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“Ho abortito e non è stato un dramma”, a Trento parte la campagna per difendere la pillola Ru486

Dopo la campagna dei Pro-vita arrivano i manifesti della Uaar, per difendere la pillola RU 486: “Con questa campagna vogliamo dire basta ai paternalismi e alle stigmatizzazioni, gli ospedali pubblici trentini, sono per la maggioranza, privi di personale ginecologico non obiettore e quindi non è possibile abortire”

Di Tiziano Grottolo - 31 marzo 2021 - 10:35

TRENTO. “Aborto farmacologico, una conquista da difendere”, a Trento è arrivato il primo camion vela per pubblicizzare la nuova campagna dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) incentrata sull’aborto e in particolare sulla Ru486. La campagna, che toccherà diversi punti strategici della città, vede come testimonial Alice Merlo, una giovane donna che nei mesi scorsi ha raccontato la propria esperienza sui social denunciando i problemi, le difficoltà e soprattutto le dinamiche colpevolizzanti legate all’interruzione volontaria di gravidanza. 

 

“Per questo – spiegano dalla Uaar – abbiamo chiesto ad Alice di esserne il volto della nostra campagna, perché il suo sguardo e le parole da lei scelte per raccontare la propria esperienza di aborto medico testimoniano la capacità di ogni donna di scegliere per sé stessa, l’irrinunciabilità di decidere del proprio corpo e della propria vita, l’importanza della ricerca scientifica in materia di salute sessuale e riproduttiva”.

 

Non è un caso che i manifesti della Uaar siano sbarcati proprio a Trento, visto che nei mesi scorsi il capoluogo era stato oggetto di una violenta campagna antiabortista portata avanti dall’associazione “Pro Vita e Famiglia onlus”, dove la pillola abortiva veniva paragonata al veleno. Per la cronaca il sindaco Franco Ianeselli aveva fatto rimuovere i manifesti dei Pro-vita.

 

“I concetti chiave attorno a cui ruota la nostra nuova campagna – spiega la Uaar – sono l’autodeterminazione, libertà e scienza e per offrire una risposta ai vergognosi e disinformativi manifesti che paragonano la RU 486 a un veleno, che Pro Vita ha pubblicizzato, a caratteri cubitali, per le vie del centro di Trento. Con questa campagna vogliamo dire basta ai paternalismi e alle stigmatizzazionigli ospedali pubblici trentini, sono per la maggioranza, privi di personale ginecologico non obiettore e quindi non è possibile abortire”.

 

Fra gli obiettivi dichiarati della Uaar c’è anche l’abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici, “che devono garantire premura e tempestività nei confronti di chi chiede di abortire. Continueremo a ribadire l’importanza di una legge, la 194 del 1978, senza la quale ripiomberemmo nel dramma, quello sì, sempre tale, dell’aborto clandestino”.

 

Come riporta il comunicato ufficiale diffuso dalla Uaar “Ho abortito e non è stato un dramma”, è una frase attribuita alla stessa testimonial della campagna Alice Merlo, “perché – prosegue la nota – è anche ora di decostruire il mito dell’aborto come scelta per forza drammatica e sofferta, la stessa Alice è stata pesantemente denigrata dall’associazione Pro Vita che diffonde messaggi spudoratamente falsi e inquisitori”.

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