Covid, “Niente ingresso in classe per chi ha sintomi e punti vaccinali nelle scuole”, la proposta di Ferro e degli esperti della Società italiana di igiene
Niente scuola per chi ha sintomi, mascherine Ffp2, attivazione di punti vaccinali negli istituti e distanziamento, ecco la “ricetta” degli esperti per prevenire i contagi fra gli alunni. Ferro: “Contagi elevati in età scolastica. La didattica in presenza? Deve essere un obiettivo prioritario”

TRENTO. “È importante che le scuole possano proseguire in presenza. Come richiesto dalle Regioni, solo se si verificheranno contagi nelle scuole si attiverà la Dad”, così il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti interviene sul tema della riapertura delle scuole che in alcuni istituti trentini è avvenuta oggi, 7 gennaio, mentre gli altri riprenderanno le lezioni lunedì.
Nel frattempo, proprio in vista del rientro a scuola degli studenti, una squadra di esperti della Società italiana di igiene, presieduta dal direttore generale dell’Azienda sanitaria trentina Antonio Ferro, ha elaborato una serie di misure raccomandate per il contrasto dell’infezione da Sars-Cov-2.
In questa fase epidemiologica infatti, la diffusione e del virus investe soprattutto la popolazione in età scolastica, con numero di contagiati elevatissimo con prevedibile ulteriore incremento. Il rapido aumento del numero dei casi nella popolazione infantile mostra come la chiusura delle scuole non abbia influito in modo determinante sulla riduzione del numero dei casi che per lo più appare di origine intra-familiare. Questo dato conferma la necessità di assicurare la riapertura delle scuole senza ulteriori periodi di chiusura, mentre la continuità della didattica in presenza deve essere posta come obiettivo prioritario.
Le attuali indicazioni per la gestione dei contatti in ambito scolastico si riferivano però a un contesto epidemiologico di bassa circolazione virale e non prendevano in considerazione le caratteristiche di contagiosità, diffusibilità e virulenza della nuova variante Omicron. Attualmente, invece, di fronte all’aumento dell’incidenza per la decima settimana consecutiva, si osservano tre fenomeni: incidenza elevata nei non vaccinati e soprattutto nelle fasce di età più giovani, aumento delle reinfezioni.
Pertanto secondo gli esperti è necessaria una revisione del sistema di gestione dei contatti dei casi confermati di infezione da Sars-Cov-2 in ambito scolastico anche alla luce delle recenti nuove indicazioni che arrivano dal Ministero della Salute.
Il documento, firmato dal presidente della Società italiana di igiene Antonio Ferro, sottolinea come la vaccinazione sia efficace anche verso la variante Omicron, tuttavia, i vaccinati con almeno una dose nella fascia d’età compresa fra 5 e 11 anni risultano essere dell’11%, mentre nella fascia di età compresa tra i 12 e i 19 anni sono pari al 74% della popolazione.
La Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica sulla base della revisione della letteratura scientifica disponibile e delle raccomandazioni nazionali e internazionali, dell’analisi dell’evoluzione della diffusione della nuova variante Omicron e dell’andamento della campagna vaccinale anti-Covid, nonché dell’esperienza dei professionisti della Sanità pubblica impegnati sul territorio nelle attività di contenimento epidemico, propone, agli Organi decisori istituzionali e a tutti gli stakeholder, una serie di raccomandazioni che saranno soggette a verifica, aggiornamento e revisione in base al procedere della situazione epidemiologica.
Gli esperti ribadiscono che la vaccinazione anti-Covid-19 costituisce l’intervento chiave e prioritario per garantire una “scuola sicura”: è necessario promuovere in ogni occasione la vaccinazione degli studenti e di tutto il personale scolastico. Non solo perché le risorse del Servizio sanitario nazionale andrebbero impegnate prioritariamente per la tutela della salute della popolazione scolastica. In particolare per la vaccinazione dei soggetti di età compresa fra 5 e 11 anni, anche mediante: strategie mirate di informazione, counselling e catch-up nei confronti dei soggetti da vaccinare; attivazione di punti vaccinali o utilizzo di unità mobili presso le strutture scolastiche in aggiunta ai centri vaccinali e agli ambulatori dei pediatri di libera scelta; organizzazione di maratone vaccinali rivolte a tutta la popolazione eleggibile; richiami per la terza dose (“booster”) tempestivamente garantiti al momento della possibilità di somministrazione (dopo 120 giorni dalla chiusura del ciclo primario) per la fascia di età 12-18 anni; vaccinazione dei non vaccinati tra i soggetti con 12 anni.
Fra le altre misure di prevenzione si propone di intensificare le misure non farmacologiche di prevenzione e contrasto dell’infezione da Sars-Cov-2 in ambito scolastico con particolare riferimento all’accesso alla scuola non consentito in presenza sintomatologia compatibile con Covid-19 (raffreddore, mal di gola, malessere, dolori muscolari, ecc.) e/o temperatura corporea superiore a 37.5 gradi. Poi si citano: igiene delle mani ed etichetta respiratoria; distanziamento in situazioni statiche e dinamiche di almeno un metro; utilizzo della mascherina, in particolare Fffp2, in tutti gli ambienti e in ogni situazione statica e dinamica (diversa dalle lezioni di educazione fisica) da parte di tutto il personale scolastico e degli alunni delle classi delle scuole primarie e secondarie non esentato; ricambio d’aria frequente nei luoghi di permanenza (aule, mense, ecc.) con frequente apertura di porte e finestre; adozione di precauzioni nei momenti a rischio di aggregazione (es. trasporti, ricreazione, occasioni di convivialità) e limitazione degli assembramenti; sanificazione periodica degli ambienti chiusi.
Inoltre gli esperti chiedono di mantenere, e dove necessario potenziare, la rete diagnostica di prossimità, in modo da garantire a tutti i soggetti sintomatici, o a alto rischio, il tempestivo accesso ai test nei contesti comunitari, compresa la verifica della possibilità di esecuzione di test in autosomministrazione a scuola. Nelle comunità scolastiche va mantenuta attività di contact tracing semplificato in base alle soglie individuate a livello nazionale che determinano il livello e le modalità da attivare per la gestione dei contatti stretti. Infine si propone di valutare nel contesto italiano attuale (e futuro) il rapporto tra rischio e beneficio, la fattibilità tecnico-organizzativa e la sostenibilità di strategie di test-to-stay alternative alla quarantena.


















