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Scarichi velenosi nel fiume Adige, Legambiente: ''Fatto grave''. La situazione preoccupa il Veneto, Guarda: ''Servono verifiche nel tratto di nostra competenza''

Le recenti indagini, effettuate dai carabinieri del Noe di Trento e dell’Appa, hanno visto al centro l'azienda farmaceutica Suanfarma Italia. La consigliera di Europa Verde, Cristina Guarda, nelle scorse ore ha depositato una interrogazione per chiedere alla Giunta regionale veneta quali interventi intende adottare nell’immediato al fine di verificare l’eventuale presenza e la misura dell’inquinamento nei tratti di competenza regionale del fiume

Di Giuseppe Fin - 04 febbraio 2021 - 19:04

TRENTO. “Ci dispiace scoprire che questo grave episodio di inquinamento sia stato messo in atto, unitamente a strategie per eludere i controlli, da un’azienda che ha scelto di aderire al Regolamento Emas e che nella corrispondente dichiarazione ambientale viene individuata la tutela della sicurezza, della salute e dell'ambiente, sia all'interno che all'esterno della propria unità produttiva, come valori fondamentali”. Sono queste le parole che arrivano da Andrea Pugliese presidente del circolo di Trento di Legambiente in merito all'indagine avviata dal Noe e che coinvolgono Suanfarma Italia, l'importante azienda farmaceutica di Rovereto (QUI L'APPROFONDIMENTO).

 

Legambiente con una nota ha voluto “ringraziare il lavoro, sostenendo l'operato dei magistrati inquirenti della Procura di Rovereto, degli ispettori di Appa e dei carabinieri del Noe che hanno permesso di bloccare un grave episodio di inquinamento delle acque”.

 

Le recenti indagini, effettuate dai carabinieri del Noe di Trento e dell’Appa, anche avvalendosi dell’ausilio di raffinati sistemi di rilevamento termico installati su elicotteri della guardia Costiera di Sarzana, tecnologia normalmente impiegata per il rilevamento degli inquinati in acque libere, hanno reso possibile accertare la persistenza degli inquinanti nel fiume Adige e l’abusivo utilizzo di acque di falda che sarebbero state usate dall’azienda, specie in occasione dei controlli, allo scopo di diluire la concentrazione dei contaminati rilasciati nel Rio Coste e eludendo in tal modo le verifiche analitiche (QUI LA POSIZIONE DELL'AZIENDA).

 

 

Quello che è successo ha preoccupato anche il Veneto. “Apprendiamo – ha spiegato la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda - dell’intervenuto sequestro, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari presso la Procura della Repubblica di Rovereto, di alcuni pozzi utilizzati da una multinazionale farmaceutica sospettata di aver diluito abusivamente gli scarichi industriali  nel fiume Adige, mettendo a repentaglio l’ecosistema nel Rio Coste.  E’ in corso un’indagine preliminare tesa a verificare la sussistenza di ipotesi delittuose che comportano un rilevante danno ambientale. La vitale importanza delle acque del fiume Adige per l’intero sistema veneto e non solo sono tali da suscitare apprensione, tal per cui si ritiene necessario sollecitare pronte azioni di verifica sul fiume anche lungo il suo tratto veneto”. Per questo motivo la consigliera nelle scorse ore ha depositato una interrogazione per chiedere alla Giunta regionale quali interventi intende adottare nell’immediato al fine di verificare l’eventuale presenza e la misura dell’inquinamento nei tratti di competenza regionale del fiume.

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