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IL VIDEO. Sostanze inquinanti nel fiume Adige, distrutto gran parte dell'ecosistema nel Rio Coste. Sequestrati i pozzi di un'azienda farmaceutica a Rovereto

Su disposizione del Gip del Tribunale di Rovereto, Noe, Appa e la polizia giudiziaria hanno posto sotto sequestro i pozzi da cui la multinazionale Suanfarma attingeva l’acqua per diluire abusivamente gli scarichi industriali e l’autocampionatore che era stato modificato per eludere l’attività di vigilanza da parte degli organi di controllo

Di G.Fin - 03 febbraio 2021 - 10:24

ROVERETO. La persistenza di inquinanti nel fiume Adige e l’abusivo utilizzo di acque di falda che sarebbero state utilizzate dall’azienda, specie in occasione di alcuni controlli, allo scopo di diluire la concentrazione dei contaminati rilasciati nel Rio Coste e eludendo in tal modo le verifiche analitiche. Ed è proprio all'interno delle acqua del rio Coste dove la presenza di inquinanti ha completamente distrutto, secondo le analisi fatte dai Noe, l'ecosistema. 

 

Sarebbero questi gli aspetti fondamentali sulla gestione delle acque di scarico dell’impianto farmaceutico di Rovereto, di proprietà della multinazionale Suanfarma S.p.A, che nelle scorse ore sono finiti al vaglio della Procura della Repubblica di Rovereto che ha coordinato l’operato dei carabinieri del Noe di Trento nonché dell’Appa.

 

Le recenti indagini, effettuate dai carabinieri del Noe di Trento e dell’Appa, anche avvalendosi dell’ausilio di raffinati sistemi di rilevamento termico installati su elicotteri della guardia Costiera di Sarzana, tecnologia normalmente impiegata per il rilevamento degli inquinati in acque libere, hanno reso possibile accertare la persistenza degli inquinanti nel fiume Adige e l’abusivo utilizzo di acque di falda che sarebbero state usate dall’azienda, specie in occasione dei controlli, allo scopo di diluire la concentrazione dei contaminati rilasciati nel Rio Coste e eludendo in tal modo le verifiche analitiche.

 

Ieri, 2 febbraio, sono stati dunque sottoposti a sequestro da parte del Noe, di Appa e della Sezione di polizia giudiziaria, su disposizione del Gip del Tribunale di Rovereto, i pozzi da cui l’azienda avrebbe preso l’acqua per diluire abusivamente gli scarichi industriali e l’autocampionatore che era stato modificato per eludere l’attività di vigilanza da parte degli organi di controllo.

 

 

Evidenti anomalie erano state già registrate nel tempo: le ripetute segnalazioni pervenute agli organi di controllo per le singolari colorazioni del rio Coste, le emissioni nauseabonde e la presenza nelle acque di fanghi avevano così portato la competente Appa ad installare alcuni anni fa una centralina di monitoraggio e tuttavia ogni qual volta gli ispettori ambientali eseguivano i prelievi dei reflui all’interno dell’azienda, le analisi risultavano sempre conformi ai limiti di legge.

 

I responsabili dell'azienda dovranno ora rispondere non solo del reato d’inquinamento ambientale, ma anche del reato di impedimento al controllo. Va detto sin da subito che non si contestano situazioni lesive dell’incolumità delle maestranze e pertanto l’azione dell’autorità giudiziaria si è sviluppata in modo particolarmente mirato e chirurgico al fine di acquisire i dovuti elementi utili a definire le singole condotte, salvaguardando nello stesso tempo la continuità aziendale, ma comunque provvedendo ad alcuni sequestri che non inficiano il ciclo produttivo.

 

E’ in corso un’indagine preliminare tesa a verificare la sussistenza di ipotesi delittuose che comportano un rilevante danno ambientale. “Il sequestro – viene spiegato in una nota – teso ad interrompere le condotte non conformi è stato attuato mantenendo la continuità aziendale, rappresenta un’operazione raggiungibile giacché i fatti contestati non riguardano, a differenza di altre vicende analoghe, il vero e proprio core business dell’azienda. Un’iniziativa che ha quindi tutelato l’interesse pubblico, preservato l’ambiente, la continuità produttiva ed i livelli occupazionali. Le attività proseguiranno allo scopo di acquisire ulteriori elementi investigativi a supporto delle ipotesi delittuose”.

 

Da parte dell'azienda viene confermato il sopralluogo effettuato dalle forze dell'ordine. "Diamo piena disponibilità e collaborazione nelle verifiche" viene spiegato specificando che "La produzione non è stata fermata e non vi è alcun problema per la salute delle persone che si trovano all'interno dell'azienda e all'esterno".

 

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