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Green pass falsi in Trentino, avvisi di garanzia per 42 persone (ora sono 86). L'ex candidato sindaco della Lega Nord a Civezzano centro dell'indagine

L'infermiere, per anni figura di spicco del partito di Salvini in Valsugana, secondo gli inquirenti avrebbe ''sfruttato al massimo la situazione emergenziale, approntando una fiorente attività nel campo dello screenig diagnostico per il Covid cogliendo il potenziale economico che si celava dietro alla necessità per gli utenti, principalmente quelli non vaccinati, di munirsi di Green pass''

Di L.P. - 19 April 2022 - 12:02

TRENTO. Avviso di garanzia per 42 persone con l'accusa di concorso in corruzione, falso ideologico e accesso abusivo a sistema informatico, procedendo contestualmente al sequestro preventivo di 48 green pass rafforzati. Continuano le operazioni di indagine delle forze dell'ordine su quella pletora di persone che da mesi sta cercando di aggirare in tutti i modi le regole sul green pass convinte che il vaccino sia qualcosa di spaventoso e spaventevole e così alle 44 notifiche di avvisi di garanzia già fatte a febbraio (per 50 green pass) oggi se ne aggiungono altri 42. La ragione è presto detta: i green pass detenuti da queste persone sono stati illegittimamente conseguiti. 

 

L'incolpazione di queste persone (86 in totale) costituisce, poi, il naturale seguito dell'attività d'indagine avviata all'inizio dell'anno nei confronti di cinque persone, tra cui un infermiere, indagati per associazione a delinquere, che si prestavano, secondo gli inquirenti, a falsificare gli esiti dei test per la diagnosi del Covid, eseguiti da loro nei centri di Pergine e di Trento. Le indagini sono state particolarmente articolate con intercettazioni telefoniche e ambientali e avrebbero portato alla luce un sistema ben strutturato nato dall'intuizione di un'infermiere, ex candidato sindaco della Lega Nord a Civezzano (sia nel 2015 che nel 2020, quando si era riproposto con una civica) Gabrielle Macinati figura di spicco per anni in Valsugana del partito di Matteo Salvini, che secondo gli inquirenti avrebbe ''sfruttato al massimo la situazione emergenziale, approntando una fiorente attività nel campo dello screenig diagnostico per il Covid cogliendo il potenziale economico che si celava dietro alla necessità per gli utenti, principalmente quelli non vaccinati, di munirsi di Green pass''.

 

E' emersa, infatti, una clientela fidelizzata a favore dei quali venivano riportati gli esiti negativi, secondo le regolari cadenze temporali predeterminare con gli stessi al fine di generare certificati verdi. Soggetti che in questo modo ''truffavano'' l'intera società sfoggiando i loro green pass falsi tra lavoro, locali e altri contesti dove erano necessari. Poi, approfittando della sempre più stringente evoluzione delle disposizioni normative volte al contenimento della pandemia, i sodali sarebbero passati alla vendita di ''positività, refertando ''falsi postivi'' per far ottenere il green pass rafforzato ai cittadini truffatori. Il tutto sempre dietro compenso, a seconda, di qualche centinaio di euro.

 

Le persone che hanno ricevuto oggi l'avviso di garanzia sono indagati perché ritenuti colpevoli di aver dato denaro all'infermiere per farsi dare degli atti falsi legati ai test nasali rapidi per ottenere per loro e familiari i green pass rafforzati. In numerosi casi l'infermiere avrebbe certificato la positività senza nemmeno eseguire il test ma semplicemente inserendo i dati del ''cliente'' che gli inviava i dati con foto di tessera sanitaria spedita via Whatsapp. La fama dell'infermiere e del centro di Pergine si era talmente diffusa che numerosi indagati sono anche residenti in Alto Adige e qualcuno anche in Piemonte (ovviamente senza mai essere venuti a Pergine ma ottenendo ugualmente l'esito del test nasale). 

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