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Lo strano caso dei test salivari. Annunciati a novembre dalla Pat nella lotta a Covid, la sperimentazione trentina è terminata ma tutto sembra ancora fermo

Praticamente tutti i territori li hanno sviluppati. Dal Piemonte alla Sicilia, praticamente tutti i territori li hanno presentati come un'innovazione nella lotta all'epidemia Covid. Il prelievo è considerato veloce, poco invasivo e assicura una certa rapidità di analisi, oltre all'affidabilità. Mesi di lavoro, ma si stenterebbe a utilizzarli. Si attende anche una circolare e un protocollo dal ministero

Di Luca Andreazza - 11 May 2021 - 06:01

TRENTO. "Un connubio importante fra l'Azienda sanitaria, le istituzioni e l'imprenditoria che ha reso possibile la realizzazione di un nuovo tampone salivare le cui caratteristiche di affidabilità sicurezza e velocità lo rendono un'arma importante nella lotta contro il Covid-19. Un progetto che diventa anche simbolo della capacità di innovazione e una valida collaborazione tra pubblico-privato". Sembra il presidente Maurizio Fugatti, invece è Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia

 

E' ormai uno strano caso quello dei test salivari. Praticamente tutti i territori li hanno sviluppati. Dal Piemonte alla Sicilia, praticamente tutti i territori li hanno presentati come un'innovazione nella lotta all'epidemia Covid, praticamente tutti li hanno definiti un progetto "Made in Regioni che vai, cappello sull'iniziativa che trovi". Il prelievo è considerato veloce, poco invasivo e assicura una certa rapidità di analisi, oltre all'affidabilità. Mesi di lavoro e risorse impegnate per produrli e attrezzarsi, ma si stenterebbe a utilizzarli.

 

In Trentino la sperimentazione è stata effettuata al drive through di Trento Sud, un migliaio di campioni raccolti in parallelo ai tamponi naso-faringei. Ma i riferimenti per il ministero restano Lazio e Bolzano che nei mesi scorsi, prima di Natale in alcuni casi, hanno proposto alcune azioni più strutturate e di ampio spettro nelle scuole.

 

L'ipotesi, infatti, è quella di implementare mediante questo strumento la sorveglianza negli istituti, in quanto il test salivare è meno invasivo del metodo standard, ma la competenza in materia è affidata alle regioni e alle province autonome. L'applicazione finale potrebbe quindi variare. La Provincia di Trento potrebbe ricorrere a questa metodologia per monitorare il contagio in situazioni ben definite, anche in considerazione dell'arrivo del Green pass. In Trentino i risultati preliminari sulla sperimentazione sono stati definiti buoni, ma si attendono quelli ufficiali analizzati e vidimati dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

Un risultato rafforzato da una ricerca portata avanti dall'Università di Padova. Questo studio dell'ateneo patavino è stato pubblicato dalla "International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine", organizzazione mondiale che promuove l'eccellenza nella medicina di laboratorio per una migliore assistenza sanitaria a livello internazionale.

 

A questa sperimentazione hanno aderito, su base volontaria, 5.579 dipendenti dell'ateneo tra l'8 ottobre e il 24 dicembre scorso e sono stati consegnati 19.850 campioni salivari. Solo una piccola percentuale ha abbandonato il programma dopo la prima raccolta della saliva. Gli altri 5.350 hanno ripetuto il test da un minimo di tre a un massimo di cinque volte nel periodo di 11 settimane. In questo lasso di tempo sono stati identificati 62 campioni positivi, con una frequenza di 0,31%. Tutti i dipendenti con risultati positivi alla saliva sono stati sottoposti entro 24 ore al tampone naso-faringeo per una concordanza del 98% dei casi. L'incidenza complessiva tra i dipendenti universitari è risultata significativamente inferiore a quella dei dipendenti non sottoposti a sorveglianza (1,8% in confronto a 6,1%) e ancora minore a quella della popolazione complessiva.

 

I percorsi di Trentino e Friuli Venezia Giulia (qui ci sono ben 2 tipologie di test), così come di numerose altre Regioni, sono stati simili. Una fretta di annunciare che si è scontrata con la complessità dei fatti. Molti passaggi in epoca di epidemia si sono allargati, ma la burocrazia, la necessità di reperire i materiali, ottenere le certificazioni, sperimentare e allestire i laboratori richiede giocoforza tempo, nonostante il grande lavoro all'interno del Cibio.

 

Il presidente Fedriga aveva lanciato i test salivari a novembre, più o meno in quel periodo anche il governatore Fugatti si è speso per promuovere questa nuova arma nella lotta a Covid e nel tracciamento delle positività (Qui articolo). Ormai a metà maggio, i test salivari sembrano stentare a entrate in funzione. Non aiuterebbe nemmeno Roma perché ci sarebbe un altro ostacolo da superare: si attende la circolare e il protocollo del ministero per il semaforo verde definitivo. Un'approvazione delle autorità sulla base delle varie esperienze pilota. 

 

Nel frattempo sul territorio provinciale la sperimentazione è terminata a fine aprile, i laboratori sarebbero pronti e si ipotizza di iniziare a utilizzare questo supporto, almeno in questa fase e in via ancora di messa a punto, sui dipendenti e sul personale che accede agli uffici universitari per non tenere la macchina ferma troppo a lungo in attesa di poter diventare protagonisti. In Alto Adige intanto si procede anche con i test nasali nelle scuole: la campagna vaccinale è ritenuta naturalmente fondamentale, ma anche mantenere alto il livello di sorveglianza quale base della strategia per contrastare l'epidemia, anche se la curva ora è bassa.

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