancora la violenza fisica.

 

L’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia non sono parole che si leggono solamente una volta all'anno. Esistono in Italia, e anche in Trentino, ogni giorno. Spesso non finiscono sulle pagine dei giornali e spesso chi subisce non ha il coraggio di raccontarlo. Ma ci sono e sono insopportabili. I dati diffusi oggi da GayHelpLine.it, il contact center nazionale antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche, bisex e trans gestito dal Gay Center, fotografano quello che sta accadendo nel nostro Paese. Ci sono circa 50 richieste d’aiuto al giorno, fra chat e telefonate. In media 20mila all’anno. Per il 60% provengono da giovani in età fra i 13 e i 27 anni. Sempre fra i giovani, uno su due ha subito moderati o gravi problemi in famiglia in seguito al proprio coming out. Si arriva al 70% se si tratta di rivelare l’identità di genere. Nell’anno della pandemia la situazione è ulteriormente peggiorata. Sono cresciute le minacce ricevute (dall’11% al 28%). C'è poi un sommerso, i tanti ragazzi e le tante ragazze che rinunciano a denunciare.

 

“Quando riusciamo a parlare con qualcuno capiamo l'isolamento e la solitudine che si vive” ha spiegato il presidente di Arcigay Trentino, Lorenzo De Preto sulla situazione che si vive spesso anche sul nostro territorio. Qui è importante la cultura, l'educazione delle persone e avere delle figure di riferimento per non far sentire nessuno da solo. Ed è proprio anche per questo che la 31° Giornata Internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia è importante. Un'occasione in più per la comunità Lgbt Plus di sentirsi unita, a parlare con un sola voce e per le istituzioni di riconoscerla. Lo si fa, ma non basta, anche con i simboli. Uno di questi è la bandiera arcobaleno, la bandiera che fu inventata negli anni Settanta da Gilbert Baker, un artista e attivista per i diritti della comunità gay nato il 2 giugno del 1951 in Kansas e che da allora è stata usata in tutto mondo.

 

Oggi a palazzo Geremia, sede del Comune di Trento, è stata issata la bandiera arcobaleno. Lo stesso è stato fatto a Palazzo Pretorio a Rovereto e nei vari dipartimenti dell'Università di Trento. (QUI L'ARTICOLO)

 

Il riconoscimento istituzionale però non basta – ha spiegato il sindaco Franco Ianeselli - quello che serve è una larga condivisione sociale e insieme una legislazione adeguata che preveda aggravanti specifiche per i crimini d'odio e le discriminazioni contro omosessuali e transessuali. È questo l'obiettivo della legge Zan, approvata alla Camera dei deputati e purtroppo incagliata da troppo tempo al Senato. Speriamo che questa giornata di sensibilizzazione serva a superare veti e resistenze e a far diventare il Ddl Zan una legge della nostra Repubblica”.

 

Il Comune di Trento ha aderito nel 2013 alla rete Ready (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) proprio perché considera le differenze un valore e condanna non solo la violenza, ma anche le parole ostili di chi alimenta il pregiudizio e l'intolleranza nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali.

 

La stessa bandiera sventola da questa mattina in Comune a Bolzano e il presidente della Provincia, Arno Kompatscher ha deciso di farsi fotografare con la bandiera simbolo della lotta contro l’omofobia in occasione di questa giornata. "Il fatto che il disegno di legge venga discusso in Parlamento è una cosa sicuramente positiva – commenta il presidente Arno Kompatscher – in quanto fornisce alla materia la necessaria base giuridica e legislativa. Ma non dobbiamo dimenticarci che una legge, da sola, non basta. Una legge, da sola, non riesce a cambiare l’approccio culturale nei confronti di determinate tematiche. Ciò di cui abbiamo bisogno, ancora oggi, è invece una società che sia finalmente e pienamente aperta e tollerante”. Anche la Provincia di Bolzano fa parte della rete Re.a.dy.

 

Nulla, fino ad ora, è apparso per la Provincia di Trento che nel 2017 aveva aderito alla rete nazionale contro le discriminazioni omofobiche. Nessun simbolo, nessuna parola, nessun richiamo istituzionale alla giornata.

 

“Vorremo solamente che ci fosse una maggiore consapevolezza – spiega a ilDolomiti, il presidente di Arcigay De Preto – e la capacità della Provincia di leggere la realtà attorno, capire che ci sono persone Lgbt+ anche in Trentino. Che sono e meritano una piena cittadinanza come tutti gli altri e le altre. Che non si sta chiedendo alle istituzioni locali chissà quale tipo di impegno, chissà quale tipo di strappo alla regola o strappo istituzionale. No, semplicemente si sta chiedendo di fare, con il supporto delle associazioni e delle amministrazioni assieme, dei piccoli passi che possono permettere una maggiore inclusione nella nostra comunità. Non servirebbe molto”.

 

La bandiera di oggi che espongono i comuni di Trento e di Rovereto e che è stata appesa anche all'Università assieme ad altre numerose iniziative, “sono piccoli segnali” spiega ancora il presidente di Arcigay. “Sappiamo che non risolveranno il problema dell'omofobia e sappiamo che non significa che i comuni con le bandiere saranno esenti a qualsiasi tipo di pratica poco inclusiva. Ma dimostrano un segno, un segnale importante che posso assicurare, è tangibile nella percezione che la comunità  lgbt+  ha per l'amminstrazione che la rappresenta”. La Giunta provinciale, si chiede Lorenzo De Preto, “cosa vuole fare? Vuole continuare essere forza di partito, forza politica o vuole assumere il suo ruolo istituzionale? Il suo ruolo non è quello di rappresentare solo la maggioranza che li ha votati ma di rappresentare quanto più possibile la totalità dei cittadini”.

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