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Investimenti animali in Trentino, l'Enpa: “Il 90% degli incidenti avviene nel 30% della rete, la Pat deve realizzare dei corridoi faunistici nelle tratte a rischio”

Secondo la sezione trentina dell'Ente nazionale per la protezione degli animali, gli investimenti di animali non sono affatto inevitabili, anzi: “L'uso dei corridoi faunistici è particolarmente valido, i sistemi per risolvere le problematiche inerenti alla tutela della fauna e alla sicurezza dei cittadini esistono e funzionano”

Di F.S. - 16 ottobre 2021 - 13:43

TRENTO. E' di ieri (15 ottobre) l'ultima notizia in merito ad un investimento di animale in Provincia di Trento (Qui Articolo). In questo caso un veicolo si è scontrato contro un'orsa, fortunatamente le persone all'interno dell'abitacolo non hanno avuto particolari conseguenze dal punto di vista medico ma l'animale è morto nello schianto. Secondo la sezione trentina dell'Ente nazionale per la protezione degli animali “i frequenti investimenti che vedono coinvolti animali selvatici ci vedono costretti a reiterare ancora una volta l'invito a fare quanto necessario per mettere in sicurezza le strade del Trentino”.

 

Come è noto infatti, continua l'Enpa “l’antropizzazione e l’ampliamento della rete viaria hanno ridotto drasticamente le aree libere, causando l'interruzione del sistema di attraversamento da un territorio all'altro, intercettando percorsi usati da tempi immemorabili dagli animali selvatici per spostarsi dalle aree estive a quelle invernali, dalle zone di pascolo o di caccia a quelle di riposo, dalle zone di corteggiamento a quelle di riproduzione”.

 

Citando una sentenza di Corte d'Appello, l'Ente sottolinea come la Pat debba intervenire nelle zone a rischio attraversamento con misure di prevenzione efficaci per limitare il rischio incidenti. “È ormai attestato – continua Enpa - che la cartellonistica che segnala le zone a rischio non dà risultati (i reiterati, continui investimenti ne sono la dimostrazione evidente e incontrovertibile), perché l'abitudine la rende 'invisibile' e inefficace. I dati sugli incidenti hanno dimostrato come siano altrettanto poco efficaci i catadiottri, anche perché dovrebbero venir posizionati ad altezze differenti, a seconda della specie: 70 centimetri per il cervo, 55 per il capriolo, 45 per il cinghiale, inoltre non funzionano durante il giorno, ma solo nelle ore serali e notturne”.

 

L'andamento dei dati poi non suggerirebbe “alcun effetto diretto dei dissuasori” e confermerebbe che “il numero di incidenti dipende da condizioni stagionali e mostra un aumento di rischio investimenti in alcuni periodi dell'anno, che possono variare leggermente in relazione alle specie e alle condizioni climatiche”. In aprile e maggio, continua l'Enpa: “Quando c'è la dispersione dei giovani verso nuovi areali, e in ottobre/novembre/dicembre, quando la caccia provoca allontanamenti forzati degli ungulati dai territori abituali e la disgregazione di gruppi sociali consolidati, con conseguente nomadismo degli animali, o quando gli animali si abbassano di altitudine per trovare cibo”.

 

Le ore più pericolose sono quelle dell'alba, del tramonto e quelle notturne e le zone di maggior rischio quelle vicine a corsi d'acqua, alle coltivazioni e alle zone arative. “Un modello sui dati degli investimenti – spiega Enpa – ha portato ad una definizione del rischio di investimento, con la rete viaria trentina classificata in quattro classi di rischio, Oltre il 90% degli incidenti  è localizzato in meno del 30% dell'intera rete viaria. Inoltre, circa il 10/12% della rete viaria presenta un fattore di rischio notevole, circa 300 volte quello nelle zone a basso rischio. Quindi ormai sono noti i tratti viari che presentano un maggior rischio di investimento”.

 

Ed è proprio per questo, continua la sezione trentina dell'Ente nazionale per la protezione degli animali, che è necessario intervenire predisponendo nelle tratte più pericolose dei “corridoi faunistici (noti anche come sovrappassi, sottopassi, ponti verdi ecc.)” una soluzione particolarmente valida, anche guardando alle molte esperienze simili messe in atto da parecchi anni in tutta Europa, con evidenti e notevoli risultati di efficacia”. Negli investimenti selvatici inoltre, conclude l'Enpa: “Non vi è nulla di inevitabile, per questo sollecitiamo con urgenza la predisposizione, nelle zone ben note di transito dei selvatici, di attraversamenti protetti, perché i sistemi per risolvere le problematiche inerenti alla tutela della fauna e alla sicurezza dei cittadini esistono e funzionano”.

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