Test invalsi 2021: il Trentino è l'unico territorio in Italia a reggere l'urto della pandemia. Bisesti: “Risultati frutto di un lavoro d'insieme”
L'assessore all'istruzione Mirko Bisesti: “Gli esiti delle scuole della Pat non solo sono tra i migliori d'Italia: il Trentino è l'unico territorio italiano che, nonostante il calo generalizzato dei risultati, riesce a mantenere gli esiti medi significativamente al sopra della media nazionale, sia rispetto al 2018 che al 2019”

TRENTO. Nell'anno della pandemia le scuole italiane hanno sofferto molto, e i risultati medi degli studenti hanno risentito pesantemente della chiusura degli istituti e della didattica a distanza. A confermarlo sono gli esiti della rilevazione delle prove Invalsi 2021, che allo stesso tempo mettono però in luce un'eccezione positiva a livello nazionale: la Provincia di Trento. In Trentino infatti, sottolinea l'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti: “Gli esiti delle scuole non solo sono tra i migliori d'Italia, ma gli istituti trentini sono riusciti a contenere maggiormente gli effetti negativi di lunghi periodi di sospensione della didattica in presenza. Più precisamente, il Trentino è l'unico territorio italiano che, nonostante il calo generalizzato dei risultati, riesce a mantenere gli esiti medi significativamente al di sopra della media nazionale, sia rispetto al 2018 sia rispetto al 2019”.

Nella prima analisi dei risultati ottenuti dagli studenti italiani dopo l'arrivo del Covid quindi, la Provincia di Trento si è distinta in Italia nelle rilevazioni degli apprendimenti in tutte le categorie (italiano, matematica e inglese) nella scuola primaria (classi seconde e quinte), nella scuola secondaria di primo grado (classi terze) e nell'ultimo anno della secondaria di secondo grado. Roberto Ricci, responsabile nazionale area prove Invalsi, è intervenuto questa mattina, 15 luglio, in merito ai risultati ottenuti in Trentino: “Ciò che ha veramente fatto la differenza in Provincia di Trento è la serietà e la cura con cui è stato trattato il sistema scolastico. Questo non vuol dire che in Trentino non ci siano problemi, ma il resto del Paese dovrebbe prendere esempio dalla Pat”.
“Il nostro è stato un gioco di squadra vincente – aggiunge Bisesti – in cui tutti abbiamo remato nella stessa direzione. Siamo partiti con la convinzione del grande valore della didattica in presenza e abbiamo lottato per mantenere le scuole aperte il più possibile, e oggi la Pat si distingue a livello nazionale”.
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Uno dei temi più importanti, sottolineati anche dal direttore di Iprase Luciano Covi è quello dell'equità scolastica. “I risultati della scuola primaria della Provincia di Trento si confermano in linea con la media nazionale, ma già per questi gradi scolastici si osserva una variabilità minore degli esiti rispetto a quello si riscontra su scala nazionale. Tale fenomeno potrebbe essere uno dei predittori principali degli ottimi risultati che si riscontrano nella scuola secondaria, di primo e di secondo grado. Quando, infatti, a fronte di buoni risultati medi si riesce a contenere la variabilità degli esiti degli allievi, l’equità del sistema scolastico ne risente positivamente, garantendo a un’ampia platea di studenti buone possibilità di successo formativo”.
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“Trento non è arretrata dal punto di vista del livello di apprendimento nell'anno della pandemia – continua Ricci – i risultati raggiunti nel 2020 testimoniano come la fatica (che in Trentino è stata grande) viene ripagata dai risultati. Vi deve rendere orgogliosi il fatto che questi risultati non sono stati registrati solo per un grado scolastico o solo per una disciplina, sono trasversali”. In particolare sono stati ripagati gli sforzi fatti per l'apprendimento delle lingue straniere, con il livello d'inglese degli studenti trentini fra i più alti (“se non i più alti” dice Ricci) in Italia.
Un altro ambito nel quale la Provincia di Trento si è distinta positivamente è quello relativo agli studenti fragili. “In questo caso parliamo di ragazzi – spiega ancora Ricci – che non riescono a raggiungere livelli minimi in nessuna delle materie affrontate nel loro percorso scolastico. Da un punto di vista statistico il numero di studenti fragili in Trentino è zero, il che non vuol dire che non ci siano studenti che hanno difficoltà, ma che nessuno di loro rientra in questa categoria”.
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“Io mi soffermo sul concetto di responsabilità – aggiunge la sovrintendente scolastica Viviana Sbardella – oggi proviamo tanta soddisfazione ma ora è il momento di mettersi in gioco per migliorare questo risultato, margini in Trentino ce ne sono e vorrei che questo fosse un momento da quale trarre energie positive per continuare un lavoro per le scuole e nelle scuole della nostra Provincia”. Grande soddisfazione anche per il responsabile del Dipartimento istruzione e cultura Roberto Ceccato, che ha però espresso preoccupazione in merito ai risultati ottenuti a livello nazionale. “Ci sentiamo parte del sistema scolastico nazionale – sottolinea Ceccato – anche se i nostri sono risultati di sistema, che siamo stati in grado di raggiungere anche grazie alla nostra autonomia. Abbiamo investito 45 milioni di euro per intervenire sul rafforzamento del personale docente”.
Investimenti che, dice Covi, hanno coinvolto tutti gli operatori della scuola durante la pandemia con Iprase che, da marzo ad agosto 2020, ha raddoppiato i propri utenti raggiungendo alla fine dell'anno scolastico quasi 10mila persone. “Importante anche la formazione estiva – aggiunge il direttore – le iniziative di formazione per i docenti hanno raccolto in 3 settimane circa 1.500 adesioni”. “Il nostro obiettivo – conclude il presidente di Iprase Renato Troncon – è portare più ricerca possibile all'interno delle scuole. Quello nelle lingue è stato un buon investimento, dobbiamo pensare che nei prossimi 5 o 10 anni bisognerà procedere in questa direzione, perché anche da qui passerà l'offerta occupazionale per i nostri studenti”.


















