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In Trentino, da 10 anni, i ginecologi obiettori sono la maggioranza: al Santa Chiara il 65% sceglie di non effettuare interventi di aborto

Secondo l’Azienda sanitaria sono tre gli istituti pubblici in cui si pratica l’aborto, inoltre gli obiettori tra gli ostetrici-ginecologi sono il 52,8%, tra gli anestesisti la percentuale arriva al 29,8%. Stando agli ultimi dati l’8,2% delle donne residenti in Trentino per interrompere la gravidanza si è rivolta a una struttura fuori provincia

Di Tiziano Grottolo - 03 aprile 2021 - 20:42

TRENTO. Dal 1978 in Italia le donne possono ricorre legalmente all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). È in quell’anno infatti che venne varata la Legge 194 che rappresenta tutt’ora l’impianto normativo fondamentale in materia di aborto, eppure, nonostante siano passati oltre 40 anni dall’entrata in vigore non sempre l’accesso a questo tipo di interventi è garantito. In Italia i cosiddetti movimenti “pro-vita” hanno sempre avuto una notevole influenza sui partiti politici e in più occasioni si è tentato di introdurre restrizioni per limitare il diritto all’aborto.

 

Non è un caso che l’Unione europea abbia richiamato più volte il governo italiano, colpevole di non fornire dati aggiornati sul tema, oltre che sulle disparità d’accesso all’interruzione di gravidanza a livello locale e regionale, quest’ultima una circostanza che costringe molte donne a spostarsi in un’altra Regione per sottoporsi a un intervento.

 


Fonte Ministero della Salute
Fonte Ministero della Salute

 

Non solo, perché oltre alle difficoltà imposte dalla pandemia, di recente quattro Regioni guidate da partiti di destra (Piemonte, Abruzzo, Umbria e Marche) hanno tentato di opporsi alle nuove linee guida che facilitano l’accesso alla “pillola abortiva” Ru468. Le nuove indicazioni, introdotte nell’agosto 2020 dal ministro alla Salute Roberto Speranza, cancellano l’obbligo di ricovero in ospedale per l’assunzione del farmaco (che può essere somministrato in consultorio o in ambulatorio) e allungano fino a nove settimane la possibilità di farne richiesta.

 

Proprio per difendere l’aborto farmacologico tramite la pillola Ru468, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) ha lanciato una campagna pubblicitaria (anche in Trentino) che vede come testimonial Alice Merlo, una giovane donna che nei mesi scorsi ha raccontato la propria esperienza denunciando i problemi, le difficoltà e soprattutto le dinamiche colpevolizzanti legate all’interruzione volontaria di gravidanza.

 


Fonte Apss
Fonte Apss

 

Un altro ostacolo all’accesso a questo diritto è rappresentato da medici e sanitari che si dichiarano obiettori. Anche su questo fronte l’Italia è restia a prendere provvedimenti e condividere i dati. Per quanto riguarda il Trentino, secondo il rapporto annuale redatto dall’Azienda sanitaria (gli ultimi dati risalgono al 2019) sono presenti 7 strutture con reparto ostetrico-ginecologico, ma solo in tre si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza (tre istituti pubblici di cui uno è il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Arco). A fine 2018 la Casa di Cura Villa Bianca di Trento ha cessato di eseguire Ivg, portando la percentuale di interventi eseguiti nelle strutture pubbliche al 100%.

 

Tra il personale delle strutture pubbliche dove si pratica l’Ivg, la proporzione di obiettori è pari al 52,8% tra gli ostetrici-ginecologi, al 29,8% tra gli anestesisti e al 14,5% tra i professionisti sanitari non medici. Considerando i due principali istituti emerge che al Santa Chiara di Trento si ha la maggior proporzione di obiettori tra i medici (65% tra gli ostetrici-ginecologi e 32,2% tra gli anestesisti), seguito dall’ospedale di Rovereto (55,6% tra gli ostetrici-ginecologi e 37,5% tra gli anestesisti). È almeno dal 2010 che la percentuale dei ostetrici-ginecologi obiettori supera il 50%.

 

Nel corso del 2019 sono state effettuate nelle strutture della Provincia di Trento, 626 Ivg con un decremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Le Ivg effettuate a Villa Igea e al Santa Chiara di Trento coprono l’80,2% della casistica provinciale, mentre Rovereto copre il rimanente 19,8%. Ad Arco invece, nel 2019 non sono state effettuate Ivg. Sono state 610 le donne residente in Trentino che hanno deciso di interrompere la gravidanza, di queste l’8,2% lo ha fatto in una struttura extra-provinciale. L’azienda sanitaria fa sapere che, nonostante il numero considerevole di obiettori, tutte le richieste di Ivg sono state evase nei tempi prestabiliti.

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