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Senza fissa dimora, da palazzina in disuso a progetto di rigenerazione: Rovereto in soccorso alle persone in difficoltà

In questi giorni a Trento si è parlato di aprire un “Ostello sociale”. Anche Rovereto sta discutendo la possibilità di rigenerare la palazzina di proprietà del Comune di via delle Maioliche, per aiutare le persone senza fissa dimora. La proposta è partita dal gruppo di volontari che da anni segue gli homeless assieme alla Caritas e alla casa di accoglienza Il Portico. Si ragiona però in un’ottica di co-progettazione: è stato coinvolto il Comune, ma prenderanno parte all’iniziativa partita dal basso anche altre realtà del terzo settore e associazioni di volontariato

Di Marianna Malpaga - 24 July 2021 - 19:49

ROVERETO. Anche Rovereto, come Trento, vuole aiutare chi in questo momento si trova in difficoltà, con un focus particolare sul problema abitativo. Se nel capoluogo trentino nei giorni scorsi si è parlato di aprire un “Ostello sociale” – il luogo dove crearlo deve ancora essere individuato – a Rovereto ci sono tante idee che dovranno essere messe sul tavolo nelle prossime settimane.

 

Per il momento, però, si parla di valorizzare la palazzina di via delle Maioliche di proprietà del Comune, che contiene otto appartamenti che possono ospitare due persone ciascuno. “Si tratta di un tentativo di riportare in vita un immobile in disuso a beneficio delle persone più deboli – spiega un gruppo di volontari che da anni si occupa di persone senza fissa dimora insieme alla Caritas e alla casa di accoglienza Il Portico, gestita da Fondazione Comunità Solidale -. Vorremmo coinvolgere, oltre al Comune di Rovereto, anche altre realtà del terzo settore, enti e volontari. Ci piacerebbe valorizzare anche il volontariato d’impresa: le aziende, infatti, possono concedere ai propri dipendenti delle ore di lavoro per dedicarsi al volontariato”.

 

L’ottica, quindi, è quella della co-progettazione. Si parte da un’analisi dei bisogni, che vengono messi sul tavolo dagli enti del terzo settore e dalle istituzioni, e da lì si comincia a disegnare insieme un progetto. “Con questa iniziativa – aggiungono i volontari - vorremmo stimolare dei ragionamenti sulla possibilità di rigenerare gli immobili in disuso attraverso soluzioni condivise anche in altre località del Trentino”.

 

Nella maggior parte dei casi, la pandemia ha acuito le difficoltà delle persone senza fissa dimora. “Molte situazioni sono esplose – spiegano i volontari -. Chi era povero già prima adesso attraversa un momento ancora più difficile. Ci sono alcuni papà separati che si sono trovati fuori di casa, ma anche tante persone anziane sole e senza una casa. Purtroppo dalla nostra esperienza abbiamo visto che spesso le persone senza fissa dimora, una volta terminato un progetto abitativo, finiscono di nuovo in strada. Bisognerebbe trovare un modo per introdurre dei cambiamenti, perché queste persone possano uscire dalla condizione di homeless. Buona parte di questo compito spetta chiaramente ai servizi, ma anche il volontariato può fare la sua parte. Negli anni, con il nostro accompagnamento, abbiamo visto dei risultati. Ora è arrivato il momento di sperimentare qualcosa di diverso, e di farlo tutti assieme, prendendo in considerazione i bisogni di ogni singola persona e famiglia che aiuteremo”.

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