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| 27 nov 2021 | 08:15

Green pass falsi su Telegram in cambio di criptovalute, per i 'clienti' anche la formula 'soddisfatti o rimborsati'. Guardia di Finanza in azione

La Guardia di Finanza è riuscita a smantellare nelle scorse ore una vera e propria organizzazione criminale che operava attraverso Telegram per la vendita di green pass falsi. I truffatori, che assicuravano l’autenticità del green pass grazie a una presunta complicità di personale sanitario e che garantivano agli utenti la formula “soddisfatti o rimborsati”, richiedevano il pagamento del titolo rigorosamente in criptovalute

Green pass falsi su Telegram in cambio di criptovalute, per i 'clienti' anche la formula 'soddisfatti o rimborsati'
di Redazione

TRENTO. Chiedevano il pagamento in criptovalute e ai “clienti” offrivano anche la formula “soddisfatti o rimborsati”. La Guardia di Finanza è riuscita a smantellare nelle scorse ore una vera e propria organizzazione criminale che operava attraverso Telegram per la vendita di green pass falsi.

 

Si tratta di un'operazione che ha volto diverse regioni con perquisizioni che sono avvenute da Nord a Sud, dal Veneto e Liguria alla Puglia e Sicilia.

Si tratta di una indagine del IV Dipartimento (Frodi e Tutela del Consumatore – Cybercrime) della Procura della Repubblica di Milano, coordinata dal Procuratore Aggiunto Eugenio Fusco e diretta dai Sostituti Procuratori Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti. I finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche sono riusciti a individuare i truffatori grazie a innovativi strumenti di investigazione Bot e Avatar, di ultimissima generazione, messi in campo anche grazie all’ausilio fornito dal team di investigazioni informatiche di Group-IB, partner tecnologico di Interpol ed Europol.

 

In poco tempo le forze dell'ordine sono riuscite ad individuare gli amministratori degli account Telegram che promettevano a numerosissimi “clienti” di fornire green pass autentici, muniti di codici QR perfettamente idonei a superare i controlli imposti dalle norme vigenti.

 

I truffatori, che assicuravano l’autenticità del green pass grazie a una presunta complicità di personale sanitario e che garantivano agli utenti la formula “soddisfatti o rimborsati”, richiedevano il pagamento del titolo rigorosamente in criptovalute.


Le indagini hanno consentito di smascherare i membri dell’organizzazione criminale - i quali hanno immediatamente ammesso le proprie responsabilità. Si è anche potuto ricostruirne completamente la rete della clientela e sottoporre a sequestro i profitti illeciti in criptomoneta. Bitcoin ed Ethereum erano quelle preferite.

 

Determinante, infatti, è stato il rinvenimento sui numerosi device degli indagati – sequestrati prima e analizzati poi – di fotografie di documenti di identità e tessere sanitarie di numerosi soggetti, referti attestanti la negatività ai tamponi naso-faringei, attestazioni false di compiacimento di clienti per i green pass contraffatti e, soprattutto, chat da cui emerge, in maniera eloquente, il subdolo modus operandi adottato dall’organizzazione criminale.

 

Numerosissimi gli utenti della rete che, allo scopo di eludere le norme a tutela della collettività emanate dal legislatore per contrastare l’evolversi della pandemia in atto, attratti dall’idea di poter acquistare un green pass senza averne titolo per un costo di 100 euro, oltre ad aver perso la somma pattuita, hanno anche superficialmente condiviso i propri documenti di identità, esponendosi a elevati rischi circa un utilizzo illecito degli stessi.

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