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Pillola contracettiva, Puiatti: ''Serve l’educazione sessuale e affettiva come materia di insegnamento a scuola''

L’Italia è ancora indietro nell’accesso e nella diffusione della contraccezione, per questo Aied si impegna in una profonda sensibilizzazione sull'autodeterminazione della procreazione. Su 45 paesi in Europa l’Italia nel Contraception Atlas 2019 è 26esima con "ampi margini di miglioramento per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva"

foto http://www.aied.it/
Foto http://www.aied.it/
Di Silvia Pasolli - 10 marzo 2021 - 17:15

TRENTO. Il 10 marzo del 1971 veniva abrogato dalla corte costituzionale l'articolo 553 del codice penale. Una legge ispirata a suo tempo dalla politica che si riassumeva nel motto "il numero è potenza", conosciuta con il titolo “Incitamento a pratiche contro la procreazione”.

 

Solo nel 1971 la contraccezione divenne legale e le donne ebbero così finalmente uno strumento sicuro, già in utilizzato in altri paesi europei. La pillola contraccettiva, scoperta attribuita al biologo Gregory Goodman Pincus, arrivò in Europa nel 1961. 

All’inizio era venduta solo alle donne sposate e con il consenso del marito ed era indicata per il controllo del ciclo.

 

Dopo l’abrogazione dell’articolo 533 il Ministero della Sanità autorizzò (1976) la vendita della pillola nelle farmacie come farmaco contraccettivo, in piena autonomia.

 

Aied, associazione italiana per l’educazione demografica costituita nel 1953 con una comune ispirazione laica e democratica, voleva dare la più ampia informazione possibile sui metodi contraccettivi. Ed ebbe un ruolo fondamentale sull'abrogazione dell’ articolo grazie alla lotta politica per garantire scelte libere e autonome alle donne d’Italia.

 

Fu proprio Aied ad aprire il primo consultorio italiano nel 1955 a Roma. Sempre in prima linea per diffondere il concetto ed il costume della procreazione libera e responsabile.

 

In Italia il 16,2 per cento delle donne tra i 15 e i 44 anni utilizza la pillola (14esimo posto in Europa, davanti solo a Spagna, Slovacchia, Polonia e Grecia). Una scelta sicura (il rischio di gravidanza è del 0,1% se assunta nel modo corretto), semplice e libera per molte donne italiane.

 

La pillola anticoncezionale rappresenta un segno ben calcato nella linea dei traguardi che riguardano le donne. Eppure è ancora un servizio limitato in Italia rispetto ad altri paesi europei.

 

 L’Italia è ancora indietro nell’accesso e nella diffusione della contraccezione, per questo Aied si impegna in una profonda sensibilizzazione sull'autodeterminazione della procreazione. Su 45 paesi in Europa l’Italia nel Contraception Atlas 2019 è 26esima con "ampi margini di miglioramento per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva". È una posizione più vicina a Turchia e Ucraina che a Regno Unito, Francia e Spagna. Circa il 60% della popolazione italiana fra 18 e 54 anni fa uso di sistemi contraccettivi: preservativo e pillola sono i più diffusi. Secondo i dati Istat però una persona su quattro sceglie il coito interrotto, anziché sistemi anticoncezionali medico-scientifici.

 

"All’alba del terzo millennio, in Italia c’è un traguardo sul quale aggregare l’impegno di tutti", spiega il presidente Aied, Mario Puiatti, "Ed è l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva come materia di insegnamento sui banchi di scuola". L’educazione sessuale è materia scolastica dal 1955 in Svezia, dal 1970 in Austria, dal 1995 in Germania, dal 2001 in Francia, dal 2017 nel Regno Unito. In Italia non è nei programmi scolastici e la maggior parte delle informazioni arriva dal web. "Siamo del tutto inadempienti rispetto agli standard europei che seguono linee guida Oms in materia di modalità “formali” per l’educazione sessuale, affettiva ed emotiva dei giovani nelle scuole" ha concluso Puiatti.

 

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