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L'Ecomuseo Argentario spegne venti candeline, i fondatori: "Questo percorso non ha una fine, abbiamo ancora tanto da scoprire e da offrire"

Il primo Ecomuseo del Trentino compie vent'anni. Dalla fondazione nel 2001 sono passate ormai due decadi e tanti successi, ma la strada è ancora lunga. "Questo percorso nasce dai bisogni, dalle passioni e dai sogni delle persone che ci sostengono, non avrà mai fine", dichiarano i fondatori

Foto Ecomuseo Argentario (Facebook)
Pubblicato il - 29 marzo 2021 - 18:21

TRENTO. L’Associazione Ecomuseo Argentario compie vent’anni. Quest’anno ricorre il ventennale dalla nascita del primo ecomuseo trentino, un progetto culturale nato nel 2001 che si proponeva di creare un museo all’aperto, un’organizzazione che tuteli e valorizzi il territorio.

 

Da allora tutta la comunità dell’Argentario si è impegnata nella creazione di qualcosa di unico e nuovo, dando risalto al patrimonio storico e ambientale dell’altipiano del monte Calisio, a partire dalle miniere di argento medievali da cui l’associazione prende il nome. Dopo due decadi si può dire che il progetto è riuscito.

 

Con una rete di sentieri che copre circa 180 chilometri l’Associazione si impegna a far conoscere il proprio territorio agli abitanti del Calisio, portando le persone fuori casa e creando vari percorsi tematici nei quali si possono trovare informazioni, curiosità e storie.

 

Di sicuro non è stato un viaggio facile, ma da quel lontano 2001 la strada fatta è tanta e non è ancora finita. L’attività di ricerca, la documentazione e il continuo scambio con la comunità hanno portato alla scoperta di percorsi sempre nuovi e di storie che valeva la pena di raccontare.

 

 

 

 

Nel corso del tempo sono arrivate anche più responsabilità che l’associazione è stata felice di prendere in carico. Per esempio i famosi luoghi storici delle Cave di Pila di Villamontagna, le fortificazioni della Grande Guerra e le sopracitate miniere d’argento.

 

Si è evoluta anche la struttura dell’associazione, che è diventata sempre più solida e competente col passare degli anni e con l’accumularsi di esperienza. Ai numerosi volontari e collaboratori fissi e occasionali, aumentati nel corso degli anni, si sono aggiunti anche dei dipendenti, che hanno aiutato a realizzare uno degli obiettivi che l’Ecomuseo si era posto fin dall’inizio, ovvero creare occupazione.  

 

Grazie alla sempre crescente reputazione le amministrazioni hanno iniziato a considerare l’Ecomuseo come un importante interlocutore per la gestione del territorio. Per questo motivo i Comuni di Trento e Lavis hanno deciso di affidargli la cura dell’Orrido di Ponte Alto e la riapertura del Giardino dei Ciucioi.

 

La strada da percorrere è ancora molta, ma di sicuro è quella giusta. Come dichiarano i fondatori: “Dopo vent’anni sentiamo di avere ancora tanto da scoprire e da offrire alla comunità, con la consapevolezza che questo percorso non ha una fine, perché nasce dai bisogni, dalle passioni e dai sogni delle persone che ci sostengono”.

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