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| 17 giu 2021 | 12:54

Strage del Mottarone, ecco perché il video della funivia che precipita non andava pubblicato, la Procura: “Immagini mai viste nemmeno dai famigliari''

Ieri, 16 giugno, è stato mostrato sul Tg3, e poi a cascata da numerosi altri organi d'informazione, un video inedito dell'esatto momento in cui la fune che trasportava la cabina numero 3 della funivia Stresa-Mottarone domenica 23 maggio si è spezzata, portando alla morte di 14 persone. Come redazione, al Dolomiti abbiamo deciso di non pubblicare il video, ecco perché

di Redazione

TRENTO. Nell'incidente della funivia Stresa-Mottarone sono morte 14 persone, una sola, il piccolo Eitan di 5 anni, è sopravvissuto, perdendo però nella strage i genitori, il fratellino e i bisnonni. Le descrizioni della dinamica dell'incidente (dalla rottura della fune all'utilizzo sconsiderato dei 'forchettoni' per bloccare l'entrata in funzione dei freni d'emergenza) si sono succedute nel corso delle settimane su tutti gli organi di informazione (compreso il Dolomiti) ma ieri, 16 giugno, sul Tg3 è andato in onda un servizio (poi ripreso e pubblicato da numerosi altri giornali) che ha raccontato visivamente, e nei dettagli, quella dinamica, riportando le immagini di una telecamera di sorveglianza dell'impianto nell'esatto momento in cui la fune si è rotta e la cabina è precipitata.

 

“Si tratta di immagini di cui è vietata la pubblicazione trattandosi di atti relativi ad un procedimento in fase di indagini preliminari– ha fatto sapere in serata con una nota la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi – ma ancor più del dato normativo, mi preme sottolineare la assoluta inopportunità della pubblicazioni di tali riprese, che ritraggono gli ultimi drammatici istanti di vita dei passeggeri della funivia precipitata il 23 maggio scorso sul Mottarone, per il doveroso rispetto che tutti, parti processuali, inquirenti e organi d'informazione, siano tenuti a portare alle vittime, al dolore delle loro famiglie, al cordoglio di un'intera comunità”.

 

A differenza di molti altri giornali, e per ragioni simili a quelle riassunte dalla Procura, la redazione del Dolomiti ha deciso di non pubblicare quelle immagini. Una scelta consapevole, maturata dopo una discussione nella quale abbiamo concluso che mostrare il video non avrebbe aggiunto nulla, se non il forte impatto emotivo di vedere un dramma compiersi davanti ai propri occhi (anche se dietro uno schermo), al racconto della tragedia.

 

In numerosi articoli abbiamo riportato nel dettaglio l'accaduto, le prime ipotesi, le indagini della procura, cercando come sempre di dare ai nostri lettori un'informazione il più possibile accurata. A quasi un mese dall'accaduto i fatti ormai sono chiari e le indagini della Procura stanno proseguendo per individuare cause e responsabili del dramma. A nostro avviso, mostrare un video integrale dell'incidente a questo punto non può che aggiungere tragedia alla tragedia.

 

“Portare a conoscenza degli indagati e dei loro difensori gli atti del procedimento a loro carico nelle fasi processuali in cui ciò è previsto – conclude Bossi – non significa per ciò stesso autorizzare ad avallare l'indiscriminata divulgazione del loro contenuto agli organi d'informazione, soprattutto, come in questo caso, in cui si tratti di immagini dal fortissimo impatto emotivo, oltretutto mai portate a conoscenza neppure dei famigliari delle vittime la cui sofferenza, come è di intuitiva comprensione, non può e non deve essere ulteriormente acuita da iniziative come questa”.

 

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