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Mafia e migranti: 18 i ragazzi da tutta Italia per 'E!state Liberi'. Csv: "Bisogna abbattere il mito del Trentino immune alle infiltrazioni della criminalità organizzata"

La relazione tra criminalità organizzata e immigrazione è al centro del campo E!state Liberi, organizzato a Trento da Centro Servizi Volontariato, Libera Trentino, Centro Astalli e Villa Sant'Ignazio: 18 ragazzi da tutti Italia hanno partecipato all'iniziativa (che si concluderà a Ferragosto) per approfondire, toccando anche le vicende relative all'Operazione Perfido, la loro consapevolezza del fenomeno mafioso

Pubblicato il - 14 August 2021 - 15:44

TRENTO. “L'obiettivo è di far dialogare persone provenienti da realtà e contesti molto differenti tra loro per spingere i cittadini verso una consapevolezza più profonda del fenomeno mafioso, ridando allo stesso tempo vita ai beni confiscati, restituendoli in varie forme alla società”. Così Chiara Simoncelli, di Libera Trentino, racconta l'origine e gli obiettivi principali dei campi estivi organizzati dall'associazione contro la criminalità organizzata: sul nostro territorio sono 18 i ragazzi, provenienti da tutta Italia, che fino a Ferragosto parteciperanno a E!state Liberi (organizzato in Trentino da Centro Servizio Volontariato, Libera, Centro Astalli e Villa Sant'Ignazio) per approfondire la correlazione tra mafia e immigrazione. Un'iniziativa che acquisisce un'importanza ancora più profonda perché arriva proprio a pochi mesi dall'inizio della prima importante udienza del processo sull'infiltrazione della 'Ndrangheta in Trentino (Qui Articolo).

 

“Solo due dei partecipanti, tutti tra i 18 e i 22 anni, sono trentini – spiega Sofia Zanellato, che gestisce le attività del campo – gli altri 16 arrivano praticamente da tutta Italia, alcuni anche da regioni, come Calabria e Sicilia, in cui la presenza della criminalità organizzata è più radicata e diffusa. Quest'anno abbiamo deciso di concentrarci principalmente su un macro-tema, quello del legame tra la mafia e l'immigrazione”. Partendo da questo spunto sono state organizzate una serie di attività sul campo che prevedono la partecipazione diretta dei ragazzi, tra le quali il confronto diretto con testimoni che hanno vissuto sulla loro pelle le vicende legate all'Operazione Perfido in val di Cembra.

 

Dai racconti dei protagonisti (chi dal punto di vista giuridico come Marco Galvagni chi da quello legato all'attivismo sul territorio come Vigilio Valentini) i ragazzi hanno potuto approfondire la situazione, ricavando un quadro più generale della realtà trentina. “Alcuni dei partecipanti sono appena diplomati – continua Zanellato – altri sono già all'università ma in generale le esperienze dei ragazzi sono molto eterogenee”. Nel dettaglio i giovani sono stati coinvolti in dibattiti, all'interno dei quali è stato possibile portare avanti argomentazioni relative in particolare al rapporto mafia-immigrazione, e in esperienze 'sul campo', dove i partecipanti hanno ad esempio approfondito in prima persona il fenomeno del caporalato nei campi.

 

“Un po' tutto il Paese è rappresentato dal nostro gruppo – racconta Luca, uno dei partecipanti, 20enne studente universitario dalla provincia di Venezia – ciò che più mi ha stravolto di quanto ho appreso in quest'esperienza è che la mafia sia in grado di arrivare a mettere le mani addirittura su una materia prima come il porfido, in quella che è da sempre stata considerata una specie di 'isola felice' come il Trentino. Tra le tante attività svolte abbiamo visitato le cave, abbiamo approfondito il legame tra immigrazione e criminalità organizzata impersonificando braccianti e 'caporali'. In particolare, in un interessante dibattito abbiamo cercato di individuare la relazione di causalità fra i due fenomeni". 

 

“Il senso delle attività nei nostri campi estivi – spiega Chiara Simoncelli – è quello di restituire i beni confiscati alla società, permettendo così di svolgervi attività non solo sociali ma anche economiche per ridare vita a luoghi simboli di violenza, sfruttamento e furto. Restituirli alla collettività vuol dire riprenderseli”. In Trentino E!state Liberi è un'eccezione, visto che le attività si svolgono a Villa Sant'Ignazio e non in spazi confiscati alla criminalità organizzata ma, come spiega Simoncelli: “E' importante che su tutto il territorio si riesca a sensibilizzare sul tema e che, partendo dai ragazzi, si costruisca a formare quella consapevolezza attraverso la quale la comunità è in grado di scegliere per il bene della comunità stessa. Si lavora in poche parole sul monitoraggio civico. Per noi è fantastico che ragazzi dalla Sicilia o dalla Calabria decidano di venire in Trentino per condividere le loro esperienze”.

 

Sul nostro territorio infatti, continua Simoncelli: “C'è una grande mancanza di consapevolezza in merito alla criminalità organizzata e proprio questa mancanza di consapevolezza dev'essere un campanello d'allarme per mantenere alta l'attenzione”. In Provincia di Trento infatti sono 16 in tutto i beni confiscati alla mafia e riassegnati alla comunità. “Se si contano anche quelli in attesa di essere assegnati – conclude l'esponente di Libera Trentino – siamo sulla ventina. Poi vedremo le conclusioni del processo relativo all'operazione Perfido”.

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