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Covid e riaperture scuole, Scalfi: “Priorità trasporti, recuperare le competenze perse e obbligo vaccinale altrimenti rischiamo di perdere una generazione”

La dirigente del Cfp Veronesi di Rovereto dice la sua sulla riapertura delle scuole: “Dobbiamo organizzare al più presto la ripartenza, evitando di ritornare alla didattica a distanza, che ha causato danni pesanti sia a livello psicologico che di risultati nei nostri studenti”

Di Filippo Schwachtje - 18 luglio 2021 - 12:26

ROVERETO. I risultati dei test Invalsi per il 2021 vedono la sola Provincia di Trento, a livello nazionale, reggere l'urto della pandemia che, tra istituti chiusi ad intermittenza e didattica a distanza, ha influito pesantemente sui risultati degli studenti italiani (Qui Articolo), la dirigente del Cfp Veronesi di Rovereto Laura Scalfi: “Siamo già a metà luglio, dobbiamo organizzare al più presto la ripartenza pensando al sistema dei trasporti, a sostenere gli studenti per recuperare le competenze perse e a premere per l'obbligo vaccinale anche per gli operatori scolastici”.

 

Secondo la dirigente scolastica (alla guida anche del Liceo Steam international, sempre nella Città della quercia, e componente del Comitato nazionale di Azione, con delega alla scuola) gli ultimi test Invalsi sono stati, a livello nazionale: “Una Caporetto, abbiamo perso competenze in tutte le aree in maniera significativa ed importante. In particolare vediamo gli effetti in quei territori, come Campania e Puglia, dove le scuole sono state chiuse più a lungo in via precauzionale”.

 

In Trentino, dove i risultati sono stati nettamente migliori alla media italiana: “Si sentono ancora gli effetti di una buona politica scolastica – dice la dirigente del Veronesi – ma a livello nazionale se non si pone un freno immediatamente si rischia di arrivare ad un punto di non ritorno”. Nonostante i buoni riscontri degli Invalsi però, continua Scalfi, anche in Provincia di Trento bisogna muoversi al più presto per organizzare la riapertura degli istituti a settembre.

 

“La mia paura è che si ritorni in una situazione molto simile a quella dello scorso anno – dice Scalfi – di apertura 'ad intermittenza'. Per scongiurare quest'eventualità è innanzitutto fondamentale lavorare sul sistema dei trasporti: dopo quasi due anni di pandemia non possiamo dire che non siamo in grado di incrementare posti e mezzi disponibili. Non è accettabile che la scuola torni veramente a chiudere perché non si è in grado di far arrivare in sicurezza gli studenti negli istituti. Questa è una competenza delle amministrazioni locali, provinciali e regionali, non possiamo scaricare la responsabilità sul governo”.

 

Un'altra problematica evidenziata da Scalfi è quella relativa alle classi: dopo lo 'smembramento' dello scorso anno infatti (con le classi divise in gruppi più piccoli per sicurezza e distanziamento), ora l'indirizzo della Giunta provinciale sembrerebbe quello di 'riaccorpare' le sezioni. “Così però – dice la dirigente – torneremo a trovarci con classi troppo numerose. Con l'inizio del prossimo anno scolastico ci vorranno attenzioni speciali da destinare agli studenti, sia dal punto di vista psicologico che dell'apprendimento, per recuperare quanto perso negli ultimi mesi”.

 

Con la riapertura degli istituti, spiega poi la dirigente del Veronesi: “Bisognerà puntare su tracciamento e, se non si riuscirà a vaccinare i ragazzi, su test salivari costanti e periodici anche per gli studenti così da evitare il più possibile le quarantene 'a singhiozzo', per non interrompere una didattica che dovrebbe invece essere continuativa”. Ultimo punto, ma non per importanza, proprio quello relativo ai vaccini. “Io sono per l'obbligo vaccinale anche nelle scuole – conclude Scalfi – sia per insegnanti che per tutti gli operatori scolastici. Non si può sacrificare il diritto all'istruzione e alla salute per chi non crede nei vaccini. Chiudere le scuole vuol dire togliere a molti ragazzi la socialità e dopo mesi di chiusura ora iniziamo a vederne gli effetti. Anche in Trentino i casi di autolesionismo, di problemi alimentari e disagi psicologici sono aumentati drammaticamente, e quello che è emerso finora è solo la punta dell'iceberg. É una questione che va affrontata al più presto, altrimenti rischiamo di perdere una generazione”.

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