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Nel 2020 l'anno nero della Chiesa trentina, 16 sacerdoti morti. Nel bilancio una perdita di quasi 600 mila euro ma non si ferma l'aiuto ai cittadini

Significativo anche il report sui sacramenti: l’impossibilità di liturgie e incontri in presenza ha costretto al rinvio le celebrazioni di Battesimi, Prime Comunioni e Cresime. Per tutti e tre questi momenti chiave dell’iniziazione cristiana si registra nel 2020 un crollo nei numeri, in qualche caso (ad esempio le Cresime) in discesa del 90%. Un dato su cui riflettere – si legge nel Rapporto – è quello relativo all’aumento considerevole delle esequie, passate dalle 4.609 del 2019 alle 5.875 del 2020: un chiaro segno del doloroso passaggio della pandemia nelle case e nelle comunità trentine

Pubblicato il - 21 giugno 2021 - 12:35

TRENTO. Ha chiuso in rosso anche quest'anno il bilancio dell'Arcidiocesi di Trento che vede una perdita di oltre 592 mila euro. Cominciando dal 2017, primo anno di pubblicazione dei conti, la perdita cumulata raggiunge la considerevole cifra di 6,7 milioni di euro (9,5 milioni al netto del contributo della gestione finanziaria).

 

Nei giorni scorsi è stato presentato il bilancio con quello di altri sette Enti afferenti confermando il percorso nel solco della trasparenza in un anno non facile, segnato pesantemente dalla pandemia, con “poco meno di 4 milioni di vittime nel mondo, più di 127 mila in Italia, oltre 1400 in Trentino”, ricorda l’arcivescovo Lauro Tisi. “Un bilancio – aggiunge don Lauro – non è un elenco arido di numeri ma disegna uno spaccato fedele di realtà. Nel nostro caso quello di una Chiesa che, in modo trasparente, spiega con linguaggio narrativo o implicito come stia provando a realizzare la propria vocazione: portare speranza a chi sente di averla smarrita, prestando la propria mano solidale”.

 

L’andamento negativo del bilancio è influenzato anche dalla sensibile contrazione nel 2020 dei ricavi finanziari (‐ 1.569.350 euro) , a seguito della crisi indotta dall’emergenza sanitaria. Sul versante patrimoniale, le immobilizzazioni, al netto degli ammortamenti, rappresentano l’83% del totale attivo di 108.865.372 euro e sono dovute per 36,5 milioni (-2% rispetto al 2019) a terreni e fabbricati strumentali e per 23,7 milioni (-9%) a terreni e fabbricati non strumentali. Le immobilizzazioni di natura finanziaria sono pari a 28,5 milioni (-2%). All’interno di questa quota, poco più di 27 milioni sono relativi al 21,7% del capitale dell’Istituto di Sviluppo Atesino (ISA), istituito nel 1929.

 

Il patrimonio netto di Arcidiocesi si attesta a 75,9 milioni, in calo, come detto, dell’1% (- € 592.037) rispetto al 2019 per la perdita d’esercizio 2020. I ricavi totali pari a 11.241.446 euro diminuiscono di 1.200.412 euro (‐9,6%) per via, in particolare, della sensibile contrazione di € 1.569.350 sopra segnalata, dei ricavi finanziari che ammontano a € 1.028.154 e rappresentano il 9,1% dei ricavi totali. I contributi da privati ed enti il 31,1%; i contributi ricevuti dalla CEI (con una crescita legata all’emergenza Covid) rappresentano il 27%; i ricavi della gestione del patrimonio immobiliare (affitti, recuperi di spese e plusvalenze da cessione) il 18,6%; le tasse diocesane e le entrate da attività pastorali il 3,3%; i contributi pubblici su immobili il 7,4%.

 

Qui il rapporto completo

 

 

I costi complessivi sono pari ad 11.833.483 euro, in diminuzione di € 1.041.943 (‐8,3%) rispetto all’esercizio precedente. Il costo del lavoro rappresenta il 25,3% dei costi “effettivi” totali.

 

“Anche il bilancio 2020 – commenta nella sua relazione l’Economo diocesano Claudio Puerari - conferma la debolezza strutturale dei conti diocesani già richiamata in precedenti occasioni. Non può non destare attenzione il fatto che, cominciando dal 2017, primo anno di pubblicazione del bilancio, la perdita cumulata raggiunge la considerevole cifra di 6,7 milioni di euro (9,5 milioni al netto del contributo della gestione finanziaria, n.d.r.)”.

 

“Tra gli elementi di fragilità – aggiunge l’Economo – spiccano le incertezze sui flussi di ricavo e l’entità e rigidità dei costi di struttura, frutto di scelte adottate in passato. Tale contesto – aggiunge Puerari – induce a proseguire con tenacia nel percorso di efficientamento operativo e di razionalizzazione degli investimenti già avviato da alcuni anni e tuttora in corso. Prioritaria attenzione viene e andrà posta ad un chiaro indirizzo del patrimonio immobiliare da destinare a scopi caritativi o alla generazione di reddito, al fine di dismettere la parte non foriera di produrre l’uno o l’altro beneficio”.

 

Il Rapporto contiene anche gli schemi di bilancio al 31 dicembre 2020 dei principali Enti diocesani. Oltre a Fondazione Comunità Solidale, Seminario Maggiore Arcivescovile, Fondazione Fraternitas Tridentina, Fondazione Casa del Clero e Museo Diocesano Tridentino, già presenti nel Rapporto 2019, nell’edizione 2020 si vanno ad aggiungere Vita Trentina Editrice e Fondazione Causa pia Battisti.

 

La parte descrittiva del Rapporto, integrata al dato economico sotto la denominazione “Dentro il bilancio”, apre alcune finestre che documentano l’impatto della pandemia sull’attività pastorale a livello centrale e territoriale. Accanto all’attività caritativa di Arcidiocesi (e degli Enti diocesani ad essa deputati) - con la novità del fondo diocesano solidale “InFondo speranza” -, un focus specifico è dedicato all’utilizzo degli strumenti di comunicazione sociale come prezioso veicolo pastorale.

 

Significativo anche il report sui sacramenti: l’impossibilità di liturgie e incontri in presenza ha costretto al rinvio le celebrazioni di Battesimi, Prime Comunioni e Cresime. Per tutti e tre questi momenti chiave dell’iniziazione cristiana si registra nel 2020 un crollo nei numeri, in qualche caso (ad esempio le Cresime) in discesa del 90%. Un dato su cui riflettere – si legge nel Rapporto – è quello relativo all’aumento considerevole delle esequie, passate dalle 4.609 del 2019 alle 5.875 del 2020: un chiaro segno del doloroso passaggio della pandemia nelle case e nelle comunità trentine. Alto il tributo di sacerdoti diocesani morti a causa del Covid, 16 nel solo 2020.

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