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Il caso Lona Lases: il Comune senza candidati sindaco, dove l’inchiesta 'Perfido' ha fatto scoprire la 'ndrangheta al Trentino. Galvagni: ''La guardia non può essere abbassata'

Per le prossime elezioni amministrative del 10 ottobre nessuno a Lona Lases ha presentato una lista. Questo porterà all'ennesima nomina di un commissario. Marco Galvagni: "L'indagine Perfido è stata importante ma io credo che l'influenza della malavita nella gestione amministrativa di questi anni debba essere oggetto di una commissione di accesso antimafia"

Di Giuseppe Fin - 10 September 2021 - 06:01

TRENTO. Un nuovo sindaco a Lona Lases ''non s'ha da fare". E' diventato ormai un caso il comune con circa 900 abitanti che ancora una volta non ha alcun candidato sindaco per le elezioni amministrative che si terranno il 10 ottobre.

 

Martedì scorso, a mezzogiorno, nessuna lista è stata presentata. Dai primi anni Duemila ad oggi la situazione non sembra essere cambiata con un susseguirsi di sindaci e commissari, di elezioni andate a vuoto e di una indagine dell'antimafia che lo scorso anno, grazie all'impegno congiunto delle forze dell'ordine e della Procura di Trento assieme a quella di Reggio Calabria, hanno mostrato come nell’area trentina di Lona Lases, vi fosse l’esistenza di una articolazione ‘ndranghetista. Una cosiddetta 'locale' con ramificazioni poi in tutto il Trentino ma comunque legata alla casa madre calabra ossia alla ‘ndrangheta nelle sue emanazioni locali costituite dalla ‘ndrine Paviglianiti-Iamonte-Serraino egemoni nel territorio di Cardeto, Melito Porto Salvo e Bagaladi.

 

Gli affari erano solo inizialmente quelli rivolti al porfido, ma la 'ndrangheta calabrese radicata in Trentino partendo dalla 'locale' di Lona Lases è riuscita ad insinuarsi in moltissimi settori. 

 

E proprio a Lona Lases avevano base i soggetti con ruoli e funzioni degli affiliati all’interno della 'locale' trentina, al cui vertice, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbe Innocenzio Macheda che sarebbe stato coadiuvato dagli altri esponenti di rilievo come Ambrogio Domenico, i fratelli Pietro e Giuseppe Battaglia, quest’ultimo già nominato come “assessore esterno” al Porfido nella giunta comunale di Lona Lases, da Morello Domenico e da Costantino Demetrio. Tutti imprenditori nel settore del porfido e dell’edilizia. Gran parte di questi si trovano in carcere e, assieme ad altri, il 13 gennaio prossimo prenderanno parte alla prima importante udienza del processo sull'infiltrazione della 'ndrangheta in Trentino. (QUI L'ARTICOLO)

 

“Sono diversi i fatti che hanno portato a vivere la situazione che stiamo vedendo per il comune di Lona-Lases. Ci sono fattori storici, fattori che riguardano la malavita locale che hanno condizionato da ormai moltissimi anni l'intera comunità e questi condizionamenti sono usciti fuori dai confini di questo comune. L'inchiesta è stata importante ma ritengo che la base dovrebbe essere ampliata perché la 'ndrangheta c'è ancora, non è scomparsa”. Le parole sono quelle di Marco Galvagni, già segretario comunale di Lona Lases e dallo scorso ottobre, per un periodo di due anni, impegnato al Ministero dell'Interno.

 

Oltre a questo ruolo è stato anche responsabile per la prevenzione della corruzione del comune di Lona-Lases e anche poi dei comuni di Albiano e Sover, la zona definita il triangolo d’oro del porfido, l’oro rosso. Proprio da qui sono partiti i primi arresti negli scorsi mesi che hanno toccato i fratelli Giuseppe e Pietro Battaglia ma anche altre figure apicali.

 

“Dagli inizi degli anni Duemila – spiega Galvagni – abbiamo visto per questo comune un susseguirsi di commissari. Il problema non è di oggi e questo denota una chiara difficoltà nel reperire amministratori. Questa va unita anche a una compartecipazione di questa situazione di personaggi che oggi sono sotto inchiesta e che le indagini hanno portato a galla i legami con la 'ndrangheta. Le liste che vedevamo presentate in passato probabilmente si alternavano a seconda del loro  appoggio”.

 

Poi c'è un aspetto contingente in cui il Comune dopo lo scioglimento della gestione associata si è trovato in difficoltà per la mancanza di una struttura amministrativa e quindi meno appetibile senza personale. “Adesso i commissari – spiega ancora Galvagni - hanno bandito dei concorsi per coprire almeno due posti base per il sevizio finanziario e quello tecnico e vedremo come andranno”.

 

Il punto della questione, secondo Marco Galvagni, rimane l'influenza che la criminalità a livello amministrativo è riuscita a avere in questi anni e che ha lasciato inevitabilmente la propria impronta.

 

Sulla questione nei mesi scorsi a intervenire era stato anche il parlamentare trentino del M5S Riccardo Fraccaro con una interrogazione attraverso la quale si chiedeva al Ministero dell'Interno lo svolgimento di verifiche e accertamenti circa l'ipotesi di condizionamento dell'attività dell'amministrazione comunale di Lona Lases da parte della criminalità organizzata.

 

“Condivido questa posizione – spiega Galvagni – perché partendo dalla base dell'inchiesta è opportuno allargare le verifiche con una commissione di accesso ministeriale dell'antimafia. Credo ci siano altri aspetti che devono essere presi in considerazione anche se al momento non si evidenziano elementi giudiziari”.

 

Il fenomeno preso in esame dagli inquirenti nell'indagine “Perfido” riguarda un raggruppamento di persone di provenienza della stessa zona della Calabria (comune di Cardeto e altri comuni limitrofi) e sovente legata da vincoli parentali, che a decorrere dagli anni ‘80 si è insediata in Trentino andando con il passare del tempo a radicarsi sempre di più.

 

“Solo una commissione – conclude Galvagni – può stabilire a quali livelli è arrivata l'influenza amministrativa di queste persone e capire a quali livelli di pressioni sono arrivati i cosiddetti 'colletti bianchi'. Situazioni che inevitabilmente hanno riflesso sulla situazione vissuta quest'oggi e io credo potrebbe non riguardare solo questo territorio”.

 

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