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Scomparsa Sara Pedri, la famiglia accusa: ''Svilita e umiliata al lavoro''. Ferro: ''Ad oggi non ci sono elementi'' ma Degasperi già 2 anni fa chiedeva della ''fuga da Ginecologia''

A Chi l'ha Visto la sorella e la madre della 31enne scomparsa a marzo hanno parlato dei ''gravi problemi sul lavoro'' vissuti dalla giovane scomparsa, poi, il 4 marzo in Val di Non. Il direttore del dipartimento prevenzione dell'Apss ha spiegato che al momento non ci sono elementi per collegare la scomparsa al lavoro e che ''come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate''. Eppure già due anni fa Degasperi interrogava l'assessora Segnana al riguardo (senza mai ricevere risposta) e l'Ordine dei Medici chiedeva a sua volta chiarimenti su quanto stava accadendo a Ginecologia e Ostetricia del Santa Chiara

Di Luca Pianesi - 11 giugno 2021 - 19:36

TRENTO. ''Ad una prima indagine interna fatta non ci sono elementi oggettivi per ritenere che ci siano una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro''. Così il direttore del dipartimento prevenzione dell'Apss Antonio Ferro sul caso della ginecologa di 31 anni, Sara Pedri, scomparsa il 4 marzo. Mentre al lago di Santa Giustina proseguono le ricerche della giovane che aveva lavorato prima all'ospedale Santa Chiara di Trento e poi in quello di Cles, tramite Chi l'ha Visto è esploso il caso a seguito delle dichiarazioni fatte dalla sorella e dalla madre che hanno parlato di “gravi problemi sul lavoro, dove Sara sarebbe stata offesa verbalmentesvilita umiliata”.

 

Nella puntata del 9 giugno, infatti, hanno denunciato una situazione molto difficile all'interno del nosocomio trentino: “Veniva allontanataverbalmente offesa con parole pesanti: ha cominciato sentirsi terrorizzata, dicendo che non riusciva nemmeno a tenere il bisturi in mano”. Un altro operatore sanitario che lavora all'interno del reparto di ginecologia ha scritto alla trasmissione, chiedendo di rimanere anonimo, raccontando di un ambiente lavorativo non sano”. Sulla questione il direttore Ferro ha spiegato che dalle prime indagini interne ''come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate. Però è una vicenda pesante che ha riguardato e riguarda il reparto e abbiamo intenzione di approfondire ulteriormente la situazione''.

 

 

 

 

Eppure che la questione ginecologia del Santa Chiara fosse già emersa in casa Apss è un dato di fatto: il 22 gennaio 2019, dunque più di due anni fa, il consigliere Filippo Degasperi aveva già presentato un'interrogazione al riguardo (alla quale l'assessora Segnana non ha ancora risposto) che così recitava: ''La fuga dei medici dell’U.O. di Ginecologia ed Ostetricia (del Santa Chiara ndrsarebbe una realtà da considerare con molta attenzione visto che avrebbe come ovvia conseguenza un continuo turn-over. Negli anni recenti sarebbero stati addirittura 19 medici ad aver lasciato il reparto''.

 

E quindi Degasperi faceva una serie di esempi: ''Tra i casi più significativi, un medico licenziato a seguito del parere negativo rispetto al superamento del periodo di prova da parte del direttore dell'U.O., avrebbe in seguito vinto la causa obbligando l'APSS alla sua ri-assunzione e sarebbe stato destinato a altrove. Questo spiacevole episodio, se corrispondesse al vero, sarebbe un’ulteriore prova delle rilevanti difficoltà gestionali. Recentemente ha destato altresì stupore il trasferimento di un medico a Rovereto dopo anni di attività specialistica ginecologica presso il reparto dell'Ospedale Santa Chiara, facendo supporre un’incompatibilità con il direttore. Inoltre, circa un mese fa, si è verificato l’improvviso licenziamento di un medico che avrebbe poi ritirato le dimissioni per essere destinato al Consultorio di Trento. Anche in questo caso la motivazione sarebbe legata al forte disagio lavorativo''.

 

Ma no è tutto. ''Il dottor Bordon - si leggeva già due anni fa nel testo di Degasperi - sarebbe peraltro a conoscenza di tutto ciò a seguito di una puntuale informativa avuta anche dal presidente dell'Ordine dei Medici che avrebbe segnalato il noto problema del reparto''. E il presidente dell'Ordine dei Medici Ioppi ha confermato l'accaduto ribadendo che da tempo si chiedono risposte. 

 

In questi giorni il tema è stato riportato in consiglio sia da Lucia Coppola che da Sara Ferrari con due diverse interrogazioni. Nella seconda la consigliera del Pd spiega anche che ''la giovane, dopo aver rassegnato le dimissioni dall’ospedale di Trento, (“mi sono tolta un peso importante, forse così riesco a dormire e mangiare per la prima volta” diceva alla sorella) era rientrata a casa a Forlì (dove un medico certificherà una perdita di peso per stress da lavoro ndr) e poi nuovamente in Trentino da pochi giorni, quando di lei non si è più avuta notizia; la sua auto è stata ritrovata nei pressi del ponte di Mostizzolo sul torrente Noce in Val di Non e le ricerche finora non hanno dato esito. Il servizio televisivo (il riferimento è sempre a Chi l'ha Visto ndr) fa luce su di una vicenda tragica e allo stesso tempo getta ombre di dubbio sulle condizioni di lavoro del personale, presso il reparto di ginecologia dell’Ospedale Santa Chiara, nel quale risulterebbero frequenti dimissioni di professionisti''.

 

Insomma qualcosa che non quadra c'è e in merito alla ricostruzione fatta sul presunto mobbing ricevuto nel reparto di ginecologia del Santa Chiara il direttore dell'Apss ha aggiunto: ''La dottoressa era stata presa a ginecologia di Cles, poi il punto nascite era stato chiuso ed era stata messa in reparto a Trento per fare esperienza e da quello che abbiamo visto non ha mai fatto un turno da sola o sotto particolare stress. Poi era stata riportata a Cles, per cui mi possono parlare di problemi ma il momento in cui lei è sparita era stata riportata a Cles. Lei aveva avuto un colloquio con il primario di Cles che era molto dispiaciuto per queste sue dimissioni volontarie perché si era dimessa. Il primario ci ha detto che era rimasto molto dispiaciuto ma lei doveva tornare a lavorare a Cles dopodiché non abbiamo più avuto notizie''. ''C'è un'indagine in corso - ha concluso Ferro - e quindi dovremo rispettarla''.

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